lunedì 18 maggio 2015 0 commenti

#42: Orgoglio e Pregiudizio e Zombie

  Forse non sono io ad avere un problema. Forse Seth Grahame-Smith ha avuto un'infanzia difficile, circondato da sorelle talmente appassionate di Jane Austen da avergli fatto fare il grande passo ribelle contro l'autrice più letta dal pubblico femminile.


I miei motivi per leggere questo libro:
  1. Esiste il formato e-book, scaricabile gratuitamente.
  2. Mia sorella dice che le ha smontato il suo mitico libro preferito.
  3. La copertina.
  4. Matt Smith nella serie televisiva (e questo è un validissimo motivo!)
  5. La capacità di questo libro di riempire buchi narrativi e di stravolgere interamente la trama di Orgoglio e Pregiudizio della maestra Austen lasciando intatto il senso del libro.

Questo libro è mitico. Io non sono esattamente un'ammiratrice di Jane Austen. Sì, l'ho letta. Ho letto TUTTO QUELLO CHE HA SCRITTO, compresa la sua raccolta di lettere e alcune opere minori. Ma questo libro è forse la cosa più spassosa, esilarante, assurda all'ennesima potenza che io abbia letto dopo John Green.
venerdì 15 maggio 2015 0 commenti

#41: la Salvezza di Aka

Avevo intenzione di fare tutto per bene. Avevo il libro, una penna, un foglietto su cui annotare voci importanti e sensazioni man mano che progredivo nella lettura. Risultato? Ho perso il foglietto.


Per almeno 15 minuti la mia vita ha perso senso. Insomma, avevo annotato cose tipo: "Ursula K. Le Guin" e "Sutty" e "Farenheit 451" e altre robe del genere, fra cui il fatto che la protagonista è lesbica, il libro parla di sherpa possessori di antico sapere tramandato soprattutto oralmente in un mondo che è post-futuro, su un altro pianeta, dove la giovane indo-canadese Sutty si è trasferita per conoscere le culture e le storie di questi nuovi pianeti ed è rimasta delusa dal regime in stile Farenheit 451, così alienante e, purtroppo, così simile a quello della Bussola d'Oro, da pormi così tanti pregiudizi mentali, un po' come una palizzata nel cervello. Cose così. La vita di questa parte del mondo, più puro e semplice, è legata a una filosofia similbuddhista, e va bene, perchè può darsi di tutto sugli altri pianeti, no? Insomma, dando un'occhiata a serie televisive stile Star Trek e Doctor Who o guardando Star Wars uno si fa un'idea molto eclettica del resto dell'universo. Questo libro mi ha attirato soprattutto perchè è stato scritto da Ursula K. Le Guin. Insomma, la copertina non è granchè per una minimalista come me.


Si tratta di un viaggio spirituale di una persona ben disposta nei confronti della sapienza in tutte le sue forme, ma con quel pizzico di minestrone cosmico tipico delle filosofie orientali. ADORO l'idea delle caverne a 5000 metri d'altezza che possiedono al loro interno delle biblioteche gigantesche, magari le ultime del pianeta. Adottatemi.


martedì 12 maggio 2015 0 commenti

#40: La Vita, L'universo E tutto Quanto

E' universalmente riconosciuto che Douglas Adams sia un genio. Incompreso? Forse. Volgare? Talora. Ma ha contribuito ad aumentare il livello di soddisfazione nell'intera Via Lattea e i suoi libri sono una fonte inesauribile di ispirazione per il più becero sarcasmo. Io lo adoro praticamente soltanto per questo. 
In questo terzo capitolo sulle avventure di Arthur Dent la situazione irreale verte sul gioco del cricket, sulla sua invenzione malsana e sanguinaria e su quanto i computer siano dannosi per il genere umano. Purtroppo il grande amore della mia vita - il robot Marvin - ha veramente una minima comparsa all'interno di questo libro, ma mi rassegno, come sempre, e aspetto il prossimo appuntamento con Douglas Adams, sperando di ritrovare segni della nera depressione del mio robottino preferito.


lunedì 11 maggio 2015 0 commenti

#39: Un'inquietante Simmetria

Audrey Niffenegger è diventata la mia scrittrice donna preferita. Aveva già parlato di lei nel post #22, per il suo romanzo che è diventato un film (ps: l'hanno fatto di recente in televisione!), ma penso che si sia cimentata al suo meglio nella storia raccontata in Her Fearful Simmetry.



