giovedì 23 aprile 2015

#33: uBiK

Nel momento in cui ritengo che un autore possa piacermi, continuo a leggerlo. Quasi ossessivamente. Così sono andata in biblioteca e ho fatto incetta di ogni libro di Dick (sob!), tanto che la bibliotecaria, che sta cominciando a notare il mio istinto ossessivo seriale nei confronti di autori vari, stavolta non ha nemmeno sospirato. Mi ha soltanto detto che non tutti i libri di Dick erano in scaffale e che se volevo leggerne altri ce n'erano un paio in deposito.

Ubik. A Bologna c'è una libreria, in via Irnerio, che si chiama Ubik. E ora so perchè.
  A parte l'idea di base della semi-vita, intorno a cui ruota praticamente tutto il romanzo, quasi letteralmente, tanto che alla fine, dopo tutte le rivelazioni gettate a casaccio man mano che ci si avvicina al finale, la testa gira. Mind blowing. La mia reazione all'ultima parola dell'ultima pagina (anche perchè è da un paio di libri che mi viene il sospetto che la storia non sia finita lì, MA INVECE SI'! Comunque.) è stata sul genere:

Ad un certo punto ti rendi conto che la storia ti ha accompagnato, senza che te ne accorgessi, dal mondo reale al mondo mentale della semi-vita. E poi, forse non è il mondo della semi-vita. E perchè Ubik funziona, portato dal mondo esterno al mondo interno? E perchè in realtà è prodotto all'interno del mondo mentale della semi-vita? CON COSA? Mi ricorda un sacco quando il Dottore chiede a Clara Oswin Oswald, quando è ancora la ragazza dei soufflé nel manicomio dei Dalek, dove cavolo ha trovato le uova. Dove ha trovato il latte. Ma qui la storia è facile, perché Clara si rende conto di essere un Dalek. In Ubik niente è certo. Nessuno sa per certo in quale dimensione della realtà si trova o se è vivo. Specialmente dato il finale (uaaaaaaaargh! Runciter! Ma non dirò altro!), non viene detto niente. 
  La mia personale opinione di come veramente si sono svolti i fatti è che sono morti tutti. Tutti immaginano il loro after-life come pare a loro. Non sono collegati. Sperano di essere collegati, ma non è così. Nessuno esiste realmente. Siamo tutti frutto del pensiero altrui. Siamo i sogni di qualcun altro.

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