Questa storia, scritta da Ozeki Ruth (prima il cognome e poi il nome, mi raccomando!) è l'intreccio fra la vita di Nao e la vita di Ruth. Ruth trova in spiaggia un contenitore di Hello Kitty con all'interno una serie di documenti. Il contenitore è stato sicuramente portato lì dall'oceano in seguito allo tsunami del 2011. I documenti sono in parte scritti da Nao, ovvero un diario all'interno della copertina di Alla ricerca del tempo perduto di Proust. Altri sono invece scritti di pugno dal prozio di Nao, un giovane studente costretto dalla guerra a diventare kamikaze contro la sua volontà. E' un libro soprattutto per chi ama tutto ciò che è mistico ed è collegato alla filosofia buddista come ricerca dell'illuminazione divina verso l'amore universale.
Will ti presento Will (Will Grayson, Will Grayson), scritto da John Green e da David Levithan (il cui nome ha sangue nero e vive nel purgatorio dei mostri...), è una cosiddetta storia LGBTQ per YA. Io adoro gli acronimi e mi sembra abbastanza semplice sciogliere questo: Lesbian Gay Bisexual Transexual Queer per Young Adults. Non sono effettivamente un'avida lettrice di lacrimevoli storie d'amore e perversioni di vario genere (da De Sade a fumetti di vario genere), ma il nome di John Green è stato una lampada acchiappamoschine e quindi non appena ho trovato il pdf per ebook ho pensato: "E che diamine! Prendiamo la scatola chiusa e vediamo se il gatto è vivo!".
A parte la citazione Schrodingeriana che ho appena fatto del libro, il gatto si è rivelato un pupazzo di pezza, morbido e con gli occhietti di biglia (perchè sono due, altrimenti sarebbero triglia...). Nè vivo nè morto. Una volta capito cosa avevo in mano, ho deciso di andare fino in fondo, perchè nessun libro merita di essere lasciato a se stesso.
A parte la citazione Schrodingeriana che ho appena fatto del libro, il gatto si è rivelato un pupazzo di pezza, morbido e con gli occhietti di biglia (perchè sono due, altrimenti sarebbero triglia...). Nè vivo nè morto. Una volta capito cosa avevo in mano, ho deciso di andare fino in fondo, perchè nessun libro merita di essere lasciato a se stesso.
In pratica è la storia di due persone con lo stesso nome le cui vite si intrecciano, fra amici, delusioni amorose e fidanzati/e. La parte migliore è stata sapere che all'inizio Will Grayson è stato scritto da John Green e will grayson da Levithan. E le differenze fra maiuscole e punteggiatura a seconda della persona che narrava la vicenda. Questo è stato molto interessante.
In Estasi Culinarie Muriel Barbery si cimenta ancora nella scrittura variabile di un romanzo corale, a più voci narranti. Stavolta l'occasione non è, come nell'Eleganza del riccio, l'intreccio di due vite così lontane eppure così simili, quella di Paloma e quella di Renée, ma la morte di un personaggio già presente nella precedente opera della stessa autrice, Monsieur Arthens, il grande critico di gastronomia (il titolo originale del libro è Une gourmandise, che pressapoco significa "Una golosità", un po' come se noi italiani intitolassimo un libro come "Una leccornia", che come termine mi piace maggiormente). Questa golosità è provata da Monsieur Arthens, che in punto di morte, tradito da un cuore malato, cerca un'ultimo cibo da gustare, anche se non riesce a sviscerare precisamente questo suo desiderio. Tutto il libro fa perno su questa ricerca, all'indietro nel tempo e nella memoria, e viene accompagnato dai commenti di coloro che assistono alla sua morte, tra cui la portinaia, o una famosa chef o i figli e la moglie. Sembra quasi ridicola la richiesta finale di Monsieur, che aveva tanto disprezzato le madeleines di Proust all'inizio del suo viaggio nei ricordi di come era diventato un famoso poeta culinario, a discapito della famiglia e dei veri affetti. Questo libro è una vera opera di poesia.
