lunedì 5 marzo 2018 0 commenti

#78: La bellezza Delle cose Fragili

"Kweku muore scalzo, una domenica all’alba,le pantofole all’uscio della camera, come cani. In questo istante è fermo, tra la veranda e il giardino, indeciso se tornare a prenderle. Non lo farà. In quella camera dorme Ama, la sua seconda moglie: le labbra dischiuse, la fronte leggermente aggrottata, la guancia che cerca calda uno scampolo di fresco sul cuscino, e Kweku non vuole svegliarla. Non potrebbe neanche se volesse."

Questo è l'incipit del libro di Taiye Selasi, scrittrice di padre ghanese e di madre nigeriana con origini scozzesi. Alla faccia dello spoiler, direi, ma procediamo con ordine.
Non avevo mai letto un libro di letteratura non occidentale, lo confesso. Ovviamente, il taglio del libro è anche in parte occidentale, perchè ormai siamo dappertutto, ma soprattutto il libro viaggia fino agli Usa pur di ricordarsi della vita di quel Kweku che ne è il protagonista morto e silenzioso fin dalle prime righe. Inoltre, ogni personaggio viene seguito in funzione del ricordo, nulla viene lasciato indietro, riscoprendo se stesso alla luce del confronto. So che sembra un po' melensa detta così, ma effettivamente non c'è altro che un'incessante narrazione intorno a quello che viene percepito di primo acchito  e poi si procede, come in quelle chiese che hanno sul pavimento un labirinto, come in una spirale che si avviluppa sempre di più, strato di cipolla sotto strato di cipolla, fino a raggiungere il centro che- surprise!- come per tutti gli altri esseri umani, è irrimediabilmente vuoto. Credo che alla fine io abbia concluso il libro solo per vedere se la tristezza senza speranza della famiglia protagonista portasse da qualche parte, ma evidentemente così non è stato e quindi la morte non è la cosa peggiore che succede in questo libro, ma è anzi la degna conclusione di una storia, molto sul genere "beato lui!". 


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#77: Cacciatori di Stelle cadenti

"Cacciatori di stelle cadenti " di Gin Phillips è un libro strano. Oserei chiamarlo un romanzo di crescita, ma è qualcosa di così tanto scontato che grazie, ma no, grazie. La protagonista, Ren, fa l'archeologa e cerca coccini e vasetti appartenuti alle popolazioni VERAMENTE antiche del Nord America, prima dei pellerossa. Più o meno dell'epoca dei mammut di Neil Gaiman in American Gods, per rendere l'idea. Comunque, Ren ha subito Il Trauma, dal quale non si è più ripresa. Inoltre, ha delle visioni su una donna che viveva ai tempi che lei ora studia e ciò la turba alquanto. Non per dire, ma effettivamente la storia senza questi lampi da un'altra epoca risulterebbe un po' piatta e neanche troppo interessante. Comunque Ren trova Silas che lei vuole disperatamente che creda al suo magico potere delle visioni. La storia è lunga, lei affronta il suo trauma e quello dell'intera popolazione che sta studiando e che le disturba la vita con sogni più o meno potenti.
A parte il solito cliché del "se il mio ragazzo non mi crede, le mie visioni sono di probabile origine psichiatrica e sarò disagiata per sempre". Pazienza. La storia è una storia di trauma, quindi questo può essere perdonato. [NdE: sul genere: ragazza mia, mollalo e fatti una vita a spolverare argilla sulle montagne piuttosto che roderti sul grande amore che, beninteso, non esiste]. Confesso di essermi aspettata una versione all'Indiana Jones ma ambientata in Nord America perchè le popolazioni più antiche che si conoscono di qui sono veramente Antiche. E invece no. Però la storia è leggibile e se si prendono per buone le ricostruzioni della vita di 250.000 anni fa, sono anche più interessanti le visioni piuttosto che la storia di Ren.
Buona lettura!

