lunedì 6 aprile 2015 0 commenti

#25: Cose Fragili

Io credevo di amare Neil Gaiman e si suoi libri. Insomma, persino il concetto di base di American Gods mi è piaciuto.
  Indagando un po' in giro su blog letterari, ho scoperto di non essere l'unica ad aver ricevuto una notevole delusione da questo libro. La presentazione era perfetta. Era un' antologia, il fior fiore del talento gaimiano, a metà fra il gotico, il realistico, il fantastico, insomma tutto ciò di evocativo che può piacere alla mia generazione. Ho letto il primo racconto con entusiasmo. Sherlock! Che non è veramente Sherlock! In un mondo non esattamente da Sherlock ma praticamente uguale! I racconti in poesia sono stati quelli che mi sono piaciuti di più. Tuttavia molti racconti mi sono scaduti nel volgare. Insomma, quello ambientato nel mondo di Matrix era carino, se conoscevi già la storia. E' più facile immaginare qualcosa di fantascientifico quando l'hai già visto. La storia su Susan Pevensie è stata assolutamente sbagliata. Non si fanno certe cose. Non è giusto stravolgere le cose ambientate in un mondo per bambini aggiungendo del sesso soltanto per darci la patina da "roba per adulti". E' volgare. C'è modo e modo di rielaborare i miti.
 Mi aspettavo una storia come American Gods, cioè un seguito della storia di Shadow, ma nemmeno le storie sul genere Il figlio del Cimitero sono state soddisfacenti. E' troppo chiedere un florilegio gaimiano senza sesso? Ahimè, rischio di rimanere a bocca asciutta per le mie prossime letture.


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#24: Amabili Resti

  La storia della morte di Susan Salmon descritta da Alice Sebold in Amabili resti (Lovely Bones in inglese) si esaurisce nel primo capitolo. Lei muore dopo essere stata violentata da un insospettabile - benché strano - vicino di casa. Che la uccide. E non è nemmeno la prima vittima di quest'uomo. Ma il signor Harvey la fa franca e nessuno sospetta di lui.
  Il resto del libro parla delle indagini della polizia, anche se non è l'argomento principale. Ciò di cui veramente parla il libro è la vita che va avanti dopo la morte di Sue, ciò che succede alla sua famiglia, al signor Harvey, ai suoi amici. In pratica è tutta una tirata sulla rielaborazione del lutto, sulle varie fasi e sul fatto che quasi ogni personaggio reagisce in modo diverso. Insomma, la mamma di Sue tradisce il marito con l'investigatore che segue le indagini. Il padre quasi impazzisce. La sorella viene continuamente confrontata con Sue finché non riesce a emanciparsi completamente dal suo ricordo e alla fine si sposa. Un'amica/non-amica di Sue può vederla e tutta la sua vita è influenzata da questo. Susan stessa vive in questa specie di Paradiso personale in cui conosce altre anime. In questo posto lei può costruire o modificare ciò che la circonda, oltre a vedere ciò che accade sulla Terra e cercare di intervenire o farsi sentire dai suoi cari.
  La cosa più interessante è forse la storia da serial killer sul signor Harvey, che non viene narrata, ma che sarebbe stato un colpo di genio approfondire. Insomma, si tratta di un thriller. Comunque, non è stato un libro molto emozionante e avevo aspettative maggiori su questo romanzo. Sorry. Però la copertina del libro mi è piaciuta. Un sacco. Ecco perchè sono rimasta imbrogliata.



mercoledì 1 aprile 2015 0 commenti

#23: Hiroshima. Per non dimenticare (storia di Yukiko)

