martedì 29 settembre 2015 0 commenti

#61: Harry Potter e la Pietra filosofale

Io non sono una Potterhead. So che questa non è una colpa, perchè i gusti sono gusti, ma Harry Potter (il film, non il libro) non. Mi. E'. Mai. Piaciuto. Mai. Ho avuto una specie di rifiuto fin dall'inizio, senza aver mai letto i libri se non il terzo della serie (semplicemente perchè me l'ha regalato una zia nonostante il divieto dei miei genitori. Diciamo che troppa magia è proibita nella mia famiglia). E anche quello non è che mi facesse impazzire. La cosa divertente è che non ho mai capito perchè Harry Potter - come libro, film o personaggio - piacesse così tanto. Per me non ha mai avuto senso. File e file di persone davanti alle librerie, manco fosse Tolkien (Tolkien prima dei film, ovviamente! Tom Bombadil rocks!!!). Comunque, i gusti sono gusti. Ho subito critiche da una sacco di persone per la mia fissa con il Silmarillion, quindi Harry Potter poteva piacere a chiunque. Ultimamente ho avuto la fortuna di incappare in un sito di libri. Tra gli scaricati ho deciso di infilare anche HP, ovviamente tutti, per cercare finalmente, in un'età un po' più critica, cosa abbia di speciale quest'opera. Be', per adesso, è un libro per bambini che parla di una scuola di magia. Semplicemente questo. Mi secca un po' la faccenda dei Babbani (in italiano "babbano" è sinonimo di babbeo :-( ), di questa specie di rifiuto tecnologico dei maghi. Ci sono alcune imprecisioni sulla pietra filosofale e sull'alchimia, ma le versioni sono tante, come per la mitologia greca. Effettivamente, mi è piaciuta la scena degli scacchi...ma per il resto è una storiella, che rientra perfettamente nel suo genere per bambini. Mi aspettavo, da brava secchiona, di trovare un po' di fascino nella figura di Hermione, ma per adesso non sento alcuna ispirazione. Mi verrà con i prossimi libri, suppongo. Alla prossima puntata con HP allora!


lunedì 28 settembre 2015 0 commenti

#60: The Help


Certi romanzi richiedono impegno per essere letti. In certi punti sono pesanti, quasi come passi nel fango profondo (eh, sì, esiste il fango profondo così come esiste quello di superficie. La differenza consiste nella quantità di pianeta che poi uno si ritrova nelle scarpe...). The Help di Kathryn Stockett non appartiene a questo genere di romanzi. Ho vissuto di questo libro per un giorno e mezzo, mettendo a dura prova la mia vescica, tenendo persino conto che questo è il mio primo libro completamente letto nell'e-book. La storia è narrata coralmente: ci sono alcune domestiche negre, ognuna con il suo carattere e il suo modo di approcciarsi alla propria condizione; ci sono le donne bianche, ognuna con i propri pregiudizi razziali e classisti. La storia si fa praticamente da sè, se non fosse che per la sua intensità e per il suo fattore di non so neanch'io cosa, perchè si tratta di quello che ci tiene col naso attaccato alle parole per non perderci nemmeno un istante della storia. A me The Help è piaciuto. Molto più di 12 anni schiavo, nonostante parlino più o meno degli stessi argomenti. Ormai ho passato il pdf a tutti quelli che conosco, anzi, avendone la possibilità, se qualcuno me ne fa richiesta sulla mail (estcaprifoglio@gmail.com) glielo passo volentieri. Spargiamo l'amore! Continuate a leggere!

