venerdì 31 luglio 2015

#59:La Galleria dei Mariti Scomparsi

 Juliet Montague (quanto è parlante questo nome?!?!) non può muoversi. Nella sua vita è immobilizzata a causa di una spiacevole condizione. ha due figli, ma nessun marito. Cioè, il marito c'era, poi è scomparso e l'ha abbandonata. Il romanzo di Natasha Solomons (cfr post #19, praticamente secoli fa!) si snoda in un ambiente ebraico molto conservatore. Juliet è una specie di outsider, non mangiando kasher tutti i giorni che deve o non compiendo tutti i rituali della brava ebrea. Però è brava a capire l'arte. E mette su una galleria di artisti - di talento e non, amici e non, di ogni genere e religione - solo con il suo fiuto per le cose belle. Non è una cosa molto da ebrea e i suoi glielo fanno notare. Però il suo essere così com'è, con i piedi in due staffe - il mondo della sua famiglia e della tradizione e il mondo brillante ed effervescente dagli Anni Sessanta in poi - la confondono. Lei è un' agunah, ma quando si trova l'amante lo fa persino a discapito dei figli. Quando scopre che il marito che l'ha abbandonata in realtà è fuggito in America dalla sua famiglia precedente, che lui credeva sterminata, lei va avanti.
  Questo libro mi ha lasciata leggermente perplessa. E' scritto bene, per carità, e ci sono parecchie sensazioni "artistiche" che evocano mondi non destinati a noi comuni mortali. Però nessun personaggio ha catturato il mio cuore e il finale, aperto e chiuso e inconcludente ma misteriosamente conclusivo, non mi ha emozionata.

0 commenti:

Posta un commento

 
;