  Non amo i libri storici che parlano di persone vere o comunque presentate come tali. A meno che non siano diari - e i diari tendono a essere molto noiosi, se non si è appassionati al genere e disposti a sorbirsi i giri mentali di un'altra persona - non li ritengo plausibili. Insomma, puoi fingere di essere una persona storicamente vissuta, che ha sofferto e parlato e mangiato e pianto e respirato, ma non potrai mai sapere che cosa ha realmente pensato o provato. La storia di Yukiko purtroppo appartiene a quel genere di libri che ti costringono a leggere per scuola. Ci sono persino delle tracce per temi alla fine del libro! E' stato scritto da Camilla Salvati e risale al 2004. Sono poco più di 90 pagine e lo si legge in mezz'ora.
  Ammetto di averlo letto solo perchè mia sorella ne aveva decantato le lacrimevoli proprietà e io talvolta sono tanto masochista da volermi commuovere grazie a un bel libro scritto bene. La vicenda di Hiroshima e Nagasaki è terribile. In casa abbiamo un altro libro sull'argomento, che io evito accuratamente di leggere nei miei giorni della luna per evitare di allagare casa e di consumarmi gli occhi a furia di lacrimoni. E' oggettivamente terribile. Il fatto poi che mia sorella ne sia rimasta commossa senza avere particolari ormoni in circolo mi aveva incuriosita ancora di più. E. Invece. No.
  La storia di Yukiko è triste, anche perché uno sa già che, 99 casi su 100, se leggi una storia sull'atomica, qualcuno alla fine muore, di solito il/la protagonista. Il problema è che il libriccino in questione è scritto male. Ci sono errori di stampa. Ci sono palesi orrori di ortografia, come "cigliegio". Per parecchie pagine ho pensato che fosse stato scritto subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, dato l'uso di parole che, bene o male, tendevano all'arcaismo, e invece no. Poi ho creduto che lì dove erano presenti simili errori l'autrice cercasse di ricreare il linguaggio sconnesso della protagonista, che è giovane e ci mette metà libro a morire. La tesi funziona solo fino a un certo punto, cioè quando, molto in teoria, da quello che ho capito, sono riportate delle pagine dal diario che Yukiko scrive non appena si riprende dall'esplosione.
  E' una storia pacifista, e molto. Piacerà a chi si vuole nutrire di viaggi mentali di un'europea su un disastro tragico vissuto da persone di mentalità e cultura orientale.


lunedì 30 marzo 2015 0 commenti

#22: La Moglie dell' Uomo che viaggiava nel Tempo

I viaggi nel tempo sono la mia passione. Per questo sono vagamente fissata con serie televisive come Doctor Who o comunque con libri che trattano del tempo o di viaggi nel tempo. La moglie dell'uomo che viaggiava nel Tempo di Audrey Niffenegger è un bel libro di fantascienza romantica. E' abbastanza ovvio che alle parti che descrivevano la vita coniugale dei due protagonisti ho decisamente preferito gli intrecci mentali che portavano ogni pezzo dell'incastro al suo posto nel corso degli anni. All'inizio temevo che questo libro non fosse altro che un'imitazione di qualcosa che conoscevo già, cioè il rapporto esistente fra River Song e il Dottore (sempre riferendomi a Doctor Who, come farò per le prossime righe!): lui e lei si conoscono, ma nell'ordine sbagliato. Lei ha una vita abbastanza lineare - intendo nel libro - mentre lui può viaggiare nel Tempo - nel libro e nella serie. Poi, dopo aver notato un certo numero di congruenze, ho cercato la data di pubblicazione del libro, per sapere se era stato prima scritto il libro e poi la sceneggiatura o viceversa: insomma, chi aveva ispirato chi. E, rullo di tamburi, il libro è stato scritto nel 2003. La nuova versione di Doctor Who forse era ancora nella testa di Russell T. Davies, ma nulla più. Nulla di pubblico, quindi. Chapeau davanti alla splendida storia costruita da Niffenegger. Da leggere. Tante. Tante. Ma veramente tante. Volte.
sabato 28 marzo 2015 0 commenti

#21: Vita di Pi

È la seconda volta che leggo Vita di Pi. La prima lettura si è svolta l'anno in cui è uscito il film al cinema, d'estate. Ne sono rimasta colpita, anche perché poi i miei propositi in merito al libro sono stati: rileggerlo! E ora, a distanza di pochi anni, ho riprovato a tornare aulla scialuppa con  Pi, ad avere la sua stessa incertezza a proposito della sua sopravvivenza,  a gioire per ogni risultato per cui Piscine Patel gioiva. E rimango ancora sconvolta quando Pi, ormail al sicuro in ospedale, dà la doppia storia del suo viaggio ai due poveri funzionari giapponesi venuti a indagare sul naufragio della nave su cui inizialmente Pi, la sua famiglia e gli animali dello zoo si erano imbarcati. La prima storia è quella che Pi ci ha fornito per più di ottanta capitoli, quella che spinge il lettore a partecipare al totale annichilimento e alla rinascita del protagonista. È un romanzo catartico, cone tutti i romanzi dovrebbero essere. Mi spiaceil giudizio di certi critici, per cui il romanzo di Yann Martel è SOLO una gigantesca allegoria, che Pi è la tigre, il cuoco la iena, la mamma l'orango è così via. Come dice Pi, l'importante è che la storia sia bella. E la prima storia è bellissima.

