I viaggi nel tempo sono la mia passione. Per questo sono vagamente fissata con serie televisive come Doctor Who o comunque con libri che trattano del tempo o di viaggi nel tempo. La moglie dell'uomo che viaggiava nel Tempo di Audrey Niffenegger è un bel libro di fantascienza romantica. E' abbastanza ovvio che alle parti che descrivevano la vita coniugale dei due protagonisti ho decisamente preferito gli intrecci mentali che portavano ogni pezzo dell'incastro al suo posto nel corso degli anni. All'inizio temevo che questo libro non fosse altro che un'imitazione di qualcosa che conoscevo già, cioè il rapporto esistente fra River Song e il Dottore (sempre riferendomi a Doctor Who, come farò per le prossime righe!): lui e lei si conoscono, ma nell'ordine sbagliato. Lei ha una vita abbastanza lineare - intendo nel libro - mentre lui può viaggiare nel Tempo - nel libro e nella serie. Poi, dopo aver notato un certo numero di congruenze, ho cercato la data di pubblicazione del libro, per sapere se era stato prima scritto il libro e poi la sceneggiatura o viceversa: insomma, chi aveva ispirato chi. E, rullo di tamburi, il libro è stato scritto nel 2003. La nuova versione di Doctor Who forse era ancora nella testa di Russell T. Davies, ma nulla più. Nulla di pubblico, quindi. Chapeau davanti alla splendida storia costruita da Niffenegger. Da leggere. Tante. Tante. Ma veramente tante. Volte.
È la seconda volta che leggo Vita di Pi. La prima lettura si è svolta l'anno in cui è uscito il film al cinema, d'estate. Ne sono rimasta colpita, anche perché poi i miei propositi in merito al libro sono stati: rileggerlo! E ora, a distanza di pochi anni, ho riprovato a tornare aulla scialuppa con Pi, ad avere la sua stessa incertezza a proposito della sua sopravvivenza, a gioire per ogni risultato per cui Piscine Patel gioiva. E rimango ancora sconvolta quando Pi, ormail al sicuro in ospedale, dà la doppia storia del suo viaggio ai due poveri funzionari giapponesi venuti a indagare sul naufragio della nave su cui inizialmente Pi, la sua famiglia e gli animali dello zoo si erano imbarcati. La prima storia è quella che Pi ci ha fornito per più di ottanta capitoli, quella che spinge il lettore a partecipare al totale annichilimento e alla rinascita del protagonista. È un romanzo catartico, cone tutti i romanzi dovrebbero essere. Mi spiaceil giudizio di certi critici, per cui il romanzo di Yann Martel è SOLO una gigantesca allegoria, che Pi è la tigre, il cuoco la iena, la mamma l'orango è così via. Come dice Pi, l'importante è che la storia sia bella. E la prima storia è bellissima.
Non ho letto questo libro di mia spontanea volontà. Non mi è piaciuto granché. L'ho letto in fretta soltanto su richiesta del mio fratellino, che ha tredici anni e mezzo, perchè...be', diciamo che ho perso una scommessa. Ho letto il libro fra ieri pomeriggio e stamattina, quindi fa per me una specie di mezzo record, perchè sono qualcosa come trecentosessanta pagine di interesse medio-basso per una classicista purista come la sottoscritta.
E ora, le note dolenti:
Innanzitutto, gli elementi positivi:
- la copertina (apprezzo la grafica da elaboratore elettronico);
- la fantasia (la trasposizione dei miti nel mondo moderno ha avuto una simpatica rielaborazione. Per esempio, l'Hotel Lotus per simulare i Mangiatori di Loto di omerica memoria. Chapeau.)
- la distorsione malata dei miti (ovvero: come gli americani reinterpretano ogni. Minima. Cosa. In chiave americana. Incredibile, lo trovo talmente ridicolo che quasi mi è simpatico.)
E ora, le note dolenti:
- Percy Jackson si comporta come un ragazzino più grande di quello che realmente è. Sono molto dispiaciuta per questo fatto, perchè sarebbe bastato aumentare l'età anagrafica di uno o due anni. Per adesso, l'effetto è come quando si va a teatro e un'attrice è vestita da uomo perché interpreta un personaggio maschile. Insomma: puoi comportarti in ogni modo immaginabile, ma sarai sempre quello che sei (e i numeri fortunati sono 12, 23, 27 e 35!)
