E giunsi infine al termine di un lungo e periglioso viaggio costellato di tradimenti e lealtà, fraintendimenti ed equivoci, patti e alleanze. Insomma, sono arrivata a questo quinto libro e accidenti!, certe cose erano scontate, ma altre proprio no. Innanzitutto, scrivere che i migliori fra i personaggi debbano morire, è veramente un colpo basso. Percy diventa il nuovo Achille, con tanto di senso di invincibilità (in un certo senso, da dopo l'immersione nello Stige, il racconto si fa più impersonale, meno umano. Percy ha perso una buona fetta della sua moltezza.) . Tanto per cambiare, la città di New York, cuore del mondo e sede dell'Olimpo, è in pericolo. Tutti-ma proprio tutti- vi si stanno dirigendo stile grafite verso un magnete. Ho intuito il tradimento di lei (insomma, non voglio rovinare la sorpresa in maniera così evidente. Non sto affatto parlando di Silena.) molto prima di scoprirlo nelle pagine, così come Rachel. Lo sapevamo tutti. E l'ovvia redenzione di Luke è stata la ciliegina sulla torta di un finale veramente debole. Per carità, io non appartengo alla fascia di età che la copertina mi propone, ma anch'io so leggere e un buon libro è un buon libro se lo leggi a 5 anni come a 99 (come i puzzle della Ravensburger!). Ora devo solo aspettare che mio fratello mi proponga altre novità sul destino di PJ & Company, quindi non vorrei suonare troppo sarcastica, ma non ne vedo l'ora.
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