martedì 24 marzo 2015

#19: Un Perfetto Gentiluomo

Sono prevenuta nei confronti dei libri che esordiscono promettendo una lacrimevole storia post-bellica. Danno sempre la sensazione che ci sarà una tale tirata sugli orrori della guerra che lo scopo ricreativo del libro sarà come attirato e inghiottito dalla voragine della disperazione creata da tutto ciò di brutto e disperato che la guerra, specialmente l'ultima guerra mondiale ufficiale, ha portato con sè. Comunque.
Un Perfetto Gentiluomo di Natasha Solomons era partito col piede sbagliato: una coppia di poveri immigrati tedeschi ebrei arriva in Inghilterra con la figlia piccola: lui è disposto a fare carte false per integrarsi, lei è troppo legata alla famiglia- probabilmente morta- che ha lasciato in Germania, mentre la bambina cercherà assolutamente di rinnegare la propria ebraicità da grande.


Quello che mi è piaciuto veramente di questo libro, a parte le incantevoli e incantate descrizioni della campagna del Dorset, è stato il completo cambiamento dei personaggi: lui ha raggiunto il suo scopo principale di diventare un vero Inglese, ma lo fa nel momento in cui smette di sforzarsi; lei smette di pensare ai morti e alla sua famiglia in una spirale maniaco-depressiva quando lei stessa, tramite un processo di quasi morte-rinascita accetterà il proprio lutto e lo risolverà nel rapporto con la figlia, che smetterà di rinnegare i genitori o di sentirsi imbarazzata per essi e comincerà a riavvicinarsi tramite la cucina.
Effettivamente, le parti scritte meglio sono quelle che riguardano le descrizioni del paesaggio. Impossibile non innamorarsi della campagna inglese, dopo aver letto questo libro. E di non apprezzare meglio il proprio ambiente, magari guardandosi più spesso in giro e chiedendosi come mai abbiamo smesso di vedere il GRANDE MAIALE LANOSO DEL DORSET! *Est scappa dopo aver lanciato un'occhiata truce ai presenti, gettando le braccia al cielo e gridando: "Akalaaaaaaaaaah!" come la pazza che realmente è*

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