È la seconda volta che leggo Vita di Pi. La prima lettura si è svolta l'anno in cui è uscito il film al cinema, d'estate. Ne sono rimasta colpita, anche perché poi i miei propositi in merito al libro sono stati: rileggerlo! E ora, a distanza di pochi anni, ho riprovato a tornare aulla scialuppa con Pi, ad avere la sua stessa incertezza a proposito della sua sopravvivenza, a gioire per ogni risultato per cui Piscine Patel gioiva. E rimango ancora sconvolta quando Pi, ormail al sicuro in ospedale, dà la doppia storia del suo viaggio ai due poveri funzionari giapponesi venuti a indagare sul naufragio della nave su cui inizialmente Pi, la sua famiglia e gli animali dello zoo si erano imbarcati. La prima storia è quella che Pi ci ha fornito per più di ottanta capitoli, quella che spinge il lettore a partecipare al totale annichilimento e alla rinascita del protagonista. È un romanzo catartico, cone tutti i romanzi dovrebbero essere. Mi spiaceil giudizio di certi critici, per cui il romanzo di Yann Martel è SOLO una gigantesca allegoria, che Pi è la tigre, il cuoco la iena, la mamma l'orango è così via. Come dice Pi, l'importante è che la storia sia bella. E la prima storia è bellissima.
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