martedì 24 marzo 2015 0 commenti

#20: Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo. Il ladro di Fulmini

Non ho letto questo libro di mia spontanea volontà. Non mi è piaciuto granché. L'ho letto in fretta soltanto su richiesta del mio fratellino, che ha tredici anni e mezzo, perchè...be', diciamo che ho perso una scommessa. Ho letto il libro fra ieri pomeriggio e stamattina, quindi fa per me una specie di mezzo record, perchè sono qualcosa come trecentosessanta pagine di interesse medio-basso per una classicista purista come la sottoscritta.


Innanzitutto, gli elementi positivi:
  • la copertina (apprezzo la grafica da elaboratore elettronico);
  • la fantasia (la trasposizione dei miti nel mondo moderno ha avuto una simpatica rielaborazione. Per esempio, l'Hotel Lotus per simulare i Mangiatori di Loto di omerica memoria. Chapeau.)
  • la distorsione malata dei miti (ovvero: come gli americani reinterpretano ogni. Minima. Cosa. In chiave americana. Incredibile, lo trovo talmente ridicolo che quasi mi è simpatico.)

E ora, le note dolenti:

  • Percy Jackson si comporta come un ragazzino più grande di quello che realmente è. Sono molto dispiaciuta per questo fatto, perchè sarebbe bastato aumentare l'età anagrafica di uno o due anni. Per adesso, l'effetto è come quando si va a teatro e un'attrice è vestita da uomo perché interpreta un personaggio maschile. Insomma: puoi comportarti in ogni modo immaginabile, ma sarai sempre quello che sei (e i numeri fortunati sono 12, 23, 27 e 35!)
  • Certe elaborazioni del mito sono fatte bene, per carità, ma altre decisamente no. Dioniso. Il Campo Mezzosangue. L'Olimpo. Preferisco un'americanizzazione scritta da un inglese (i riferimenti a Neil Gaiman e ad American Gods sono del tutto casuali!) in cui il pot pourri è talmente costruito stonato e caotico che per forza ci si può infilare di tutto.
  • Non sono una fanatica delle serie: l'unica trilogia decente è Il Signore degli Anelli, i cui libri in realtà non sono altro che macrocapitoli, e i libri de Le Cronache di Narnia sono talmente carini anche letti singolarmente che risultano quasi accettabili. Per adesso, mi indispone il fatto che i libri di Percy Jackson lascino aperta la questione senza risolversi. E' quasi peggio di Sherlock Holmes. O di Harry Potter. Nelle serie i personaggi si perdono. Mutano, cambiano, evolvono; ci si affeziona a qualcuno e poi lo si odia, lo si abbandona perchè qualcun altro è più simpatico. Non sto parlando dei protagonisti, che saranno amati qualunque cosa succeda, ma dei personaggi secondari, talmente piatti da essere odiati (Clarisse) o talmente complicati da essere affascinanti (Luke).
  •  Odio questo genere di letteratura per ragazzi. Forse in inglese è un gran pezzo di bravura letteraria, ma in italiano la traduzione lascia un po' a desiderare. Io so che se non si fosse appassionato alla serie, mio fratello probabilmente non leggerebbe niente di niente e quindi meglio Percy Jackson del NULLA cosmico. Però, io so che lui continua a compiere errori di ortografia e grammatica perchè si è fermato a leggere solo Percy Jackson. Non pretendo che legga Indro Montanelli o Buttafuoco. Però...
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#19: Un Perfetto Gentiluomo

Sono prevenuta nei confronti dei libri che esordiscono promettendo una lacrimevole storia post-bellica. Danno sempre la sensazione che ci sarà una tale tirata sugli orrori della guerra che lo scopo ricreativo del libro sarà come attirato e inghiottito dalla voragine della disperazione creata da tutto ciò di brutto e disperato che la guerra, specialmente l'ultima guerra mondiale ufficiale, ha portato con sè. Comunque.
Un Perfetto Gentiluomo di Natasha Solomons era partito col piede sbagliato: una coppia di poveri immigrati tedeschi ebrei arriva in Inghilterra con la figlia piccola: lui è disposto a fare carte false per integrarsi, lei è troppo legata alla famiglia- probabilmente morta- che ha lasciato in Germania, mentre la bambina cercherà assolutamente di rinnegare la propria ebraicità da grande.


