Seconda puntata per Percy Jackson. Mio fratello è fissato con questa storia; inoltre, fonti attendibili (= mia sorella minore) mi hanno assicurato che il grande divario fra l'età di Percy e i suoi pensieri e le sue azioni andrà lentamente riducendosi man mano che si proseguirà con la serie.
Stavolta Peter Johnson si trova alle prese con un salvataggio: il suo amico Grover, in cerca del dio Pan, è finito sull'isola in cui si trova il Vello d'Oro, capace evidentemente di emanare lo stesso odore magico della divinità degli animali. Polifemo, abitante dell'isola e accecato parecchio tempo prima da un tale di nome Odisseo, si è un po' confuso e vuole sposare il giovane satiro.
Come nel libro precedente, Riordan fa qualche confusione fra miti di tradizione asiatica e miti invece che sono passati alla storia come "greci" puri. Il concetto di sirena, ad esempio, è quello tradizionale e non quello romantico. Il Mare dei Mostri mi ha un po' ricordato lo scrigno di Davy Jones di Pirati dei Caraibi, ma immagini che se qualcosa è topos, allora è topos.
C'è stato un miglioramento. Pensieri più adatti a un dodicenne (più o meno), anche se le capacità fisiche sono vagamente inverosimili. Il finale spiazza un po'. Trovo invece molto interessante che la maggior parte dei contatti di Percy con le divinità avvenga in sogno, concetto molto orientalizzante. Nell'antichità nel Vicino Oriente l'importanza del sogno, cioè quella realtà inesistente, in quanto mentre dormiamo abbiamo il potere di spostarci ovunque e di compiere persino azioni non prettamente umane, come volare o respirare sotto acqua, era vista come un momento della vita umana di contatto con la divinità. Per questo in Grecia giunsero dall'Asia Minore (cioè la Turchia) riti che avevano a che fare con l'estasi o con le visioni del futuro. Comunque Percy viene contattato da Crono in sogno e questa divinità primordiale si diverte a rivelare i suoi piani, o comunque a dimostrare che c'è altro sotto. Vedremo come continuerà nel prossimo!










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