Alice è tutto quello che vorrei essere io al cinquant'anni: una brillante professoressa di linguistica, affermata sul lavoro, con una famiglia che mi ama. Il problema è che però io non vorrei mai essere Alice, perchè come la sua famosa omonima Alice cade nella tana del Bianconiglio e fa sempre più fatica a tornare indietro. In pratica il libro è una descrizione del progressivo peggioramento del morbo di Alzheimer nella testa di Alice. Prima qualche parola, poi lentamente le cose perdono il loro nome e poi il significato e poi tocca alle persone...E' l'incubo della mia vita.
Vuoi che io abbia letto Still Alice mentre le vicende della vita portavano mio padre a non essere più se stesso mentalmente e fisicamente, all'improvviso. Vuoi che ci sia stato un periodo in cui ci avevano chiesto - in qualità di figli - di fare un esame genetico per controllare che non avessimo ereditato il male del padre. Insomma, ho amato questo libro perchè l'ho letto in un momento della mia vita in cui ha parlato letteralmente al mio cuore.
So che certe persone hanno pianto, una volta finito il libro, in seguito all'annientamento totale dell'identità di una persona, e non posso dare loro torto. I fatti vengono esposti, come in un quadro delicato. Sul genere che però la prima cosa che ho chiesto a mia mamma (perchè è una malattia geneticamente trasmissibile) è se ci fosse mai stato un qualche caso di Alzheimer in famiglia.
Il libro è impegnativo e quando l'ho regalato alla mia mamma, sperando che le vicissitudini narrate le suonassero familiari e catartiche, sono stata praticamente insultata da lei perchè forse era stato anche troppo familiare. Dicono che però il film sia splendido e Julianne Moore meravigliosa.
Visto che mi voglio male, mi cimenterò anche con le altre storie di Lisa Genova.
Avvertenze: piangere con discrezione e preparare i kleenex.
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