mercoledì 15 aprile 2015

#29: Una piccola Libreria a Parigi

 Una piccola libreria a Parigi  di Nina George porta in sè un bagaglio di concetti e immagini non sempre concordanti fra loro. Per farla breve, il libro parla di un libraio di Parigi la cui libreria si trova su una chiatta nella Senna. Ha due gatti e una vita assolutamente calma e vagamente depressa, sempre rimembrando i bei tempi di vent'anni prima in cui lui e la sua amante amoreggiavano filosoficamente. Costui, dal nome parlante di Jean Perdu (N.d.E.Jean è un nome francese per eccellenza e Perdu significa "perduto"), è bravo a vendere i suoi libri. Insomma, uno di quelli che quando entri ti tengono d'occhio, ti fanno una valutazione psicologica personale e ti dicono che no, il libro che stai comprando non è il libro giusto, ma che loro invece sanno quale libro è il più adatto alla tua anima in quel momento. Una cosa del genere farebbe girare i cojones a una habituée delle librerie come la sottoscritta, ma Monsieur Perdu ci azzecca sempre. E parte per un viaggio in barca, con il figlio-non figlio che non ha mai avuto (anche se per quasi tutto il libro, facendo un paio di rapidi calcoli, ho sempre sperato che l'esordiente scrittore Max Jordan, imbarcatosi con Monsieur Perdu, fosse frutto ignoto dei suoi lombi e di quelli dell'intrepida e dalla vita sessualmente molto attiva Manon, amante di Perdu).

  Questo libro parla della rinascita fisica e spirituale di un cinquantenne. Ora, io credo nei libri. Ho letto anche delle cagate di entità considerevole, ma un libro viene scritto sempre per un motivo, che sia il viaggio mentale di un autore in cerca di soldi o l'epica saga di un daimyo giapponese o la storia di come Viviana abbia infinocchiato per l'ennesima volta Merlino. C'è una ragione, più o meno concreta o morale. Questo libro aveva delle basi solide: i riferimenti letterari erano splendidi, adatti ad ogni contesto; la Francia era il palcoscenico perfetto; le basi per un intreccio complicato ma gradevole erano tutte lì. E poi, tutto si è sgonfiato come un dolce quando si apre il forno durante la cottura. Povera Ninetta (la scrittrice del libro). Secondo il mio modesto parere, ha perso di vista cosa voleva scrivere. Succede, quando si scrivono delle storie complesse: quella che fino a pochi istanti prima era la meravigliosa idea di un romanzo di solitudine prima che d'amore, diventa una triste ma ancora funzionante idea di un romanzo di amore prima che di solitudine.
  Piccola parentesi storica: Max Jordan, giovane scrittore, è un '92. Ed è adulto. Brividini personali...

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