Il film della Leggenda del Pianista sull'Oceano mi commuove sempre. Non tanto fino alle lacrime, perchè alla fine è una buona storia, ma ci arriva vicino. Il libro di Alessandro Baricco non è altro che l'origine della storia. Identica. Senza Morricone, ma con le indicazioni di scena per questo monologo meravigliosamente corto e intenso. La sensazione è stata quella di affondare la faccia in una pentola di ricordi, stare lì un'oretta - il tempo giusto giusto per gustarsi al meglio le venti pagine raccontate con maestria e sentimento - e poi rimuginare sul significato della vita e su tutto il resto.
Douglas Adams, signore e signori. L'abilità di quest'uomo di spararti nel cervello una serie di immagini e storielle senza senso, in una carambola impazzita di miti e di disillusioni, mi lascia ogni. Singola. Volta. Senza fiato mentale. Chissà se i cervelli respirano. Devo dire che quando mi scappa da ridere leggendo le righe finali dei libri di Adams, così assurdamente aperte per un nuovo capitolo, non rido mai ad alta voce. E' questione di etica professionale, e anche di grande imbarazzo nel caso stia leggendo in pubblico. In corriera faccio già abbastanza la strana mentre leggo dall'ebook, non mi aiuterebbe certo ridacchiare fra me e me. Ho una nomea da mantenere.
Quando mio fratello mi ha chiesto di che cosa trattasse Addio, e grazie per tutto il pesce, gli ho detto che parlava dei delfini che cantano all'inizio del film di Guida galattica per autostoppisti. Effettivamente, non potevo dirgli altro, dato che alla fin fine non c'è veramente scritto altro. Potevo parlargli delle acrobazie erotiche di Arthur Dent, o di Wonko l'Equilibrato. Non avrebbe però reso giustizia all'intero libro, quindi gli ho rovinato il finale dicendogli come sarebbe andata a finire. Comunque, non è successa nessuna tragedia, perchè non gliene è importato granchè - aveva già visto il film - e mi ha solo ricordato che sono indietro sulla tabella di marcia e che devo finire la serie di Percy Jackson. Mio fratello tende a essere minacciosamente tirannico quando si tratta del suo amato Peter Johnson.
Quando ho cominciato a leggere Io sono il Messaggero di Markus Zusak (ho mai detto quanto mi piace scrivere il nome di questo scrittore?), avevo ancora dietro le pupille le vivide immagini della Storia di una ladra di libri. Come ho già scritto, lo stile di Zusak è inconfondibile. Sono stata, ancora una volta, guidata attraverso una storia preziosa e incantata.
Ed Kennedy, l'esempio di ragazzo qualunque, con tre amici, una madre che lo insulta e il lavoro di tassista, viene scelto. Da chi? Perchè? In che modo potrebbe tutto cominciare con una stupidissima rapina in banca finita male? E alla fine, che senso ha avuto far diventare Ed un eroe agli occhi del suo quartiere, se alla fine il tutto si limita a questo? (Domande segnate sul mio taccuino all'una di notte).
Mi è piaciuta una sacco la parastoria intorno alla vera storia. Ed si è rivolto al lettore, ha tirato in ballo lo scrittore, ha accettato il suo destino di personaggio, di marionetta mossa da altri. Il tempo, sapientemente distribuito dall'autore, è stato dalla sua parte perchè risolvesse le beghe dei suoi amici, sviscerandole con un'attivita voyeuristica di primo livello, giustificata da un fine superiore. E alla fine, realizzazione delle realizzazioni, ha la ragazza che vuole, che si innamora di lui perchè è finalmente diventato qualcuno. Ho un rapporto di odio e amore nei confronti di questa storia. Peerò so per certo di aver accarezzato l'idea - non tanto segreta se ne sto parlando sul blog - di diventare tassista.
