venerdì 12 settembre 2014

# 6: Memorie di una Geisha

Non.
Sono.
Morta.

Ancora.

Ho appena finito di leggere "Memorie di una Geisha" di Arthur Golden.



Ovviamente sono in un periodo un po' così, in cerca di calma, tranquillità e controllo (soprattutto controllo!) su una lunga serie di circostanze della mia vita. Il libro è stato una rivelazione. La vita inventata di una geisha di Kyoto ha esercitato su di me la stessa ispirazione di un riflesso sull'acqua e del respiro su uno specchio. Sto parlando di

ISPIRAZIONE
 Nulla di particolare, effettivamente, ma un po' di mania su come si prepara una cerimonia del té o su come effettivamente si svolge una danza dei ventagli non cinematografica mi ha colto nei momenti più impensati. Ora ho superato abbastanza la crisi dopo aver scaricato illegalmente da internet immagini di:

  • Aironi
  • Acconciature
  • Kimono
e altre amenità simili. l'idea però di una vita completamente dedicata al controllo elegante di ogni minimo gesto mi ha portato a pensare a una delle icone femminili del Ventesimo secolo in fatto (ovviamente secondo il modesto e rilevante parere della sottoscritta). Audrey Hepburn. E questo mi ha condotta a cercare le caratteristiche che avessero portato una simile attrice a grande eleganza. Ho trovato questo sito, completamente in inglese, che dà alcune dritte su come comportarsi per essere una vera signora. Oltre a ricordarmi My Fair Lady, ho osato cercare di capire che cosa potessi trarre da una simile caterva di frasi alla Jane Austen. Risposta: questo è diventato uno dei siti che più assiduamente frequenterò nei prossimi giorni.

Tornando al libro che ho letto, è inutile dire che Memorie di una Geisha è da leggere. Resta comunque straordinario la facilità con cui si capisce che è un libro scritto da un uomo pur essendo narrato in prima persona dalla protagonista. Finale scontato, molto americano, lieto al punto giusto ma senza scordarsi che stiamo parlando del Giappone dove la felicità non è ammessa se non al di fuori di quella cultura...Sono conscia che dopo tutto si parla di una storia d'amore, mescolata alla storicità dell'epoca e quindi se non sono i miei gusti perchè l'ho letto? In realtà è un po' come quando ho letto la trilogia di Divergent (post # 7?), in cui andavo avanti nella lettura solo spinta dalla forza della disperazione, in attesa che succedesse quella cosa, ciò che gli esperti chiamano spannung, cioè, in soldoni, l'evento clou intorno a cui gira l'intera trama, che dà l'abbrivio per la conclusione. Ho letto le Memorie tutto d'un fiato, ho apprezzato però più il romanzo storico all'interno della storia d'amore. Alla fine, c'era una certa prevedibilità di fondo, cioè che le cose (scintillio!) dopo un brutto periodo non potevano fare altro che migliorare drasticamente fino al perfetto finale, almeno secondo le aspettative infantili della protagonista. Resta il fascino della cultura giapponese, nel periodo in cui era appena entrata in contatto, o mancavano pochi anni perché lo facesse, con la cultura occidentale in maniera cruenta. Tutto qua. Mi sa che se mi annoio di nuovo non leggero più romanzi giapponesi scritti da americani, ma mi do alla cucina. Magari viene fuori qualcosa di nuovo.

0 commenti:

Posta un commento

 
;