- Certe elaborazioni del mito sono fatte bene, per carità, ma altre decisamente no. Dioniso. Il Campo Mezzosangue. L'Olimpo. Preferisco un'americanizzazione scritta da un inglese (i riferimenti a Neil Gaiman e ad American Gods sono del tutto casuali!) in cui il pot pourri è talmente costruito stonato e caotico che per forza ci si può infilare di tutto.
- Non sono una fanatica delle serie: l'unica trilogia decente è Il Signore degli Anelli, i cui libri in realtà non sono altro che macrocapitoli, e i libri de Le Cronache di Narnia sono talmente carini anche letti singolarmente che risultano quasi accettabili. Per adesso, mi indispone il fatto che i libri di Percy Jackson lascino aperta la questione senza risolversi. E' quasi peggio di Sherlock Holmes. O di Harry Potter. Nelle serie i personaggi si perdono. Mutano, cambiano, evolvono; ci si affeziona a qualcuno e poi lo si odia, lo si abbandona perchè qualcun altro è più simpatico. Non sto parlando dei protagonisti, che saranno amati qualunque cosa succeda, ma dei personaggi secondari, talmente piatti da essere odiati (Clarisse) o talmente complicati da essere affascinanti (Luke).
- Odio questo genere di letteratura per ragazzi. Forse in inglese è un gran pezzo di bravura letteraria, ma in italiano la traduzione lascia un po' a desiderare. Io so che se non si fosse appassionato alla serie, mio fratello probabilmente non leggerebbe niente di niente e quindi meglio Percy Jackson del NULLA cosmico. Però, io so che lui continua a compiere errori di ortografia e grammatica perchè si è fermato a leggere solo Percy Jackson. Non pretendo che legga Indro Montanelli o Buttafuoco. Però...
Sono prevenuta nei confronti dei libri che esordiscono promettendo una lacrimevole storia post-bellica. Danno sempre la sensazione che ci sarà una tale tirata sugli orrori della guerra che lo scopo ricreativo del libro sarà come attirato e inghiottito dalla voragine della disperazione creata da tutto ciò di brutto e disperato che la guerra, specialmente l'ultima guerra mondiale ufficiale, ha portato con sè. Comunque.
Un Perfetto Gentiluomo di Natasha Solomons era partito col piede sbagliato: una coppia di poveri immigrati tedeschi ebrei arriva in Inghilterra con la figlia piccola: lui è disposto a fare carte false per integrarsi, lei è troppo legata alla famiglia- probabilmente morta- che ha lasciato in Germania, mentre la bambina cercherà assolutamente di rinnegare la propria ebraicità da grande.
Un Perfetto Gentiluomo di Natasha Solomons era partito col piede sbagliato: una coppia di poveri immigrati tedeschi ebrei arriva in Inghilterra con la figlia piccola: lui è disposto a fare carte false per integrarsi, lei è troppo legata alla famiglia- probabilmente morta- che ha lasciato in Germania, mentre la bambina cercherà assolutamente di rinnegare la propria ebraicità da grande.
Quello che mi è piaciuto veramente di questo libro, a parte le incantevoli e incantate descrizioni della campagna del Dorset, è stato il completo cambiamento dei personaggi: lui ha raggiunto il suo scopo principale di diventare un vero Inglese, ma lo fa nel momento in cui smette di sforzarsi; lei smette di pensare ai morti e alla sua famiglia in una spirale maniaco-depressiva quando lei stessa, tramite un processo di quasi morte-rinascita accetterà il proprio lutto e lo risolverà nel rapporto con la figlia, che smetterà di rinnegare i genitori o di sentirsi imbarazzata per essi e comincerà a riavvicinarsi tramite la cucina.
Effettivamente, le parti scritte meglio sono quelle che riguardano le descrizioni del paesaggio. Impossibile non innamorarsi della campagna inglese, dopo aver letto questo libro. E di non apprezzare meglio il proprio ambiente, magari guardandosi più spesso in giro e chiedendosi come mai abbiamo smesso di vedere il GRANDE MAIALE LANOSO DEL DORSET! *Est scappa dopo aver lanciato un'occhiata truce ai presenti, gettando le braccia al cielo e gridando: "Akalaaaaaaaaaah!" come la pazza che realmente è*
Io ho un problema con due tipi di libri, anzi con tre:
- I libri scritti da autori che mi piacciono (Ray Bradbury, Neil Gaiman e John Green, per ora sono i miei tre preferiti)
- I libri che parlano di libri o di biblioteche o di paraletteratura.
- I libri che parlano del tempo.