Ed Kennedy, l'esempio di ragazzo qualunque, con tre amici, una madre che lo insulta e il lavoro di tassista, viene scelto. Da chi? Perchè? In che modo potrebbe tutto cominciare con una stupidissima rapina in banca finita male? E alla fine, che senso ha avuto far diventare Ed un eroe agli occhi del suo quartiere, se alla fine il tutto si limita a questo? (Domande segnate sul mio taccuino all'una di notte).
Mi è piaciuta una sacco la parastoria intorno alla vera storia. Ed si è rivolto al lettore, ha tirato in ballo lo scrittore, ha accettato il suo destino di personaggio, di marionetta mossa da altri. Il tempo, sapientemente distribuito dall'autore, è stato dalla sua parte perchè risolvesse le beghe dei suoi amici, sviscerandole con un'attivita voyeuristica di primo livello, giustificata da un fine superiore. E alla fine, realizzazione delle realizzazioni, ha la ragazza che vuole, che si innamora di lui perchè è finalmente diventato qualcuno. Ho un rapporto di odio e amore nei confronti di questa storia. Peerò so per certo di aver accarezzato l'idea - non tanto segreta se ne sto parlando sul blog - di diventare tassista.
Il film ricavato da questo libro è quello con Ewan McGregor nei panni del protagonista, Mr Bloom. Effettivamente, questo è tutto ciò che so riguardo al film. Il libro invece è qualcosa di assurdamente affascinante.
Mi piace sentire le persone raccontare se stesse. Ciò che faccio più spesso è interrogare più persone sullo stesso evento, fingendo di non saperne nulla, solo per conoscere il loro punto di vista. Quello che ognuno racconta, ha in sé la persona che lo racconta. Ogni libro è fatto così, in particolare i libri autobiografici o, come nel caso di Big Fish di Daniel Wallace, di figli che raccontano i padri. C'è una certa amarezza di fondo, che percorre tutto il libro. Il figlio di Mr Bloom sente la mancanza di un padre vero e normale, cosa che invece Mr Bloom non è. Le interpretazioni fantasiose di Mr Bloom sugli avvenimenti della sua vita, dalla nascita alla morte, non sono altro che le fondamenta della leggenda, e alla fine diventa LA LEGGENDA, pura e semplice, anche davanti a occhi pietosamente scettici. Le sue assenze dalla vita della sua famiglia, i suoi viaggi...Tutto questo insieme di lontananze non fanno altro che alimentare la fiamma delle sue storie, il suo alone epico e leggendario. Persino la sua morte, la livella, non è capace di renderlo normale. Persino la malattia, che ci rende nudi e fragili davanti a coloro che pietosamente assistono. Mr Bloom, una battuta spiritosa dietro l'altra, con la sua incapacità di rimanere serio, se ne esce con questa specie di balletto alla Fred Astaire, e infine, come Macbeth, esce di scena. Muore.
Non sono un'abituale lettrice di Baricco, anzi. Per colpa di quella disgraziata opera di Omero, Iliade ho sviluppato fin dal liceo una specie di antipatia a pelle nei suoi confronti. So tuttavia che non posso fermarmi davanti a vecchi pregiudizi, perchè molto speso mi sono persa dei libri bellissimi, solo per colpa di brutte copertine o di varie dicerie sul loro conto. Anche Seta è frutto del mio e-book e la sua brevità, all'inizio, mi ha lasciata particolarmente sconcertata. La storia di Hervé Joncour è stata una scoperta. In sole trenta pagine, la poesia di una storia d'amore immaginaria nasce, brucia in una vampa al magnesio e si spegne, fra cose non dette e bugie incredibilmente verosimili e inaspettate.
La potenza evocativa di questo libro è incredibile. Il nome del lago Bajkal - nella ripetizione cantilenante del viaggio di Hervé per procurarsi i bachi da seta - è sempre diverso. sembra quasi di sentir raccontare una storia, di quelle vecchie, da tramandare a chi verrà dopo di noi. La donna dagli occhi non orientali, che non parla. Le lettere in caratteri giapponesi. I viaggi di Joncour. I fiori azzurri, come anelli alle dita di Mme Blanche.