  1. Chi ha notato la somiglianza - in realtà la citazione - dalle Songs of Experience  di William Blake, in particolare da The Tyger (voi non mi vedete, ma sto alzando la mano, peggio di una scolaretta elettrizzata dal caffè!)?

What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?

  1. Quanto sembrano passate di moda le storie di fantasmi, specialmente per le persone della mia età? Insomma, noi non leggiamo più E.A.Poe, a meno che non siamo fortemente motivati (parlo per me. Magari in giro c'è un gruppo di sfegatati fan di Edgarino. Ragazzi, vi lovvo!)
  2. LA CITAZIONE A DOCTOR WHO DELL'ERA DI DAVID TENNANT!!!
  3. Per ora non mi viene in mente altro.
Comunque. Magistrale. La malattia di Martin. L'amore di Marijke per Martin. L'incredibile colpo di scena delle gemelle Edwina (Edwina!) ed Elspeth. Rileggerò questo libro. A breve. E' una promessa.
0 commenti

#38: Belle per Sempre

Mai fidarsi delle persone dal loro vestito. L'abito non fa il monaco. La frutta è più bella sotto la buccia che fuori. E mai giudicare un libro dalla copertina, perchè, nel bene o nel male, rischierai sempre una grossa delusione. L'immagine di copertina di Belle per sempre  di Katherine Boo è stata il mio specchietto per le allodole.

Vorrei che tutti si concedessero un momento per ammirare la bellezza della foto di copertina. Dopo aver tutti sospirato di fronte all'immagine suggestiva, vorrei solo rimarcare il fatto che, se non avessi ostinatamente terminato il libro e letto la postfazione della scrittrice, avrei bocciato il libro come uno dei peggiori ce mi fossero mai capitati. Invece, è una storia vera. Di persone vere, o comunque verosimili. Gente in carne e ossa che combatte ogni giorno per la sopravvivenza, contro la corruzione, per la corruzione, contro i ricchi, contro i poveri. Ad averlo saputo prima, avrei affrontato la lettura in modo diverso. Mi sono quasi commossa per il personaggio di Manju, che cerca di riscattarsi al suo meglio tramite la cultura e che invece ha una madre superficiale e profonda allo stesso tempo. Il libro ha risvegliato in me il leone compassionevole dell'indignazione contro la situazione impossibile delle baraccopoli, contro il mito del Terzo Mondo che sta uscendo dalla povertà e dall'immondizia. Mi dispiace, ma qui Madre Teresa non c'entra più niente. Non è la povertà il problema, ma la mentalità diffusa. Questo libro apre gli occhi su molti pregiudizi affabilmente accettati e universalmente riconosciuti. C'è denuncia nelle sue immagini a volte disgustose, presentate semplicemente nella loro crudezza e nella loro umanità. Perchè, lo sappiamo tutti, l'uomo in fin dei conti è soprattutto cattivo.

sabato 9 maggio 2015 0 commenti

# 37: I pilastri Della terra

  Sono rimasta infognata per più di dieci giorni per leggere questo opuscoletto firmato da Ken Follett. Non sono state solo le 1000 e passa pagine a trattenermi così a lungo, ma l'effetto epopea che pervade tutto il libro. Infatti la trama del libro copre un periodo temporale di decine di anni, passando su tre generazioni di persone (in realtá due e mezzo, perchè non si sa esattamente ciò che succede ai membri dell'ultima generazione). L'ambientazione è medievale, ben documentata- il che è stata una piacevolissima disattesa delle mie aspettative.  Peccato il sesso e tutto ciò che ne è conseguito. Infatti, per quasi tutto il libro la trama viene interrotta con idilli romantici, quasi sempre sfocianti in coiti molto "maschili", ovvero piacevoli fin da subito. Ah, le balle che si raccontano i maschi! So da fonti certe di carattere squisitamente femminile, anche se non per esperienza personale, che la cosa all'inizio non è così piacevole come viene dipinta. Ma vabbè.
Il tomo è un po' ingombrante, ma a parte le mie riserve morali ammetto che non è niente male. Amen.