giovedì 22 febbraio 2018 0 commenti

#76: Uomini che Odiano le Donne



Uomini che odiano le donne è stato pubblicato nel 2005, scritto da Stieg Larsson, giornalista svedese antifascista e antinazista (addirittura minacciato di morte più di una volta). In teoria, Uomini che odiano le donne doveva essere il primo di dieci libri. In pratica, non è altro che il primo di una serie (attualmente) quadrilogica, perchè il povero Larsson morì nel 2004. Di infarto. Comunque. Larsson ha scritto su ciò che conosceva: il protagonista è un giornalista svedese e indaga in ambienti impensabili sulla scomparsa di una giovane donna. L'indagine, che dovrà portare a un libro, avrà dei risvolti assolutamente da fiato trattenuto e batticuore, perchè NON INDOVINERETE MAI COME VA A FINIRE! Anche perchè la storia non gira solo attorno al giornalista e alle sue vicende politicamente più o meno scorrette ed interessanti, ma anche intorno a Lisbeth Salander aka la goth più scarnificata e bisessuale e io la amo come personaggio perchè è anche una grande hacker ed è una specie di Robin Hood disturbata dalla vita. Quindi in pratica, l'idea sarebbe osannare la grande Salander e seguire le vicende del tomo da 676 pagine per inerzia.
Sto scherzando. Uomini che odiano le donne è stato il primo thriller che mi sia mai veramente piaciuto e che alla fine non mi ha mai deluso. Aspetto le prossime puntate.
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giovedì 8 febbraio 2018 0 commenti

#75: Still Alice

Alice è tutto quello che vorrei essere io al cinquant'anni: una brillante professoressa di linguistica, affermata sul lavoro, con una famiglia che mi ama. Il problema è che però io non vorrei mai essere Alice, perchè come la sua famosa omonima Alice cade nella tana del Bianconiglio e fa sempre più fatica a tornare indietro. In pratica il libro è una descrizione del progressivo peggioramento del morbo di Alzheimer nella testa di Alice. Prima qualche parola, poi lentamente le cose perdono il loro nome e poi il significato e poi tocca alle persone...E' l'incubo della mia vita.




Vuoi che io abbia letto Still Alice mentre le vicende della vita portavano mio padre a non essere più se stesso mentalmente e fisicamente, all'improvviso. Vuoi che ci sia stato un periodo in cui ci avevano chiesto - in qualità di figli - di fare un esame genetico per controllare che non avessimo ereditato il male del padre. Insomma, ho amato questo libro perchè l'ho letto in un momento della mia vita in cui ha parlato letteralmente al mio cuore.
 So che certe persone hanno pianto, una volta finito il libro, in seguito all'annientamento totale dell'identità di una persona, e non posso dare loro torto. I fatti vengono esposti, come in un quadro delicato. Sul genere che però la prima cosa che ho chiesto a mia mamma (perchè è una malattia geneticamente trasmissibile) è se ci fosse mai stato un qualche caso di Alzheimer in famiglia.
Il libro è impegnativo e quando l'ho regalato alla mia mamma, sperando che le vicissitudini narrate le suonassero familiari e catartiche, sono stata praticamente insultata da lei perchè forse era stato anche troppo familiare. Dicono che però il film sia splendido e Julianne Moore meravigliosa.
Visto che mi voglio male, mi cimenterò anche con le altre storie di Lisa Genova.
Avvertenze: piangere con discrezione e preparare i kleenex.

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#74: Lo strano Caso dell'Apprendista libraia

Giusto perchè sarebbe un tiro facile a indovinare, ho letto questo libro perchè parlava di libri. Oh, dei, che fissazione. Comunque, la protagonista, Esme, è una dottoranda inglese ma vive a New York. nell'arco di poche settimane, senza nemmeno appurarlo tramite una mancanza di ciclo mestruale ma basandosi su un insolito appetito, lei sente di essere incinta e BAM! Il mondo le crolla addosso perchè:
a) il fidanzato Mitchell, docente di economia e fedifrago, non accetterebbe mai che la loro relazione salga di livello (in pratica è il bastardo della storia, contro cui la scrittrice si incaponisce veramente tanto. Sul genere che oltre a tradire e ignorare la povera gravida, probabilmente uccide anche gli agnellini, causa la fame nel mondo, l'inquinamento e il buco nell'ozono) e
b) Lei. E'. Confusa. Ma i libri saranno la sua salvezza e il suo rifugio, letteralmente. Trova miracolosamente lavoro in una piccola libreria.
Tutto lo staff della libreria la sostiene, a prescindere da Herr Mitchell, che presto o tardi scopre la cosa. Il finale è aperto, l'ossessione per Mitchell ha un che di freudiano, i personaggi e la vicenda non sono delineati un granché. Possibile che si ricada sempre nel cliché che l'amore abusivo è romantico ma non lo è e c'è l'ennesima Bella Swan di turno che non sa salvarsi da sola? Il mondo ha bisogno di eroine alla Diana Prince, più spesso, specialmente nei libri. Dateci un'altra Hermione.