Questi ultimi li leggo sempre un po' a rischio, un po' per colpa del mio puritanesimo un po' perchè essendo una whovian mi sono ben informata su ogni varia interpolazione e variante del concetto "Tempo". Questa grandiosa introduzione serve semplicemente per dire che questo libro è stato scelto senza esitazione:
Dor acquisisce la capacità di diventare il tempo stesso dopo aver speso buona parte della sua vita a calcolarlo. E' una punizione, un'espiazione per la sua colpa fatale - un hamartia- come direbbe la nostra buona Hazel Grace Lancaster. E da uomo preistorico si ritrova nella grotta che in realtà non è un posto ad ascoltare le conseguenze della sua invenzione-scoperta? intuizione?- del tempo, finchè il vero Padre Tempo (ma su questa interpretazione sono un po' incerta) non decide di mandarlo a salvare alcune anime sulla terra, una ragazza che vuole suicidarsi per amore e un vecchio che vuole criogenarsi per non morire.
La storia non è male. Manca un po' di struttura narrativa e lascia al lettore il compito di tappare buchi con la propria fantasia lì dove il libro si ferma o risolve la questione con risposte insoddisfacenti. Non è un libro pessimo, ma è un pot pourri un po' troppo vario per poter in un qualche modo accontentare la voglia di leggere un libro di un genere specificato. Per carità, io sono per la libertà dei generi letterari (tragedy, comedy, history, pastoral, pastoral-comical, historical-pastoral... Hamlet, II, 2, 1477), ma mettere troppa carne al fuoco lascia insoddisfatti. La storia però è originale, l'ho dovuto leggere tutto d'un fiato per non scervellarmi troppo! Spero di rileggerlo presto.
Pochi libri mi commuovono. Colpa delle stelle l'ha fatto, ma ero nei miei giorni della luna e quindi i miei ormoni avevano creato nella mia mente lo stato indipendente di Lacrimolandia. In pratica, non conta come precedente. Inoltre, pochi libri influenzano preponderantemente il mio modo di agire nei confronti del mondo esterno. Memorie di una geisha ha soltanto portato davanti ai miei occhi un modello culturalmente irraggiungibile, almeno per me.
L'eleganza del riccio di Muriel Barbery mi ha commossa e ispirata.
L'eleganza del riccio di Muriel Barbery mi ha commossa e ispirata.
Le due protagoniste, Paloma Josse, dodici anni-quasi tredici, e Renée Michel, vedova e portinaia, sono entrambe creature fuori dal comune per la loro intelligenza. Quando parlo di intelligenza, intendo ciò che dice il famosissimo abate benedettino Lupo di Ferrières (su cui ho scritto la tesi di laurea, ecco perchè lo conosco!) sul modo di ricevere la propria saggezza: uno può ricercare e trovare la saggezza nei libri, per ispirazione divina o per predisposizione naturale. E chi parla è vissuto nel IX secolo (ai tempi di Carlo Magno, per intendersi). Paloma è intelligente per predisposizione naturale. Renée è intelligente perchè ha ricevuto un'illuminazione e perchè ha assecondato questo movimento del suo spirito, alimentando la fiamma tramite le letture. Inutile dire che Mme Michel è il mio personaggio preferito, non tanto per la questione giglio-nel-fango o tengo-nascosta-la-mia-intelligenza-perchè-ho avuto-traumi-infantili. Renée persevera nella sua crescita personale, non calpesta gli altri, non vive solo per se stessa -come invece, ahimè, Paloma dall'alto dei suoi quasi tredici anni fa- ma cerca inconsapevolmente un termine di paragone continuo perchè la sua intelligenza è a tutto tondo, fine e delicata. Doveva sposare Monsieur Ozu. Doveva continuare a conversare con Paloma e con Manuela. Ma non lo fa (SCINTILLIO!: perchè lei muore e io ci rimango molto male quando succede, perchè succede nel bel mezzo di un atto gratuito di bontà).
Questo libro mi ha ispirata:
- a comportarmi in modo più fine, conscia di ogni atto che compio a questo mondo;
- a parlare con attenzione per esprimere al meglio il mio pensiero;
- a incrementare le mie letture di autori russi (LO SO!), in particolare Tolstoij nonchè Lev;
- a leggere per cercare la bellezza nei libri;
- a guardarmi sempre intorno con occhi nuovi per cercare la bellezza anche dove sembra non essercene granché;
- a rileggere questo libro con una cadenza mensile per non dimenticare mai quanto sia stato importante per me leggerlo adesso e in particolare per come abbia fatto quadrare il cerchio in una situazione un po' particolare;
- infine, ad amare le camelie.