lunedì 27 aprile 2015 0 commenti

#36: La solitudine Dei numeri Primi

  Ero fortemente prevenuta nei confronti di questo libro. Estremamente piena di preconcetti. E avevo ragione. Io non pongo alcuna fiducia nei libri che parlano di adolescenti o di giovani persone ancora immature, perché:

1) il periodo dell'adolescenza è un periodo di prova e francamente nessuno può mai dare una descrizione, nemmeno inventata, su personaggi tipo Alice o Mattia (= i protagonisti) senza scadere nel ridicolo o nel grottesco senza un vero riscontro con la realtà.
2) parlare di persone immature e rendendole centro di un racconto, seppure inventato, dà la giustificazione per altre persone immature di sentirsi fighe e nessuno può dire loro nulla di nulla.
3) chi scrive di persone adolescenti o immature parla per esperienza personale (è il principio di ogni racconto) ma non è certamente adolescente.

  Potrei semplicemente scrivere che i contenuti sono forti, cose come i disturbi per l'alimentazione o l'autolesionismo o i disturbi del comportamento riproduttivo sono un fenomeno sempre più conosciuto in Italia, che quindi il libro propone qualcosa di importante su cui riflettere.
  Non ho intenzione di avvalorare questo libro. Se uno vuole leggerlo, liberissimo. Però quello che scrive non risolve niente. Non volevo il finale romantico e travolgente, purificatore e catartico. Effettivamente, a pensarci bene, il finale è un po' tirato via. Forse il libro doveva finire quando SPOILER!!! Alice vede Michela/non Michela. E magari lei finiva sotto a un'automobile per correre a dirlo a Mattia e il libro avrebbe avuto la sua bella fine, con un po' d'amaro in bocca perché poi magari Mattia si suicidava e finiva lì. Magari. Ma non termina in questo modo e si strascina a lungo senza alcun senso.
  Tutto il libro è più o meno così: descrive il problema, lo descrive un po' alla cavolo e poi non dice nemmeno "lettore, ora tocca a te". Magari l'effetto è voluto. Magari, così, a fiuto, invece no. Mi sembra uno di quei libri che vogliono essere importanti perché parlano di situazioni oggettivamente complicate e di cui nessuno parla - anche se in realtà di saggi sui comportamenti disturbati il mondo è pieno, anche se tocca andarsi a leggere ricerche di carattere prettamente medico -e poi scadono nella letteratura commerciale. O nascono per essere commercializzati.

venerdì 24 aprile 2015 0 commenti

# 35: Braccialetti Rossi

L'autore è Albert Espinosa. Non so come gli piacerebbe essere presentato. Da quello che ha scritto, può darsi che "scrittore, regista, autore di teatro e televisione" o "ex malato di cancro" gli vadano discretamente stretti, come titoli. Magari, se lo chiamo "giallo", si sentirà lusingato o, almeno, sorriderà. O, meglio, amarillo, per quello che la mia conoscenza dello spagnolo mi permette. Alla nascita si è trovato una gamba in più, un polmone in più e un pezzo di fegato in più. Il cancro l'ha aiutato a liberarsene. Braccialetti rossi non è un libro autobiografico in senso stretto. Non è la ricetta di come ALBERT ESPINOSA HA SCONFITTO IL CANCRO! E' una specie di ricetta di vita. Insomma, un po' di respiro qua, fai battere il cuore là, qualche attività linfatica e il gioco è fatto. Più o meno. Sono consigli, a prescindere dal fatto che uno abbia avuto il cancro o meno. Lui ha imparato cose quando ha avuto il cancro, non perchè ha avuto il cancro. I consigli sono molto esistenziali. Credo che come libro potrebbe essere paragonato a Un'imperiale afflizione, ma senza la parte romanzata. Good Work, Albert. Anche se la cosa degli amarillos è troppo personale perchè diventi universale (magari i miei sono blu-arancione, cioè bluanci), è comunque un libro di liste e concetti semplici, lineari. Non ho capito bene il rapporto dei braccialetti di colore rosso con il libro, ma mai giudicare la copertina dal libro. Buona lettura!