Quello che mi è piaciuto veramente di questo libro, a parte le incantevoli e incantate descrizioni della campagna del Dorset, è stato il completo cambiamento dei personaggi: lui ha raggiunto il suo scopo principale di diventare un vero Inglese, ma lo fa nel momento in cui smette di sforzarsi; lei smette di pensare ai morti e alla sua famiglia in una spirale maniaco-depressiva quando lei stessa, tramite un processo di quasi morte-rinascita accetterà il proprio lutto e lo risolverà nel rapporto con la figlia, che smetterà di rinnegare i genitori o di sentirsi imbarazzata per essi e comincerà a riavvicinarsi tramite la cucina.
Effettivamente, le parti scritte meglio sono quelle che riguardano le descrizioni del paesaggio. Impossibile non innamorarsi della campagna inglese, dopo aver letto questo libro. E di non apprezzare meglio il proprio ambiente, magari guardandosi più spesso in giro e chiedendosi come mai abbiamo smesso di vedere il GRANDE MAIALE LANOSO DEL DORSET! *Est scappa dopo aver lanciato un'occhiata truce ai presenti, gettando le braccia al cielo e gridando: "Akalaaaaaaaaaah!" come la pazza che realmente è*

lunedì 23 marzo 2015 0 commenti

#18:L'uomo che voleva fermare il Tempo

Io ho un problema con due tipi di libri, anzi con tre:

  1. I libri scritti da autori che mi piacciono (Ray Bradbury, Neil Gaiman e John Green, per ora sono i miei tre preferiti)
  2. I libri che parlano di libri o di biblioteche o di paraletteratura.
  3. I libri che parlano del tempo.
Questi ultimi li leggo sempre un po' a rischio, un po' per colpa del mio puritanesimo un po' perchè essendo una whovian mi sono ben informata su ogni varia interpolazione e variante del concetto "Tempo". Questa grandiosa introduzione serve semplicemente per dire che questo libro è stato scelto senza esitazione: 

Dor acquisisce la capacità di diventare il tempo stesso dopo aver speso buona parte della sua vita a calcolarlo. E' una punizione, un'espiazione per la sua colpa fatale - un hamartia- come direbbe la nostra buona Hazel Grace Lancaster. E da uomo preistorico si ritrova nella grotta che in realtà non è un posto ad ascoltare le conseguenze della sua invenzione-scoperta? intuizione?- del tempo, finchè il vero Padre Tempo (ma su questa interpretazione sono un po' incerta) non decide di mandarlo a salvare alcune anime sulla terra, una ragazza che vuole suicidarsi per amore e un vecchio che vuole criogenarsi per non morire. 
La storia non è male. Manca un po' di struttura narrativa e lascia al lettore il compito di tappare buchi con la propria fantasia lì dove il libro si ferma o risolve la questione con risposte insoddisfacenti. Non è un libro pessimo, ma è un pot pourri un po' troppo vario per poter in un qualche modo accontentare la voglia di leggere un libro di un genere specificato. Per carità, io sono per la libertà dei generi letterari (tragedy, comedy, history, pastoral, pastoral-comical, historical-pastoral... Hamlet, II, 2, 1477), ma mettere troppa carne al fuoco lascia insoddisfatti. La storia però è originale, l'ho dovuto leggere tutto d'un fiato per non scervellarmi troppo! Spero di rileggerlo presto. 


sabato 21 marzo 2015 0 commenti

# 17: L'eleganza del riccio

 Pochi libri mi commuovono. Colpa delle stelle l'ha fatto, ma ero nei miei giorni della luna e quindi i miei ormoni avevano creato nella mia mente lo stato indipendente di Lacrimolandia. In pratica, non conta come precedente. Inoltre, pochi libri influenzano preponderantemente il mio modo di agire nei confronti del mondo esterno. Memorie di una geisha ha soltanto portato davanti ai miei occhi un modello culturalmente irraggiungibile, almeno per me.
 L'eleganza del riccio di Muriel Barbery mi ha commossa e ispirata.