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#73: Will ti Presento will

Quante possibilità ci potevano essere che due persone con lo stesso nome potessero intrecciare così formidabilmente le loro vite? Come è stato possibile che John Green e David Levithan abbiano prodotto a quattro mani un'opera a due voci allo stesso tempo familiare ed estraniante? Mi è piaciuto. Non mi è piaciuto. L'amico omossessuale di Will Grayson 1 è vistoso, rumoroso, più sgargiante sicuramente rispetto alla media di omosessuali che conosco io. Più simili al Will Grayson 2, effettivamente, la cui vicenda di vita è abbastanza traumatica da far compatire pesantemente il personaggio. Non ho capito se è un romanzo solo di crescita (gli opposti, oltre ad attrarsi, tendono anche a smussarsi a vicenda per incastrarsi meglio l'uno con l'altro) o anche e soprattutto di omosessualità. Le due cose purtroppo tendono ad escludersi, perchè l'identità fluida ma negata di Will 2 diventa meno fluida e aperta, scontrandosi con il monolite di Tiny aka l'amico esuberante. John Green è uno dei miei autori per Giovani Adulti, di quelli che consiglierei a occhi chiusi, mentre non avevo mai letto niente di David Levithan. Mi è piaciuta molto l'idea dei capitoli alternati (mi ricorda Strane Creature di T. Chevalier, di cui parlerò fra un centinaio di post probabilmente). Qualche commento? A voi è piaciuto?
Ps Sul mio giudizio influisce moltissimo il fatto che questo è stato il primo o il secondo libro che io abbia mai letto sul Kindle ed è stato molto scomodo, perchè era stato trascritto in corpo 20 e ci ho messo un'eternità e mezzo a finirlo. (seconda rilettura, vedi post #50)
venerdì 23 giugno 2017 0 commenti

#72:L'imprevedibile Piano della Scrittrice senza Nome

Le persone come Vani Sarca, la Scrittrice del titolo, non piacciono a nessuno. Cioè, quasi a nessuno. Io la amo. Credo che sia il personaggio che ho maggiormente amato negli ultimi anni di letture, a parte i miei soliti classici (cioè Luthien Non-giudicatemi Tinuviel, Shadow Moon e Jacob Reckless, aka l'amore della mia vita). Avete presente Sherlock? Sì, quello della BBC, Bumblebee Pumpkinpatch in persona. Bene, fatelo donna. E abbassatelo, ma non di tanto perchè deve indossare delle Doc Martens nere con le borchie. Ed è una femmina. Con un terribile ma adorabile carattere tra l'emo e il geniale e il punk e cita i Creedence Clearwater Revival e fa le magie alla Sherlock di mestiere. Insomma, deve anche somigliare a Lisbeth Salander, ma lei odia che glielo si faccia notare, perchè lei esisteva da ben prima. Tutta la prima parte del libro è terribilmente melensa, tanto che Vani, che racconta in prima persona, lo nota e si schifa da sola. Cioè, accetta tutto il diabete dalla vita e se la ride sotto i baffi. Poi, dopo 👀, le cose vanno in peggio fino all'apoteosi. Ah, e amo il commissario Berganza e anche se è tanto più vecchio di Vani, ma non credo più di tanto, voglio che lui e Vani abitino insieme per sempre e torturino le persone semplicemente a suon di sberle, sarcasmo e cultura. Grazie, alice Basso, per i tuoi doni all'umanità. Continua così.


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#71: la Lettrice bugiarda

Ci sono libri veramente strani, la cui trama è un continuo susseguirsi di anticipazioni e flash-forward e richiami al presente. Il ritmo è esasperato, la storia ha un suo perchè e il finale lascia in bocca un sapore di "non so se lo avrei mai capito!". Queste sono le sensazioni che mi ha lasciato il libro di Brunonia Barry. Effettivamente, è noioso per circa quattro quinti di tomo. Si parla di abusi ricevuti dalla protagonista, e dalla sorella suicida. Così tanti avvertimenti di sensibilità che a saperlo prima forse non lo avrei letto a cuor leggero. Ho scoperto solo recentemente che il libro aveva avuto una gran pubblicità, che però non so se sia stata meritata o meno. Insomma, un libro ambientato a Salem che parla di gente che fissa le trame del pizzo per leggerci il futuro. Effettivamente, avevo delle aspettative più alte. Il libro è dispersivo, sul genere che alcuni episodi non avevano granchè attinenza con la storia principale, ma la carta è stampata e l'inchiostro è asciutto, cioè se puoi pubblicare un libro, puoi permetterti di scrivere qualsiasi cosa.


