Come non mi stancherò mai di ripetere, a me Neil Gaiman piace. E se non mi piace ciò che scrive, mi piace lo stile. Se non mi piace lo stile, mi piace ciò che scrive. E se nè stile nè storia hanno attirato i miei favori, quel libro non è stato scritto da Neil Gaiman. I ragazzi di Anansi mescola parecchi generi. Da una parte, l'attualizzazione del mito africano delle divinità africane: Ragno, la Donna Uccello, Tigre e tutti gli altri. E poi, dopo la mitologia, c'è la storia d'amore e di crescita personale. C'è persino un po' di storia poliziesca e di fantasmi. Insomma, sembra quasi di vedere un accattivante cartellone fuori da una minuscola tenda da circo in cui promettono spettacoli incredibili e talmente dissonanti fra loro da stare praticamente bene insieme e si è sicuri che sarà il miglior spettacolo mai visto di sempre. In realtà, quello che alla fine c'è in un libro- quello che rimane, quello che ci ricordiamo - è ciò che è piaciuto. E a me è piaciuto un sacco che fosse una storia di storie sulle storie, un continuo mescolarsi di magia vera e impossibile (tipo Ragno che fa credere a tutti, compresa alla fidanzata del fratello, di essere Ciccio Charlie), talmente impossibile da essere l'unica spiegazione probabile. E anche se sai che certe cose non esistono, ti viene un po' da guardarti intorno e chiederti se non stia succedendo veramente qualcosa sotto i tuoi occhi che tu stai registrando come normale o che non stai registrando affatto, tipo elefanti in tutù o dei africani seduttori. Resta il fatto che viene anche della compassione all'inizio nei confronti di Ciccio Charlie (be' a me è venuta una gran tristezza blu per almeno tre quinti di libro!) e poi dopo non lo sopporti più perchè e cresciuto. E Ragno invece le ha prese. E Anansi torna. Hallelujah. PS lo stesso Anansi di American Gods!!!
E poi mi piace molto di più la copertina inglese che quella italiana, ma vabbè. Il convento passa questo.
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