venerdì 31 luglio 2015 0 commenti

#59:La Galleria dei Mariti Scomparsi

 Juliet Montague (quanto è parlante questo nome?!?!) non può muoversi. Nella sua vita è immobilizzata a causa di una spiacevole condizione. ha due figli, ma nessun marito. Cioè, il marito c'era, poi è scomparso e l'ha abbandonata. Il romanzo di Natasha Solomons (cfr post #19, praticamente secoli fa!) si snoda in un ambiente ebraico molto conservatore. Juliet è una specie di outsider, non mangiando kasher tutti i giorni che deve o non compiendo tutti i rituali della brava ebrea. Però è brava a capire l'arte. E mette su una galleria di artisti - di talento e non, amici e non, di ogni genere e religione - solo con il suo fiuto per le cose belle. Non è una cosa molto da ebrea e i suoi glielo fanno notare. Però il suo essere così com'è, con i piedi in due staffe - il mondo della sua famiglia e della tradizione e il mondo brillante ed effervescente dagli Anni Sessanta in poi - la confondono. Lei è un' agunah, ma quando si trova l'amante lo fa persino a discapito dei figli. Quando scopre che il marito che l'ha abbandonata in realtà è fuggito in America dalla sua famiglia precedente, che lui credeva sterminata, lei va avanti.
  Questo libro mi ha lasciata leggermente perplessa. E' scritto bene, per carità, e ci sono parecchie sensazioni "artistiche" che evocano mondi non destinati a noi comuni mortali. Però nessun personaggio ha catturato il mio cuore e il finale, aperto e chiuso e inconcludente ma misteriosamente conclusivo, non mi ha emozionata.

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#58: La fabbrica delle Meraviglie

Sharon Cameron non è una scrittrice come tutti gli altri. Su Goodreads risponde tranquillamente a chi la contatta educatamente. E' vivace e brillante, come si può ben notare. Ebbene, fra un capitolo di storia moderna e un altro, nel momento in cui mi sono trovata alle prese con il suo romanzo, sono subito rimasta colpita dal fatto che il suo romanzo mi sia veramente piaciuto. Non succede spesso che racconti alla Jane Austen colpiscano la mia fantasia, ma ciò è accaduto. La magia della lettura non ha avuto un vero e proprio inizio, dato che quando ho cominciato, complice il risvolto di copertina, avevo già ben in mente il tipo di storia che avrei letto, con tutti i miei pregiudizi di genere. E invece il personaggio troppo femminile di Katharine Tulman, diciassettenne inviata dalla terribile zia a controllare la salute mentale di un ricco e bizzarro zio, è stato presto soppiantato dagli altri personaggi e dalla storia di per se stessa. Non dico di aver capito fin dalle prime righe chi era il signor Lane Moreau (VOGLIAMO PARLARE DEL FINALE??? Ma qualche angioletto buono della rete mi ha spoilerato l'esistenza di un secondo volume legato a questo romanzo...*grandioso sospiro di sollievo*), o del fatto che il signor Ben Alridge mi puzzava di poco di buono fin dall'inizio. Lo zio era evidentemente autistico, e d'accordo, mentre la stessa Katharine ne passa di cotte e di crude per colpa di un'intossicazione da oppiacei e per i suoi pregiudizi londinesi alla Jane Eyre. Sono in lutto per Davy e per Bertram. Questo libro però era abbastanza realistico e abbastanza steampunk alla Jane Austen da essermi piaciuto veramente tanto.


lunedì 20 luglio 2015 0 commenti

#57: La biblioteca Dei mille Libri

Il 14 agosto 1947, a mezzanotte, nacquero i due stati indipendenti di India e Pakistan. Insomma, i musulmani migrarono verso il Pakistan e gli indù restarono in India, in linea di massima. Fu un vero e proprio gioco al massacro e i giorni precedenti alla creazione dello stato del Pakistan furono stracarichi di tensione. Il libro di Irfan Master tratta di questo periodo, raccontato in prima persona da un bambino musulmano. In realtà i libri del titolo non c'entrano granchè. il titolo originale, traducibilissimo, era A beautiful Lie. Rivelatorio e straordinario. Bilal, pur di proteggere il padre in punto di morte da tutti i disordini e i pericoli che stanno stravolgendo l'India, non gli racconta niente, aiutato dai suoi amici nel difficile compito di tenere segreta la grande bugia.
  Io non vorrei sembrare pignola ma Irfan Master...

