venerdì 22 maggio 2015

#46: Io sono il Messaggero

  Quando ho cominciato a leggere Io sono il Messaggero di Markus Zusak (ho mai detto quanto mi piace scrivere il nome di questo scrittore?), avevo ancora dietro le pupille le vivide immagini della Storia di una ladra di libri. Come ho già scritto, lo stile di Zusak è inconfondibile. Sono stata, ancora una volta, guidata attraverso una storia preziosa e incantata.


  Ed Kennedy, l'esempio di ragazzo qualunque, con tre amici, una madre che lo insulta e il lavoro di tassista, viene scelto. Da chi? Perchè? In che modo potrebbe tutto cominciare con una stupidissima rapina in banca finita male? E alla fine, che senso ha avuto far diventare Ed un eroe agli occhi del suo quartiere, se alla fine il tutto si limita a questo? (Domande segnate sul mio taccuino all'una di notte).
  Mi è piaciuta una sacco la parastoria intorno alla vera storia. Ed si è rivolto al lettore, ha tirato in ballo lo scrittore, ha accettato il suo destino di personaggio, di marionetta mossa da altri. Il tempo, sapientemente distribuito dall'autore, è stato dalla sua parte perchè risolvesse le beghe dei suoi amici, sviscerandole con un'attivita voyeuristica di primo livello, giustificata da un fine superiore. E alla fine, realizzazione delle realizzazioni, ha la ragazza che vuole, che si innamora di lui perchè è finalmente diventato qualcuno. Ho un rapporto di odio e amore nei confronti di questa storia. Peerò so per certo di aver accarezzato l'idea - non tanto segreta se ne sto parlando sul blog - di diventare tassista.

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