Io adoro questo libro. Io adoro Ray Bradbury. Il Popolo dell'Autunno è uno dei miei libri preferiti, l'avrò letto e riletto una decina di volte e conto di leggerlo ancora fino alla fine della mia vita.
- Partiamo dal titolo: Il Popolo dell'Autunno.In realtà il titolo in inglese, cioè Something Wicked This Way Comes, proviene dall'atto I scena IV (4, per le povere persone che non sanno leggere i numeri romani :-P) del Macbeth di Shakespeare. Il distico fa: By the pricking of my thumbs/Something Wicked this way comes. Il che include anche la citazione del prurito ai pollici, ben presente all'interno del libro (se non sbaglio quando Charles Halloway è in biblioteca e tiene quella lezione magistrale sulla malvagità e sul bene a Will e a Jim), così come il titolo del libro è citato, a qualche riga di distanza.
- Il popolo dell'autunno. Parliamone. A parte il Mangiatore di Lava, lo Scheletro, il Nano, come si fa a non rimanere piacevolmente incantati dall'UOMO ILLUSTRATO, o dalla STREGA DELLA POLVERE o dall'UOMO ELETTRICO? Le immagini sono talmente evocative e così piene di immaginazione, che basterebbero da sole a fornire materiale per mille storie a sè stanti!
- Le attrazioni del Luna Park! La giostra degli anni, o le statue di cera o gli specchi, fatti di inverno in cui ci si può affogare, vedendo se stessi invecchiati di uno tre dieci cento anni!
Quindi, bisogna leggere questo libro assolutamente almeno una volta nella vita, se non due, tre o mille altre. Il potere evocativo delle parole di Bradbury ha raggiunto il suo apice in questo libro e nulla al mondo mi farà mai pensare il contrario.
PS. Non toccatemi Bradbury. Potrei infervorarmi e uccidervi involontariamente.
PPS. E non toccatemi neppure Il Popolo dell'Autunno. E' un capolavoro. per questo potrei uccidervi con piena cognizione di colpa, invece.
A parte il fatto che io adoro il titolo in inglese piuttosto che quello italiano (sono quei piccoli numeri invisibili che fanno la differenza, ah!), Tredici è quello che io definisco, almeno per me stessa, un libro veramente triggering, cioè un innesca-micce per tutti coloro che i casini ce li hanno e se li tengono stretti finché non ce la fanno più.
La storia è triste: Hannah Baker viene bollata dal primo mese di scuola come quella che fa "cose", anche se non è vero. Lei ci soffre e sopporta, almeno finché non riesce più a sopportare tutte le cattiverie, vere e gratuite, che subisce in continuazione. Ne passa veramente di ogni. Comunque, prima di suicidarsi, registra delle audiocassette su cui spiega i motivi principali che l'hanno spinta al Grande Atto e comincia a farle girare presso ogni persona citata su queste cassette dopo essere morta. Cioè, non lei, ma incarica qualcuno. Quando le cassette capitano al suo grande amore-non grande amore, comincia la storia del libro. Un racconto di Jay Asher giusto per far capire quanto sia pesante il bullismo nelle scuole, specialmente verso le ragazze (quest'ultima è una Piccola Aggiunta di Est...). Nessuno è innocente. Tutti hanno fatto qualcosa per spingere Hannah alla disperazione, compresa Hannah stessa.
La storia è triste: Hannah Baker viene bollata dal primo mese di scuola come quella che fa "cose", anche se non è vero. Lei ci soffre e sopporta, almeno finché non riesce più a sopportare tutte le cattiverie, vere e gratuite, che subisce in continuazione. Ne passa veramente di ogni. Comunque, prima di suicidarsi, registra delle audiocassette su cui spiega i motivi principali che l'hanno spinta al Grande Atto e comincia a farle girare presso ogni persona citata su queste cassette dopo essere morta. Cioè, non lei, ma incarica qualcuno. Quando le cassette capitano al suo grande amore-non grande amore, comincia la storia del libro. Un racconto di Jay Asher giusto per far capire quanto sia pesante il bullismo nelle scuole, specialmente verso le ragazze (quest'ultima è una Piccola Aggiunta di Est...). Nessuno è innocente. Tutti hanno fatto qualcosa per spingere Hannah alla disperazione, compresa Hannah stessa.
Ho scoperto che faranno (o hanno già fatto? Non ne sono molto informata) il film sul libro con Selena Gomez nel ruolo di Hannah. Semplicemente, come per altri film un po' triggering, da una parte non vedo l'ora, dall'altra so che mi sentirò un po' una merda a guardarlo e certamente sarà una gara dura spiegare perchè ho riletto questo libro per la quarta-quinta volta, senza il minimo bisogno. E perchè io abbia subito il suo fascinoso effetto. Oh, io odio la depressione gratuita.