venerdì 31 luglio 2015 0 commenti

#59:La Galleria dei Mariti Scomparsi

 Juliet Montague (quanto è parlante questo nome?!?!) non può muoversi. Nella sua vita è immobilizzata a causa di una spiacevole condizione. ha due figli, ma nessun marito. Cioè, il marito c'era, poi è scomparso e l'ha abbandonata. Il romanzo di Natasha Solomons (cfr post #19, praticamente secoli fa!) si snoda in un ambiente ebraico molto conservatore. Juliet è una specie di outsider, non mangiando kasher tutti i giorni che deve o non compiendo tutti i rituali della brava ebrea. Però è brava a capire l'arte. E mette su una galleria di artisti - di talento e non, amici e non, di ogni genere e religione - solo con il suo fiuto per le cose belle. Non è una cosa molto da ebrea e i suoi glielo fanno notare. Però il suo essere così com'è, con i piedi in due staffe - il mondo della sua famiglia e della tradizione e il mondo brillante ed effervescente dagli Anni Sessanta in poi - la confondono. Lei è un' agunah, ma quando si trova l'amante lo fa persino a discapito dei figli. Quando scopre che il marito che l'ha abbandonata in realtà è fuggito in America dalla sua famiglia precedente, che lui credeva sterminata, lei va avanti.
  Questo libro mi ha lasciata leggermente perplessa. E' scritto bene, per carità, e ci sono parecchie sensazioni "artistiche" che evocano mondi non destinati a noi comuni mortali. Però nessun personaggio ha catturato il mio cuore e il finale, aperto e chiuso e inconcludente ma misteriosamente conclusivo, non mi ha emozionata.

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#58: La fabbrica delle Meraviglie

Sharon Cameron non è una scrittrice come tutti gli altri. Su Goodreads risponde tranquillamente a chi la contatta educatamente. E' vivace e brillante, come si può ben notare. Ebbene, fra un capitolo di storia moderna e un altro, nel momento in cui mi sono trovata alle prese con il suo romanzo, sono subito rimasta colpita dal fatto che il suo romanzo mi sia veramente piaciuto. Non succede spesso che racconti alla Jane Austen colpiscano la mia fantasia, ma ciò è accaduto. La magia della lettura non ha avuto un vero e proprio inizio, dato che quando ho cominciato, complice il risvolto di copertina, avevo già ben in mente il tipo di storia che avrei letto, con tutti i miei pregiudizi di genere. E invece il personaggio troppo femminile di Katharine Tulman, diciassettenne inviata dalla terribile zia a controllare la salute mentale di un ricco e bizzarro zio, è stato presto soppiantato dagli altri personaggi e dalla storia di per se stessa. Non dico di aver capito fin dalle prime righe chi era il signor Lane Moreau (VOGLIAMO PARLARE DEL FINALE??? Ma qualche angioletto buono della rete mi ha spoilerato l'esistenza di un secondo volume legato a questo romanzo...*grandioso sospiro di sollievo*), o del fatto che il signor Ben Alridge mi puzzava di poco di buono fin dall'inizio. Lo zio era evidentemente autistico, e d'accordo, mentre la stessa Katharine ne passa di cotte e di crude per colpa di un'intossicazione da oppiacei e per i suoi pregiudizi londinesi alla Jane Eyre. Sono in lutto per Davy e per Bertram. Questo libro però era abbastanza realistico e abbastanza steampunk alla Jane Austen da essermi piaciuto veramente tanto.


lunedì 20 luglio 2015 0 commenti

#57: La biblioteca Dei mille Libri

Il 14 agosto 1947, a mezzanotte, nacquero i due stati indipendenti di India e Pakistan. Insomma, i musulmani migrarono verso il Pakistan e gli indù restarono in India, in linea di massima. Fu un vero e proprio gioco al massacro e i giorni precedenti alla creazione dello stato del Pakistan furono stracarichi di tensione. Il libro di Irfan Master tratta di questo periodo, raccontato in prima persona da un bambino musulmano. In realtà i libri del titolo non c'entrano granchè. il titolo originale, traducibilissimo, era A beautiful Lie. Rivelatorio e straordinario. Bilal, pur di proteggere il padre in punto di morte da tutti i disordini e i pericoli che stanno stravolgendo l'India, non gli racconta niente, aiutato dai suoi amici nel difficile compito di tenere segreta la grande bugia.
  Io non vorrei sembrare pignola ma Irfan Master...