0 commenti

#34: Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo. Il Mare dei Mostri

  Seconda puntata per Percy Jackson. Mio fratello è fissato con questa storia; inoltre, fonti attendibili (= mia sorella minore) mi hanno assicurato che il grande divario fra l'età di Percy e i suoi pensieri e le sue azioni andrà lentamente riducendosi man mano che si proseguirà con la serie. 
  Stavolta Peter Johnson si trova alle prese con un salvataggio: il suo amico Grover, in cerca del dio Pan, è finito sull'isola in cui si trova il Vello d'Oro, capace evidentemente di emanare lo stesso odore magico della divinità degli animali. Polifemo, abitante dell'isola e accecato parecchio tempo prima da un tale di nome Odisseo, si è un po' confuso e vuole sposare il giovane satiro. 


  Come nel libro precedente, Riordan fa qualche confusione fra miti di tradizione asiatica e miti invece che sono passati alla storia come "greci" puri. Il concetto di sirena, ad esempio, è quello tradizionale e non quello romantico. Il Mare dei Mostri mi ha un po' ricordato lo scrigno di Davy Jones di Pirati dei Caraibi, ma immagini che se qualcosa è topos, allora è topos.
  C'è stato un miglioramento. Pensieri più adatti a un dodicenne (più o meno), anche se le capacità fisiche sono vagamente inverosimili. Il finale spiazza un po'. Trovo invece molto interessante che la maggior parte dei contatti di Percy con le divinità avvenga in sogno, concetto molto orientalizzante. Nell'antichità nel Vicino Oriente l'importanza del sogno, cioè quella realtà inesistente, in quanto mentre dormiamo abbiamo il potere di spostarci ovunque e di compiere persino azioni non prettamente umane, come volare o respirare sotto acqua, era vista come un momento della vita umana di contatto con la divinità. Per questo in Grecia giunsero dall'Asia Minore (cioè la Turchia) riti che avevano a che fare con l'estasi o con le visioni del futuro. Comunque Percy viene contattato da Crono in sogno e questa divinità primordiale si diverte a rivelare i suoi piani, o comunque a dimostrare che c'è altro sotto. Vedremo come continuerà nel prossimo!

giovedì 23 aprile 2015 0 commenti

#33: uBiK

Nel momento in cui ritengo che un autore possa piacermi, continuo a leggerlo. Quasi ossessivamente. Così sono andata in biblioteca e ho fatto incetta di ogni libro di Dick (sob!), tanto che la bibliotecaria, che sta cominciando a notare il mio istinto ossessivo seriale nei confronti di autori vari, stavolta non ha nemmeno sospirato. Mi ha soltanto detto che non tutti i libri di Dick erano in scaffale e che se volevo leggerne altri ce n'erano un paio in deposito.

Ubik. A Bologna c'è una libreria, in via Irnerio, che si chiama Ubik. E ora so perchè.
  A parte l'idea di base della semi-vita, intorno a cui ruota praticamente tutto il romanzo, quasi letteralmente, tanto che alla fine, dopo tutte le rivelazioni gettate a casaccio man mano che ci si avvicina al finale, la testa gira. Mind blowing. La mia reazione all'ultima parola dell'ultima pagina (anche perchè è da un paio di libri che mi viene il sospetto che la storia non sia finita lì, MA INVECE SI'! Comunque.) è stata sul genere:

Ad un certo punto ti rendi conto che la storia ti ha accompagnato, senza che te ne accorgessi, dal mondo reale al mondo mentale della semi-vita. E poi, forse non è il mondo della semi-vita. E perchè Ubik funziona, portato dal mondo esterno al mondo interno? E perchè in realtà è prodotto all'interno del mondo mentale della semi-vita? CON COSA? Mi ricorda un sacco quando il Dottore chiede a Clara Oswin Oswald, quando è ancora la ragazza dei soufflé nel manicomio dei Dalek, dove cavolo ha trovato le uova. Dove ha trovato il latte. Ma qui la storia è facile, perché Clara si rende conto di essere un Dalek. In Ubik niente è certo. Nessuno sa per certo in quale dimensione della realtà si trova o se è vivo. Specialmente dato il finale (uaaaaaaaargh! Runciter! Ma non dirò altro!), non viene detto niente. 
  La mia personale opinione di come veramente si sono svolti i fatti è che sono morti tutti. Tutti immaginano il loro after-life come pare a loro. Non sono collegati. Sperano di essere collegati, ma non è così. Nessuno esiste realmente. Siamo tutti frutto del pensiero altrui. Siamo i sogni di qualcun altro.

 
;