Il finale è completamente il contrario di ciò che ci si potrebbe aspettare, ed è persino un lieto fine avvolto in un'immagine di morte e di addii, invece che un trionfo di romanticume.
Devo ringraziare un mio amico, nella cui casa ho visto il libro. Senza questa scintilla di curiosità non mi sarei nemmeno mai avvicinata a questo libro, che sa un po' di Madame Butterfly senza esserlo, con i piccoli bachi avvolti nei loro morbidi bozzoli che ricordano le farfalle.
Ps. Seta è anche un film con Michael Pitt e Keira Knightley. Dite che merita una sbirciatina?
Sto bassamente approfittando del mio e-book nuovo di zecca per leggere a ogni ora del giorno e della notte, ovunque io possa trovarmi. Ho alcune difficoltà tecniche, come, ad esempio, il tempo infinito che l'apparecchio impiega a girarmi la pagina se è particolarmente scarico, ma trovo che le mie letture aumenteranno di numero e forse anche di varietà. Non sono più costretta a raggiungere la biblioteca più vicina se ho un'improvvisa crisi di abibliofobia (paura di non avere libri a disposizione da leggere. sì, direi che è il mio caso).
Storia di una ladra di libri di Markus Zusak (mi piace troppo scrivere questo nome e non ne avrò mai abbastanza!) è ambientato nella Germania prima della Seconda Guerra Mondiale, dopo le Olimpiadi in cui Jesse Owens vinse le sue quattro medaglie d'oro. Liesel è figlia di un comunista (suppongo morto), di una donna deportata (suppongo morta) e sorella di un fratellino morto sotto i suoi occhi durante un viaggio in treno proprio all'inizio del libro (e lui è certamente morto).
Storia di una ladra di libri di Markus Zusak (mi piace troppo scrivere questo nome e non ne avrò mai abbastanza!) è ambientato nella Germania prima della Seconda Guerra Mondiale, dopo le Olimpiadi in cui Jesse Owens vinse le sue quattro medaglie d'oro. Liesel è figlia di un comunista (suppongo morto), di una donna deportata (suppongo morta) e sorella di un fratellino morto sotto i suoi occhi durante un viaggio in treno proprio all'inizio del libro (e lui è certamente morto).
La storia è narrata da un osservatore esterno, che più esterno proprio non si può: la morte. Il libro mi ha presa così tanto che sono stata svegli fino alle ore piccole nella notte fra sabato e domenica, dopo aver ricevuto il permesso da mia sorella minore. Lei dice che sono un'entità rassicurante, se leggo mentre lei cerca di addormentarsi, quindi ne approfitto. Voglio rimarcare che la Storia è scritta veramente bene, talmente bene che nonostante tutto mi è piaciuto sul serio e anche se in parte si è trattata dell'ennesima tirata sugli ebrei, non era completamente concentrato sugli ebrei. Mi sono quasi commossa, alla fine -SPOILER! Muoiono tutti tranne Liesel. E suppongo sposi Max prima di trasferirsi a Sidney. Come dico e come ripeto, Markus Zusak scrive in un modo che mi piace molto. Mentre leggevo, era come se fossi avvolta dalle sue parole, e pochi libri mi danno questa sensazione. Ultima noticina: il papà adottivo di Liesel mi sta molto simpatico, specialmente per come tratta Liesel fin dal suo arrivo.
Altre notizie su opere di Markus Zusak a presto!
Forse non sono io ad avere un problema. Forse Seth Grahame-Smith ha avuto un'infanzia difficile, circondato da sorelle talmente appassionate di Jane Austen da avergli fatto fare il grande passo ribelle contro l'autrice più letta dal pubblico femminile.
Questo libro è mitico. Io non sono esattamente un'ammiratrice di Jane Austen. Sì, l'ho letta. Ho letto TUTTO QUELLO CHE HA SCRITTO, compresa la sua raccolta di lettere e alcune opere minori. Ma questo libro è forse la cosa più spassosa, esilarante, assurda all'ennesima potenza che io abbia letto dopo John Green.