venerdì 25 novembre 2016 0 commenti

#70: l'arte Ingannevole del Gufo

Viola ha 14 anni. Ha una malattia, che è la Xeroderma Pigmentosum (XP), che le impedisce di uscire e quindi vivere una normale vita dai normali ritmi circadiani (giorno=veglia, notte=nanna). Per colpa di una sua uscita notturna, assiste all'imboscamento di un cadavere e soldi annessi. Ovviamente, tutto il resto è spoiler.
Allora.

Pro:
- ha l'aspetto di un romanzo per Giovani Adulti (neanche 200 pagine) e una protagonista teenager, ma nonostante ciò io e altre persone che hanno letto il libro ammettono che forse si riferisce a un pubblico più ampio

- è scritto in una bella traduzione in prima persona al presente (c'è a chi piacciono determinate tecniche narrative, sospendiamo ogni giudizio!)

- parla di musica (la protagonista, omen nomen, suona una viola)

Contro: 

- sono 180 pagine in cui nel primo centinaio circa non succede assolutamente niente e non si capisce proprio come faccia la scrittrice a concludere in modo soddisfacente

- infatti, la conclusione sembra affrettata e quasi tirata via (colpa della traduzione? Non ci giurerei al 100%...)

- La. Traduzione. Del. Titolo. Non ha senso tradurre - letteralmente - Visione notturna (il quale titolo sarebbe più che legittimo dato che la protagonista usa un visore e quindi avrebbe senso) con un roboante L'arte ingannevole del gufo, anche considerando che il succitato gufo compare sì e no una mezza dozzina di volte.




giovedì 24 novembre 2016 0 commenti

#69: Bianca come Il latte, Rossa come Il sangue

Certi libri, come Il mio inverno a Zerolandia o Diario di una schiappa si rivolgono a un certo tipo di pubblico, o, almeno, questa è l'intenzione. Nel momento in cui un libro parla di adolescenti, per forza deve essere letto da adolescenti. In questo modo risulta un po' come un manuale di "cosa fare prima dei 20 anni". Nella mia umile e modesta opinione, non a tutti i gruppi sociali piace sentir parlare di se stessi. Mi spiego. Attualmente sto leggendo per l'università un libro di Laura Ricci  sulla cosiddetta paraletteratura e i suoi sottogeneri. Tralasciando alcuni concetti sui quali, come lettrice, non sono d'accordo, Ricci dice che alle classi sociali umili (mi sembra parli di contadini, ma non ne sono così sicura) non piace sentir parlare di azioni umili che compirebbe quotidianamente, inerenti alla povertà o a qualcosa del genere, suppongo. Forse, piace di più ai "ricchi" leggere e piangere sulle miserie del genere umano. Comunque. D'Avenia. Mi sono chiesta: agli adolescenti piace sentir parlare di adolescenza, moti adolescenziali e quant'altro? A me, sarebbe piaciuto leggere i succitati romanzi, ora che li ho letti in qualità di tweenager? Probabilmente, no. Non che siano libri brutti, per carità. Bianca come il latte, rossa come il sangue è addirittura una bella storia strappalacrime, narrata in prima persona a una giovane anima innocente e fresca. Cioè, tradotto, è il libro scritto da un uomo che rimembra la propria gioventù, fingendo di scrivere con la voce di un giovane d'oggi (mentre se avesse dato voce al proprio giovane e adolescente Sè, il signor D'Avenia, classe 1977, fonte Wikipedia, avrebbe dovuto usare linguaggio e atteggiamento di un giovane di ieri...). Io ammiro quello che D'Avenia ha fatto: ha sfruttato la sua esperienza di insegnante per comporre libri (al plurale) dal contenuto toccante e poetico. Chapeau. Comunque, a me il libro non è sembrato tutta questa grande mimesi della realtà come invece si vuole presentare. Curiosità spicciole:
Alessandro D'Avenia ha un sito
Ha una vera vocazione da insegnante
Poteva fare il modello


 
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