Un Perfetto Gentiluomo di Natasha Solomons era partito col piede sbagliato: una coppia di poveri immigrati tedeschi ebrei arriva in Inghilterra con la figlia piccola: lui è disposto a fare carte false per integrarsi, lei è troppo legata alla famiglia- probabilmente morta- che ha lasciato in Germania, mentre la bambina cercherà assolutamente di rinnegare la propria ebraicità da grande.
Quello che mi è piaciuto veramente di questo libro, a parte le incantevoli e incantate descrizioni della campagna del Dorset, è stato il completo cambiamento dei personaggi: lui ha raggiunto il suo scopo principale di diventare un vero Inglese, ma lo fa nel momento in cui smette di sforzarsi; lei smette di pensare ai morti e alla sua famiglia in una spirale maniaco-depressiva quando lei stessa, tramite un processo di quasi morte-rinascita accetterà il proprio lutto e lo risolverà nel rapporto con la figlia, che smetterà di rinnegare i genitori o di sentirsi imbarazzata per essi e comincerà a riavvicinarsi tramite la cucina.
Effettivamente, le parti scritte meglio sono quelle che riguardano le descrizioni del paesaggio. Impossibile non innamorarsi della campagna inglese, dopo aver letto questo libro. E di non apprezzare meglio il proprio ambiente, magari guardandosi più spesso in giro e chiedendosi come mai abbiamo smesso di vedere il GRANDE MAIALE LANOSO DEL DORSET! *Est scappa dopo aver lanciato un'occhiata truce ai presenti, gettando le braccia al cielo e gridando: "Akalaaaaaaaaaah!" come la pazza che realmente è*










0 commenti:
Posta un commento