I miei motivi per leggere questo libro:
- Esiste il formato e-book, scaricabile gratuitamente.
- Mia sorella dice che le ha smontato il suo mitico libro preferito.
- La copertina.
- Matt Smith nella serie televisiva (e questo è un validissimo motivo!)
- La capacità di questo libro di riempire buchi narrativi e di stravolgere interamente la trama di Orgoglio e Pregiudizio della maestra Austen lasciando intatto il senso del libro.
Questo libro è mitico. Io non sono esattamente un'ammiratrice di Jane Austen. Sì, l'ho letta. Ho letto TUTTO QUELLO CHE HA SCRITTO, compresa la sua raccolta di lettere e alcune opere minori. Ma questo libro è forse la cosa più spassosa, esilarante, assurda all'ennesima potenza che io abbia letto dopo John Green.
Avevo intenzione di fare tutto per bene. Avevo il libro, una penna, un foglietto su cui annotare voci importanti e sensazioni man mano che progredivo nella lettura. Risultato? Ho perso il foglietto.
Per almeno 15 minuti la mia vita ha perso senso. Insomma, avevo annotato cose tipo: "Ursula K. Le Guin" e "Sutty" e "Farenheit 451" e altre robe del genere, fra cui il fatto che la protagonista è lesbica, il libro parla di sherpa possessori di antico sapere tramandato soprattutto oralmente in un mondo che è post-futuro, su un altro pianeta, dove la giovane indo-canadese Sutty si è trasferita per conoscere le culture e le storie di questi nuovi pianeti ed è rimasta delusa dal regime in stile Farenheit 451, così alienante e, purtroppo, così simile a quello della Bussola d'Oro, da pormi così tanti pregiudizi mentali, un po' come una palizzata nel cervello. Cose così. La vita di questa parte del mondo, più puro e semplice, è legata a una filosofia similbuddhista, e va bene, perchè può darsi di tutto sugli altri pianeti, no? Insomma, dando un'occhiata a serie televisive stile Star Trek e Doctor Who o guardando Star Wars uno si fa un'idea molto eclettica del resto dell'universo. Questo libro mi ha attirato soprattutto perchè è stato scritto da Ursula K. Le Guin. Insomma, la copertina non è granchè per una minimalista come me.
Si tratta di un viaggio spirituale di una persona ben disposta nei confronti della sapienza in tutte le sue forme, ma con quel pizzico di minestrone cosmico tipico delle filosofie orientali. ADORO l'idea delle caverne a 5000 metri d'altezza che possiedono al loro interno delle biblioteche gigantesche, magari le ultime del pianeta. Adottatemi.
E' universalmente riconosciuto che Douglas Adams sia un genio. Incompreso? Forse. Volgare? Talora. Ma ha contribuito ad aumentare il livello di soddisfazione nell'intera Via Lattea e i suoi libri sono una fonte inesauribile di ispirazione per il più becero sarcasmo. Io lo adoro praticamente soltanto per questo.
In questo terzo capitolo sulle avventure di Arthur Dent la situazione irreale verte sul gioco del cricket, sulla sua invenzione malsana e sanguinaria e su quanto i computer siano dannosi per il genere umano. Purtroppo il grande amore della mia vita - il robot Marvin - ha veramente una minima comparsa all'interno di questo libro, ma mi rassegno, come sempre, e aspetto il prossimo appuntamento con Douglas Adams, sperando di ritrovare segni della nera depressione del mio robottino preferito.
Audrey Niffenegger è diventata la mia scrittrice donna preferita. Aveva già parlato di lei nel post #22, per il suo romanzo che è diventato un film (ps: l'hanno fatto di recente in televisione!), ma penso che si sia cimentata al suo meglio nella storia raccontata in Her Fearful Simmetry.
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?