...e il suo libro...
catturano profondamente l'attenzione, più che altro per gli espedienti dei bambini e per la loro visione del mondo. Alla fine, anche se non vogliono, la loro amicizia si spezzerà per forza. E' inevitabile. E' il fato.
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#56: L'amica Geniale

Elena Ferrante è famosa. Ma tanto. E non solo in Italia, ma anche all'estero. E non si sa nemmeno chi è. Io, ad esempio, sono venuta a sapere della sua esistenza per colpa del promoter della Mondadori. Mi ha incuriosito il fatto che dietro allo pseudonimo di una donna potesse esserci un uomo, quando di solito succede il contrario. Comunque, L'amica geniale.


E' il primo volume di una saga di quattro romanzi. Tutto comincia con una telefonata nel cuore della notte: Lila è scomparsa, il figlio preoccupato chiama la migliore amica della madre di quando erano bambine, anche se lei vive a Torino, e le chiede se lei è lì. Ovviamente no, e così comincia tutta la lunga storia del periodo di infanzia e di adolescenza di Lila, Lenù e le altre persone legate nella loro vita in una delle periferie di Napoli.
Non è il genere di libri che mi piace leggere, perchè si rimane con l'amaro in bocca alla fine e perchè le trilogie, le quadrilogie e tutte quelle serie di libri che non terminano più un po' mi nauseano, come le soap opera.

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#55: La fantastica storia dell'ottantunenne investito dal camioncino del latte

Sono ancora viva! E straordinariamente sono impelagata con una gran quantità di libri che vorrei leggere ma che non ho il tempo di leggere. Circa un mese fa (infatti dovrei controllare su OPAC SEBINA, ups!) ho preso in prestito L'amica geniale e Giulio Cesare  in una delle mie biblioteche. Il primo libro è filato bene, insomma, un libro ovviamente da recensire nel prossimo post, quindi non mi sbottono troppo. Poi siamo finiti io, mia sorella e mio fratello in un'altra biblioteca mentre aspettavamo una visita dalla dottoressa. E qui è successa la catastrofe. Perchè ora ho due libri in prestito a Medicina. Due in Sala Borsa. E cinque al mio paese. E la cosa impressionante è che:
1) mi sono appena accorta che devo leggere e restituire Giulio Cesare entro il 24.
2) sto leggendo anche parte dei libri di mia sorella.
Infatti, La fantastica storia dell'ottantunenne di J.B.Morrison, era nel SUO mucchio di libri. Vabbè, si vive una volta sola.

  La storia di per sè è triste. Frank ha appena superato la fatidica soglia degli ottantuno anni; vive da solo; la figlia vive in America con la sua famiglia. E lui sta cominciando a perdere colpi. Non è stata soltanto la morte della moglie anni prima (era lei che pensava a tutto, mentre lui faceva il dandy capellone). Così tutta la storia verte sul periodo in cui Frank riceve le visite domiciliari di un'infermiera di un'agenzia, perchè si è rotto un piede dopo essere stato investito dal camioncino del latte. Kelly Natale - ma MUOIO dalla voglia di sapere qual è la traduzione inglese!- diventa la sua assistente, e Frank crolla, perchè finalmente qualcuno si prende cura di lui e lui ha qualcosa da fare, tipo farsi bello o pulire casa o far finta di mangiare sano o andare al mare con lei. Però non ha molti soldi, perchè ha le mani bucate. Non compra nulla di utile. Buona grazia che prende qualcosa da mangiare. Non può quindi permettersi di allungare il periodo di assistenza di Kelly. Questo, aggiunto alla demenza senile, è bene o male la struttura ossea dell'intera vicenda.