...e il suo libro...
catturano profondamente l'attenzione, più che altro per gli espedienti dei bambini e per la loro visione del mondo. Alla fine, anche se non vogliono, la loro amicizia si spezzerà per forza. E' inevitabile. E' il fato.
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#56: L'amica Geniale

Elena Ferrante è famosa. Ma tanto. E non solo in Italia, ma anche all'estero. E non si sa nemmeno chi è. Io, ad esempio, sono venuta a sapere della sua esistenza per colpa del promoter della Mondadori. Mi ha incuriosito il fatto che dietro allo pseudonimo di una donna potesse esserci un uomo, quando di solito succede il contrario. Comunque, L'amica geniale.


E' il primo volume di una saga di quattro romanzi. Tutto comincia con una telefonata nel cuore della notte: Lila è scomparsa, il figlio preoccupato chiama la migliore amica della madre di quando erano bambine, anche se lei vive a Torino, e le chiede se lei è lì. Ovviamente no, e così comincia tutta la lunga storia del periodo di infanzia e di adolescenza di Lila, Lenù e le altre persone legate nella loro vita in una delle periferie di Napoli.
Non è il genere di libri che mi piace leggere, perchè si rimane con l'amaro in bocca alla fine e perchè le trilogie, le quadrilogie e tutte quelle serie di libri che non terminano più un po' mi nauseano, come le soap opera.

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#55: La fantastica storia dell'ottantunenne investito dal camioncino del latte

Sono ancora viva! E straordinariamente sono impelagata con una gran quantità di libri che vorrei leggere ma che non ho il tempo di leggere. Circa un mese fa (infatti dovrei controllare su OPAC SEBINA, ups!) ho preso in prestito L'amica geniale e Giulio Cesare  in una delle mie biblioteche. Il primo libro è filato bene, insomma, un libro ovviamente da recensire nel prossimo post, quindi non mi sbottono troppo. Poi siamo finiti io, mia sorella e mio fratello in un'altra biblioteca mentre aspettavamo una visita dalla dottoressa. E qui è successa la catastrofe. Perchè ora ho due libri in prestito a Medicina. Due in Sala Borsa. E cinque al mio paese. E la cosa impressionante è che:
1) mi sono appena accorta che devo leggere e restituire Giulio Cesare entro il 24.
2) sto leggendo anche parte dei libri di mia sorella.
Infatti, La fantastica storia dell'ottantunenne di J.B.Morrison, era nel SUO mucchio di libri. Vabbè, si vive una volta sola.

  La storia di per sè è triste. Frank ha appena superato la fatidica soglia degli ottantuno anni; vive da solo; la figlia vive in America con la sua famiglia. E lui sta cominciando a perdere colpi. Non è stata soltanto la morte della moglie anni prima (era lei che pensava a tutto, mentre lui faceva il dandy capellone). Così tutta la storia verte sul periodo in cui Frank riceve le visite domiciliari di un'infermiera di un'agenzia, perchè si è rotto un piede dopo essere stato investito dal camioncino del latte. Kelly Natale - ma MUOIO dalla voglia di sapere qual è la traduzione inglese!- diventa la sua assistente, e Frank crolla, perchè finalmente qualcuno si prende cura di lui e lui ha qualcosa da fare, tipo farsi bello o pulire casa o far finta di mangiare sano o andare al mare con lei. Però non ha molti soldi, perchè ha le mani bucate. Non compra nulla di utile. Buona grazia che prende qualcosa da mangiare. Non può quindi permettersi di allungare il periodo di assistenza di Kelly. Questo, aggiunto alla demenza senile, è bene o male la struttura ossea dell'intera vicenda.

Piccole considerazioni:
  • quando ho visto il titolo ho pensato subito al famoso centenario che saltò dalla finestra e scomparve. Sono rimasta completamente delusa.
  • effettivamente la storia di un vecchio che non sa cosa fare della sua vita da vecchio e si gira i pollici e si annoia non è il massimo da leggere, specialmente quando una persona del genere la si ha in casa. Papà non ha i capelli lunghi però. Comunque.
  • collegato in parte alla considerazione precedente, a me seccano da matti quei vecchi ridicoli che, invece di ringraziare Dio ogni benedetto giorno per non avere la calvizie, si lasciano crescere i capelli come femminucce e vanno al bar a bestemmiare e a fare i fichi. Sì, come se potessero.


 
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