- Chi ha notato la somiglianza - in realtà la citazione - dalle Songs of Experience di William Blake, in particolare da The Tyger (voi non mi vedete, ma sto alzando la mano, peggio di una scolaretta elettrizzata dal caffè!)?
- Quanto sembrano passate di moda le storie di fantasmi, specialmente per le persone della mia età? Insomma, noi non leggiamo più E.A.Poe, a meno che non siamo fortemente motivati (parlo per me. Magari in giro c'è un gruppo di sfegatati fan di Edgarino. Ragazzi, vi lovvo!)
- LA CITAZIONE A DOCTOR WHO DELL'ERA DI DAVID TENNANT!!!
- Per ora non mi viene in mente altro.
Comunque. Magistrale. La malattia di Martin. L'amore di Marijke per Martin. L'incredibile colpo di scena delle gemelle Edwina (Edwina!) ed Elspeth. Rileggerò questo libro. A breve. E' una promessa.
Mai fidarsi delle persone dal loro vestito. L'abito non fa il monaco. La frutta è più bella sotto la buccia che fuori. E mai giudicare un libro dalla copertina, perchè, nel bene o nel male, rischierai sempre una grossa delusione. L'immagine di copertina di Belle per sempre di Katherine Boo è stata il mio specchietto per le allodole.
Vorrei che tutti si concedessero un momento per ammirare la bellezza della foto di copertina. Dopo aver tutti sospirato di fronte all'immagine suggestiva, vorrei solo rimarcare il fatto che, se non avessi ostinatamente terminato il libro e letto la postfazione della scrittrice, avrei bocciato il libro come uno dei peggiori ce mi fossero mai capitati. Invece, è una storia vera. Di persone vere, o comunque verosimili. Gente in carne e ossa che combatte ogni giorno per la sopravvivenza, contro la corruzione, per la corruzione, contro i ricchi, contro i poveri. Ad averlo saputo prima, avrei affrontato la lettura in modo diverso. Mi sono quasi commossa per il personaggio di Manju, che cerca di riscattarsi al suo meglio tramite la cultura e che invece ha una madre superficiale e profonda allo stesso tempo. Il libro ha risvegliato in me il leone compassionevole dell'indignazione contro la situazione impossibile delle baraccopoli, contro il mito del Terzo Mondo che sta uscendo dalla povertà e dall'immondizia. Mi dispiace, ma qui Madre Teresa non c'entra più niente. Non è la povertà il problema, ma la mentalità diffusa. Questo libro apre gli occhi su molti pregiudizi affabilmente accettati e universalmente riconosciuti. C'è denuncia nelle sue immagini a volte disgustose, presentate semplicemente nella loro crudezza e nella loro umanità. Perchè, lo sappiamo tutti, l'uomo in fin dei conti è soprattutto cattivo.
Sono rimasta infognata per più di dieci giorni per leggere questo opuscoletto firmato da Ken Follett. Non sono state solo le 1000 e passa pagine a trattenermi così a lungo, ma l'effetto epopea che pervade tutto il libro. Infatti la trama del libro copre un periodo temporale di decine di anni, passando su tre generazioni di persone (in realtá due e mezzo, perchè non si sa esattamente ciò che succede ai membri dell'ultima generazione). L'ambientazione è medievale, ben documentata- il che è stata una piacevolissima disattesa delle mie aspettative. Peccato il sesso e tutto ciò che ne è conseguito. Infatti, per quasi tutto il libro la trama viene interrotta con idilli romantici, quasi sempre sfocianti in coiti molto "maschili", ovvero piacevoli fin da subito. Ah, le balle che si raccontano i maschi! So da fonti certe di carattere squisitamente femminile, anche se non per esperienza personale, che la cosa all'inizio non è così piacevole come viene dipinta. Ma vabbè.
Il tomo è un po' ingombrante, ma a parte le mie riserve morali ammetto che non è niente male. Amen.
Il tomo è un po' ingombrante, ma a parte le mie riserve morali ammetto che non è niente male. Amen.
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