Il caso Jane Eyre è uno dei libri che ho letto ultimamente che mi è piaciuto di più. Integra il viaggio nel tempo con l'entrata nei libri di persone vere e l'uscita di personaggi e rocambolesche avventure tra cui un paio di inseguimenti in auto e l'uso di dirigibili invece di aeroplani e settori di polizia interamente dedicati alla letteratura e alla controversa questione di chi abbia realmente scritto le opere di Shakespeare...
Le note dolenti: innanzitutto la fine del cattivo. Davvero? SCINTILLIO! Semplice argento? Per favore! I veri cacciatori di soprannaturale (e sì, mi sto riferendo a Supernatural! E non me ne vergogno!) hanno una specie di prove standard per identificare esseri anormali stile Hades Acheron: acqua santa, taglio con lama d'argento, detersivo. E zanne. Ma di solito basta l'argento. Insomma 99 volte su 100 l'argento fa reazione allergica ai mostri. Comunque. E il fatto che muoia veramente un sacco di gente fin dall' inizio. Uno non fa in tempo ad affezionarsi a un personaggio che BAM! muore. E Bowden doveva sposarsi Thursday, dimostrando che nella vita normale robe alla Jane Eyre non funzionano. Il più delle volte. E poi, il nome Thursday Next. Avanti, chiami tua figlia Mercoledì Prossimo. Vabbè. E adoro la citazione di Mycroft Holmes. E zia Polly di Tom Sawyer. E i dodo clonati. Odio Landen. Ho già detto che Bowden mi piace? E' un bel libro e l'unica cosa che mi è veramente scocciata è che quando ne ho parlato a tavola con la mia famiglia, mia mamma si è subito offerta di leggerlo. Giusto per tornare il giorno dopo dicendomi che potevo anche riportarlo in biblioteca perchè per lei era troppo mentale e troppo difficile.
Le note dolenti: innanzitutto la fine del cattivo. Davvero? SCINTILLIO! Semplice argento? Per favore! I veri cacciatori di soprannaturale (e sì, mi sto riferendo a Supernatural! E non me ne vergogno!) hanno una specie di prove standard per identificare esseri anormali stile Hades Acheron: acqua santa, taglio con lama d'argento, detersivo. E zanne. Ma di solito basta l'argento. Insomma 99 volte su 100 l'argento fa reazione allergica ai mostri. Comunque. E il fatto che muoia veramente un sacco di gente fin dall' inizio. Uno non fa in tempo ad affezionarsi a un personaggio che BAM! muore. E Bowden doveva sposarsi Thursday, dimostrando che nella vita normale robe alla Jane Eyre non funzionano. Il più delle volte. E poi, il nome Thursday Next. Avanti, chiami tua figlia Mercoledì Prossimo. Vabbè. E adoro la citazione di Mycroft Holmes. E zia Polly di Tom Sawyer. E i dodo clonati. Odio Landen. Ho già detto che Bowden mi piace? E' un bel libro e l'unica cosa che mi è veramente scocciata è che quando ne ho parlato a tavola con la mia famiglia, mia mamma si è subito offerta di leggerlo. Giusto per tornare il giorno dopo dicendomi che potevo anche riportarlo in biblioteca perchè per lei era troppo mentale e troppo difficile.
Non cercherò una spiegazione a tutto questo. Mia mamma non alleva dodo.
E va bene, lo ammetto. Ho. Dato. Forfait. Per carità, la musica giapponese È interessante. Ma solo fino a un certo punto, cioè finché si tratta di una specie di medioevo musicale, influenzato dal continente (cioè dalla Cina) e basta. Chi fa da sé fa per tre e nel caso del Giappone è stato verissimo. Il teatro e la musica insieme sono stati le caratteristiche principali che mi hanno attirato verso questo libro, ma io non devo preparare nessun esame sulla teoria della musica dell'estremo oriente e questo manuale è troppo scolastico e didattico per essere letto così e basta. Ci sono evidentemente dei limiti per ogni lettore e questo è il mio. In una specie di equazione potrei schematizzarlo così: tesi+manuale specializzato+altri libri da leggere dall'aspetto più dilettevole= addio teoria della musica giapponese. Magari recupereró la lettura più avanti nella vita, perché non nego che sia un argomento interessante, ma non è questo il giorno. Sorry.
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