venerdì 31 luglio 2015

#58: La fabbrica delle Meraviglie

Sharon Cameron non è una scrittrice come tutti gli altri. Su Goodreads risponde tranquillamente a chi la contatta educatamente. E' vivace e brillante, come si può ben notare. Ebbene, fra un capitolo di storia moderna e un altro, nel momento in cui mi sono trovata alle prese con il suo romanzo, sono subito rimasta colpita dal fatto che il suo romanzo mi sia veramente piaciuto. Non succede spesso che racconti alla Jane Austen colpiscano la mia fantasia, ma ciò è accaduto. La magia della lettura non ha avuto un vero e proprio inizio, dato che quando ho cominciato, complice il risvolto di copertina, avevo già ben in mente il tipo di storia che avrei letto, con tutti i miei pregiudizi di genere. E invece il personaggio troppo femminile di Katharine Tulman, diciassettenne inviata dalla terribile zia a controllare la salute mentale di un ricco e bizzarro zio, è stato presto soppiantato dagli altri personaggi e dalla storia di per se stessa. Non dico di aver capito fin dalle prime righe chi era il signor Lane Moreau (VOGLIAMO PARLARE DEL FINALE??? Ma qualche angioletto buono della rete mi ha spoilerato l'esistenza di un secondo volume legato a questo romanzo...*grandioso sospiro di sollievo*), o del fatto che il signor Ben Alridge mi puzzava di poco di buono fin dall'inizio. Lo zio era evidentemente autistico, e d'accordo, mentre la stessa Katharine ne passa di cotte e di crude per colpa di un'intossicazione da oppiacei e per i suoi pregiudizi londinesi alla Jane Eyre. Sono in lutto per Davy e per Bertram. Questo libro però era abbastanza realistico e abbastanza steampunk alla Jane Austen da essermi piaciuto veramente tanto.


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