venerdì 25 novembre 2016 0 commenti

#70: l'arte Ingannevole del Gufo

Viola ha 14 anni. Ha una malattia, che è la Xeroderma Pigmentosum (XP), che le impedisce di uscire e quindi vivere una normale vita dai normali ritmi circadiani (giorno=veglia, notte=nanna). Per colpa di una sua uscita notturna, assiste all'imboscamento di un cadavere e soldi annessi. Ovviamente, tutto il resto è spoiler.
Allora.

Pro:
- ha l'aspetto di un romanzo per Giovani Adulti (neanche 200 pagine) e una protagonista teenager, ma nonostante ciò io e altre persone che hanno letto il libro ammettono che forse si riferisce a un pubblico più ampio

- è scritto in una bella traduzione in prima persona al presente (c'è a chi piacciono determinate tecniche narrative, sospendiamo ogni giudizio!)

- parla di musica (la protagonista, omen nomen, suona una viola)

Contro: 

- sono 180 pagine in cui nel primo centinaio circa non succede assolutamente niente e non si capisce proprio come faccia la scrittrice a concludere in modo soddisfacente

- infatti, la conclusione sembra affrettata e quasi tirata via (colpa della traduzione? Non ci giurerei al 100%...)

- La. Traduzione. Del. Titolo. Non ha senso tradurre - letteralmente - Visione notturna (il quale titolo sarebbe più che legittimo dato che la protagonista usa un visore e quindi avrebbe senso) con un roboante L'arte ingannevole del gufo, anche considerando che il succitato gufo compare sì e no una mezza dozzina di volte.




giovedì 24 novembre 2016 0 commenti

#69: Bianca come Il latte, Rossa come Il sangue

Certi libri, come Il mio inverno a Zerolandia o Diario di una schiappa si rivolgono a un certo tipo di pubblico, o, almeno, questa è l'intenzione. Nel momento in cui un libro parla di adolescenti, per forza deve essere letto da adolescenti. In questo modo risulta un po' come un manuale di "cosa fare prima dei 20 anni". Nella mia umile e modesta opinione, non a tutti i gruppi sociali piace sentir parlare di se stessi. Mi spiego. Attualmente sto leggendo per l'università un libro di Laura Ricci  sulla cosiddetta paraletteratura e i suoi sottogeneri. Tralasciando alcuni concetti sui quali, come lettrice, non sono d'accordo, Ricci dice che alle classi sociali umili (mi sembra parli di contadini, ma non ne sono così sicura) non piace sentir parlare di azioni umili che compirebbe quotidianamente, inerenti alla povertà o a qualcosa del genere, suppongo. Forse, piace di più ai "ricchi" leggere e piangere sulle miserie del genere umano. Comunque. D'Avenia. Mi sono chiesta: agli adolescenti piace sentir parlare di adolescenza, moti adolescenziali e quant'altro? A me, sarebbe piaciuto leggere i succitati romanzi, ora che li ho letti in qualità di tweenager? Probabilmente, no. Non che siano libri brutti, per carità. Bianca come il latte, rossa come il sangue è addirittura una bella storia strappalacrime, narrata in prima persona a una giovane anima innocente e fresca. Cioè, tradotto, è il libro scritto da un uomo che rimembra la propria gioventù, fingendo di scrivere con la voce di un giovane d'oggi (mentre se avesse dato voce al proprio giovane e adolescente Sè, il signor D'Avenia, classe 1977, fonte Wikipedia, avrebbe dovuto usare linguaggio e atteggiamento di un giovane di ieri...). Io ammiro quello che D'Avenia ha fatto: ha sfruttato la sua esperienza di insegnante per comporre libri (al plurale) dal contenuto toccante e poetico. Chapeau. Comunque, a me il libro non è sembrato tutta questa grande mimesi della realtà come invece si vuole presentare. Curiosità spicciole:
Alessandro D'Avenia ha un sito
Ha una vera vocazione da insegnante
Poteva fare il modello


