Domani ho un esame, ma non me ne importa più di tanto. Ho letto "Colpa delle stelle" di John Green. E' strano leggere il libro di uno scrittore che ha appena 15 anni più di te e che riesce a farti piangere. La storia è patetica: Hazel (cancro alla tiroide con notevoli metastasi ai polmoni) conosce Augustus (scampato al cancro e con una gamba in meno; in teoria fuori pericolo).Spoiler. Augustus muore per colpa del cancro e Hazel gli sopravvive.
Comunque la questione interna al libro è: tu che sai che morirai prima degli altri (... non ne sei sicuro al 100% perché esistono sempre gli incidenti, gli infarti, gli emboli etc.) e hai appena sedici anni. Quanto sopporti la pietà degli altri? La pietà degli altri è vera, sincera, perché ti compatiscono (cum - patior, soffrire insieme)... o semplicemente loro non fanno altro che ricorrere egoisticamente alla pietà per sentirsi meglio e migliori?
Insomma, ho discusso sull'argomento con mia sorella, durante le nostre discussioni filosofiche a letto, stese dalle nostre lunghe giornate, prima di addormentarci. Secondo lei, una persona malata fa bene ad arrabbiarsi se si accorge di essere compatita. E' quasi umiliante. Mia sorella poi non spara le cose così, a caso, perché è stata bocciata a scuola, sopporta pazientemente questo mondo come se fosse di sua responsabilità e ne subisce lo stress anche fisicamente. Lei si sente veramente partecipe nei confronti di color che soffrono. E così un po' mi ha convinto, perché è inutile degradare moralmente una persona solo perché è degradata fisicamente, e l'unica forma di pietà che puoi mostrare è trattare la persona malata con tutta la dignità possibile. Amen.
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