giovedì 15 ottobre 2015 0 commenti

#66: Il club Delle lettrici

Mi sono resa conto da poco che Il club delle Lettrici di Jennifer Scott è molto recente. Talmente recente che la buona vecchia Wiki (ormai ci chiamiamo così) non ha nessuna voce al proposito. Meglio così, non farò influenzare i miei ricordi del libro da un riassuntino internautico. Con (poco) ordine: ci sono tre modi di approcciarsi ai libri nella propria vita.

  • i libri distruggono la tua vita. La protagonista, Jean, fa parte di un club di lettura che la sta aiutando (ma neanche così tanto) a uscire dal suo lutto. Le è morto il marito ed è una signora di una certa età con dei sentimenti. Lei era ed è molto attaccata al marito, che rivive attraverso oggetti o esperienze non più condivise. Ad esempio, lei e lui leggevano insieme e ora non possono più. I libri sono la fonte di un dolore profondo e di un piacere sottile, come diceva quello.
  • i libri ti sono indifferenti. La figlia di Jean è alcolista, il genero non sa cosa fare e sbologna la propria figlia a Jean. Loro non sono dei lettori. 
  • il più delle volte, infine, i libri ti salvano la vita a prescindere dalla tua posizione nei loro confronti. Jean, sua nipote, sua figlia, sono tutte salvate da un club letterario fatto di persone che comunque, come tutti, hanno le proprie difficoltà (e nel caso del libro, anche di un certo spessore).
Conclusione: leggete. Fondate club del libro, condividete quello che pensate sui libri che leggete, fate spargere l'amore per la lettura nel mondo, a prescindere dal fatto che leggiate su un e-book o su cartaceo. Tutto va bene, purchè sia lettura. Leggete qualsiasi cosa, fino ai libri per bambini, quelli di stoffa, fino ai saggi sulla rifrazione delle particelle (che hanno delle immagini bellissime)! 
 
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#65: I Ragazzi di Anansi

Come non mi stancherò mai di ripetere, a me Neil Gaiman piace. E se non mi piace ciò che scrive, mi piace lo stile. Se non mi piace lo stile, mi piace ciò che scrive. E se nè stile nè storia hanno attirato i miei favori, quel libro non è stato scritto da Neil Gaiman. I ragazzi di Anansi mescola parecchi generi. Da una parte, l'attualizzazione del mito africano delle divinità africane: Ragno, la Donna Uccello, Tigre e tutti gli altri. E poi, dopo la mitologia, c'è la storia d'amore e di crescita personale. C'è persino un po' di storia poliziesca e di fantasmi. Insomma, sembra quasi di vedere un accattivante cartellone fuori da una minuscola tenda da circo in cui promettono spettacoli incredibili e talmente dissonanti fra loro da stare praticamente bene insieme e si è sicuri che sarà il miglior spettacolo mai visto di sempre. In realtà, quello che alla fine c'è in un libro- quello che rimane, quello che ci ricordiamo - è ciò che è piaciuto. E a me è piaciuto un sacco che fosse una storia di storie sulle storie, un continuo mescolarsi di magia vera e impossibile (tipo Ragno che fa credere a tutti, compresa alla fidanzata del fratello, di essere Ciccio Charlie), talmente impossibile da essere l'unica spiegazione probabile. E anche se sai che certe cose non esistono, ti viene un po' da guardarti intorno e chiederti se non stia succedendo veramente qualcosa sotto i tuoi occhi che tu stai registrando come normale o che non stai registrando affatto, tipo elefanti in tutù o dei africani seduttori. Resta il fatto che viene anche della compassione all'inizio nei confronti di Ciccio Charlie (be' a me è venuta una gran tristezza blu per almeno tre quinti di libro!) e poi dopo non lo sopporti più perchè e cresciuto. E Ragno invece le ha prese. E Anansi torna. Hallelujah. PS lo stesso Anansi di American Gods!!!
E poi mi piace molto di più la copertina inglese che quella italiana, ma vabbè. Il convento passa questo.
          

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#64: Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo. Lo scontro finale

E giunsi infine al termine di un lungo e periglioso viaggio costellato di tradimenti e lealtà, fraintendimenti ed equivoci, patti e alleanze. Insomma, sono arrivata a questo quinto libro e accidenti!, certe cose erano scontate, ma altre proprio no. Innanzitutto, scrivere che i migliori fra i personaggi debbano morire, è veramente un colpo basso. Percy diventa il nuovo Achille, con tanto di senso di invincibilità (in un certo senso, da dopo l'immersione nello Stige, il racconto si fa più impersonale, meno umano. Percy ha perso una buona fetta della sua moltezza.) . Tanto per cambiare, la città di New York, cuore del mondo e sede dell'Olimpo, è in pericolo. Tutti-ma proprio tutti- vi si stanno dirigendo stile grafite verso un magnete. Ho intuito il tradimento di lei (insomma, non voglio rovinare la sorpresa in maniera così evidente. Non sto affatto parlando di Silena.) molto prima di scoprirlo nelle pagine, così come Rachel. Lo sapevamo tutti. E l'ovvia redenzione di Luke è stata la ciliegina sulla torta di un finale veramente debole. Per carità, io non appartengo alla fascia di età che la copertina mi propone, ma anch'io so leggere e un buon libro è un buon libro se lo leggi a 5 anni come a 99 (come i puzzle della Ravensburger!). Ora devo solo aspettare che mio fratello mi proponga altre novità sul destino di PJ & Company, quindi non vorrei suonare troppo sarcastica, ma non ne vedo l'ora.


mercoledì 14 ottobre 2015 0 commenti

#63: Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo. La Battaglia del Labirinto.

Sono finalmente arrivata al quarto libro della serie di Percy Jackson. Ho intenzione di fare la tirata almeno fino al quinto, dove le cose si assestano un po' VERSO L'INEVITABILE TRAGEDIA! Comunque. Lo sappiamo tutti che SPOILER Luke fa una fine di merda. C'era da aspettarselo. Allora, con ordine: qualcuno mi sa spiegare perchè cavolo Percy si fa trovare con Rachel, che se lo sbaciucchia un po', all'inizio del libro? Effettivamente il loro grande legame viene raccontato un po' più avanti nel libro, ma mi lascia ugualmente perplessa. E poi la figaggine del Labirinto, con tutti i paralleli che Percy sogna con il passato, e il fatto che sia vivo e che alla fine anche Pan - l'introvabile e impensabile Pan- faccia la sua brava comparsa, per poi morire. Confesso che desideravo ardentemente che non facesse il passaggio di consegne che ha fatto, ma che Grover diventasse il nuovo Pan. Lo desideravo veramente tanto. Però immagino che sia lo stesso problema di chiamare il grandissimo Dedalo con un nome molto romano. A prescindere dai viaggi che si è fatto, ma non potevate chiamarlo David o Michael o anche un nome che comunque avesse a che fare con l'abilità e l'ingegno del più grande architetto mai non-esistito (come gli alieni delle piramidi...)? E poi muore.
E' stato uno dei libri della serie di PJ che per adesso mi è piaciuto di più. Alla prossima puntata.

 
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