sabato 19 novembre 2016 0 commenti

#68: Diario di Un sopravvissuto Agli zombie


Questo libro è il primo di una serie appartenente a un genere che non avrei mai immaginato di esplorare: la letteratura z. Ok, The Walking Dead è parte delle nostre vite ormai, abbiamo quasi tutti visto Warm Bodies (altrimenti, è assolutamente da guardare), così come tutti conosciamo la Regola del Doppio Colpo (Benvenuti a Zombieland!). E Z Nation. Comunque. Io ero completamente fuori dal giro. Non sapevo veramente nulla sugli zombie a parte alcune (scarse) versioni cinematografiche di serie D. All'inizio, leggere il libro di J.L.Bourne mi ha ricordato - veramente tanto - Io Sono Leggenda di Matheson. La forma giorno-per-giorno, il vicino, il cane...Correggetemi se sbaglio, ma era un déjà lu. Poi, la cosa si è fatta avvincente. Le tecniche da survivalist del protagonista. I problemi reali che ti fanno domandare: "Ma io sarei pronta in caso di virus zombie/ post-apocalisse?". Poi, ho scoperto come è nato questo libro: si tratta di "appunti di guerra" che lo scrittore, Bourne, ha scritto sul suo blog, mettendo in campo la sua straordinaria esperienza di militare in servizio. Li ha raccolti e poi ha cominciato a pubblicare la serie. Giusto per fargli un po' di pubblicità, l'uomo in questione ha un account twitter (@jlbourne) e un sito (jlbourne.com).
Prossimamente, aggiornamenti sugli altri libri della serie.

mercoledì 16 novembre 2016 0 commenti

#67: E l'Eco Rispose

Non. Sono. Morta. E in più ho letto veramente un sacco nell'ultimo anno trascorso da quando non mi sono scordata del mio piccolo diario letterario. Se non mi segnassi su Goodreads tutti quegli accidenti di libri che leggo, starei fresca. In più, sono anche abbastanza certa che a nessuno interessi sapere qualche mio commento o giudizio sui saggi di storia bizantina che mi sono letta per scrivere un saggio sui fabbricanti di sapone del X secolo a Costantinopoli. O qualcosa su Eforo di Cuma, che ha gentilmente infestato i miei incubi a lungo. Comunque. Troppa università e poca voglia.

Ho letto E l'Eco rispose di Khaled Hosseini. Questo è quel tipo di storia umanamente angosciosa da non leggere quando ci si sente emotivamente fragili. Io certamente non ero pronta. Dal punto di vista della trama di per sè,il risultato finale è straordinario: la storia comincia come una grande corda fatta di tanti piccoli fili. Uno pensa che questi fili non si separeranno mai, che la corda rimarrà sempre integra e che niente potrà spezzarla. Invece, l'impensabile. Due anime gemelle si separano, forse per sempre. In realtà, il livello di critica culturale verso la possibilità che qualcosa del genere succeda - è quasi normale e accettato da tutti che Pari venga venduta, e Abdullah non può farci niente - viene affogato nell'immane tristezza della storia. Non c'è soltanto la Grande Tragedia che fa da filo conduttore a tutto il libro, ma le piccole storie meschine di tutti quanti. Un personaggio cattivo diventa tale perchè non gli hanno voluto bene, per esempio. E allora non puoi fare a meno di provare pena, per tutti, perchè sembra quasi che il destino crei tutte le difficoltà, in modo tale che succeda qualcosa anche di irreversibile e terribile, come la morte di un personaggio o come un equivoco durato decenni. E poi, sempre Monsieur Destino decide che è tempo di riannodare le storie, dopo averle distrutte. Quando l'ho letto, praticamente un anno fa, l'ho trovato praticamente consolante. Le angosce degli altri sono un'ottima distrazione.



 
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