 Le due protagoniste, Paloma Josse, dodici anni-quasi tredici, e Renée Michel, vedova e portinaia, sono entrambe creature fuori dal comune per la loro intelligenza. Quando parlo di intelligenza, intendo ciò che dice il famosissimo abate benedettino Lupo di Ferrières (su cui ho scritto la tesi di laurea, ecco perchè lo conosco!) sul modo di ricevere la propria saggezza: uno può ricercare e trovare la saggezza nei libri, per ispirazione divina o per predisposizione naturale. E chi parla è vissuto nel IX secolo (ai tempi di Carlo Magno, per intendersi). Paloma è intelligente per predisposizione naturale. Renée è intelligente perchè ha ricevuto un'illuminazione e perchè ha assecondato questo movimento del suo spirito, alimentando la fiamma tramite le letture. Inutile dire che Mme Michel è il mio personaggio preferito, non tanto per la questione giglio-nel-fango o tengo-nascosta-la-mia-intelligenza-perchè-ho avuto-traumi-infantili. Renée persevera nella sua crescita personale, non calpesta gli altri, non vive solo per se stessa -come invece, ahimè, Paloma dall'alto dei suoi quasi tredici anni fa- ma cerca inconsapevolmente un termine di paragone continuo perchè la sua intelligenza è a tutto tondo, fine e delicata. Doveva sposare Monsieur Ozu. Doveva continuare a conversare con Paloma e con Manuela. Ma non lo fa (SCINTILLIO!: perchè lei muore e io ci rimango molto male quando succede, perchè succede nel bel mezzo di un atto gratuito di bontà).

Questo libro mi ha ispirata:
  • a comportarmi in modo più fine, conscia di ogni atto che compio a questo mondo;
  • a parlare con attenzione per esprimere al meglio il mio pensiero;
  • a incrementare le mie letture di autori russi (LO SO!), in particolare Tolstoij nonchè Lev;
  • a leggere per cercare la bellezza nei libri;
  • a guardarmi sempre intorno con occhi nuovi per cercare la bellezza anche dove sembra non essercene granché;
  • a rileggere questo libro con una cadenza mensile per non dimenticare mai quanto sia stato importante per me leggerlo adesso e in particolare per come abbia fatto quadrare il cerchio in una situazione un po' particolare;
  • infine, ad amare le camelie.



mercoledì 18 marzo 2015 0 commenti

#16: Il Popolo dell'Autunno

Io adoro questo libro. Io adoro Ray Bradbury. Il Popolo dell'Autunno è uno dei miei libri preferiti, l'avrò letto e riletto una decina di volte e conto di leggerlo ancora fino alla fine della mia vita.


  1. Partiamo dal titolo: Il Popolo dell'Autunno.In realtà il titolo in inglese, cioè Something Wicked This Way Comes, proviene dall'atto I scena IV (4, per le povere persone che non sanno leggere i numeri romani :-P) del Macbeth di Shakespeare. Il distico fa: By the pricking of my thumbs/Something Wicked this way comes. Il che include anche la citazione del prurito ai pollici, ben presente all'interno del libro (se non sbaglio quando Charles Halloway è in biblioteca e tiene quella lezione magistrale sulla malvagità e sul bene a Will e a Jim), così come il titolo del libro è citato, a qualche riga di distanza.
  2. Il popolo dell'autunno. Parliamone. A parte il Mangiatore di Lava, lo Scheletro, il Nano, come si fa a non rimanere piacevolmente incantati dall'UOMO ILLUSTRATO, o dalla STREGA DELLA POLVERE o dall'UOMO ELETTRICO? Le immagini sono talmente evocative e così piene di immaginazione, che basterebbero da sole a fornire materiale per mille storie a sè stanti!
  3. Le attrazioni del Luna Park! La giostra degli anni, o le statue di cera o gli specchi, fatti di inverno in cui ci si può affogare, vedendo se stessi invecchiati di uno tre dieci cento anni!
Quindi, bisogna leggere questo libro assolutamente almeno una volta nella vita, se non due, tre o mille altre. Il potere evocativo delle parole di Bradbury ha raggiunto il suo apice in questo libro e nulla al mondo mi farà mai pensare il contrario.
PS. Non toccatemi Bradbury. Potrei infervorarmi e uccidervi involontariamente.
PPS. E non toccatemi neppure Il Popolo dell'Autunno. E' un capolavoro. per questo potrei uccidervi con piena cognizione di colpa, invece.
 
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