Piccole considerazioni:
  • quando ho visto il titolo ho pensato subito al famoso centenario che saltò dalla finestra e scomparve. Sono rimasta completamente delusa.
  • effettivamente la storia di un vecchio che non sa cosa fare della sua vita da vecchio e si gira i pollici e si annoia non è il massimo da leggere, specialmente quando una persona del genere la si ha in casa. Papà non ha i capelli lunghi però. Comunque.
  • collegato in parte alla considerazione precedente, a me seccano da matti quei vecchi ridicoli che, invece di ringraziare Dio ogni benedetto giorno per non avere la calvizie, si lasciano crescere i capelli come femminucce e vanno al bar a bestemmiare e a fare i fichi. Sì, come se potessero.


lunedì 29 giugno 2015 0 commenti

#54: Teorema Catherine

  John Green è uno di quegli autori per Giovani Adulti che, se letto ad alta voce, può produrre svariati sintomi di emotività: smorfie, ridarella, simpatia, compassione, rabbia, senso di giustizia e altro. La lettura ad alta voce di Teorema Catherine a mia sorella e a mio fratello minore rischia di rovinare i nostri pomeriggi per colpa di fastidiose risatine improvvise e di commenti inopportuni. Questo. E'. Fantastico.


  La saggezza fondamentale di uno scrittore è soprattutto raccontare bene la storia. Sembrerà inutile rimarcare il concetto, ma è così. Una storia può essere splendida e interessante, ma se non la sai raccontare bene, è la fine. Mettiamo un ragazzo prodigio di nome Colin con un forte senso di inferiorità e abbandono, condito con ben diciotto fidanzate di nome Catherine che l'hanno piantato. Aggiungiamo l'amico oriundo libanese, osservante, ciccetto. Mescoliamo con un viaggio in auto relativamente breve. Aggiungiamo ancora un paesino sperduto che produce i cordini interni per assorbenti, una Lindsey e un secondo Colin. E agitiamo. Insomma, giungiamo in un mondo pieno di sitzpinkler, dove un arabo e il suo amico kafir sparano a maiali selvatici e leggono 400 pagine di libro al giorno, ciccialculandosi a vicenda per superare i loro problemi. E il problema fondamentale alla fine è imparare a raccontare bene una storia.

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#53: Immortale Odium

  Ho cominciato a leggere Rino Cammilleri un po' di tempo fa. Nel senso che ho letto L'inquisitore, Il crocifisso del Samurai e ora anche Immortale Odium. Niente male. A me piacciono i romanzi storici e quando poi sono in grado di trovare dei riscontri nella mia (pressochè assente) preparazione storica, sono in brodo di giuggiole. Insomma, un conto è leggere qualcosa che parli di draghi, fate, hobbit e quant'altro, un conto è invece leggere qualcosa sì di completamente inventato ma anche didattico. Facilmente didattico. Insomma, la faccenda del miele e della medicina per Lucrezio. O per quell'altro famoso, della Gerusalemme Liberata. Stesso concetto. Se ti diverti, impari di più e meglio.


  La storia riguarda una serie di assassinii in un tempo volutamente imprecisato dopo la caduta dello Stato Vaticano. Due preti napoletani sono incaricati dell'indagine, ad essi si aggrega un commissario di polizia. La trama è avvincente (se non hai già letto L'inquisitore, però). Gli interventi a capitoli alternati di un misterioso vecchio, in grado di vedere i fili dei burattinai mentre racconta a ignoto interlocutore (ignoto fino alla fine, quando infine viene rivelata l'identità di entrambi questi personaggi), sono forse noiosi se non si è interessati ai misteri sulla carboneria o sulle sette massoniche e le loro attività in Europa. Il libro però vale la sua lettura. Non appena ho i soldi potrei addirittura comprarlo.


domenica 28 giugno 2015 0 commenti

#52: Una mano piena di nuvole

  Questo romanzo di Jenny Wingfield è stato puramente accidentale.  E' tutto cominciato perchè mi sono messa in testa di cominciare a frequentare la Scuola di Archivistica e per arrivarci passerei SEMPRE davanti alla Mondadori. Ma sempre sempre. Fuori c'erano i promoter, così ho fatto la tessera alla Mondadori e ho comprato due libri. Tra cui Una mano piena di nuvole. Era il libro migliore nello scaffale di quelli a prezzo più basso (avevo dietro solo otto euro) e il promoter, carinissimo, mi ha fatto scegliere per tutto il tempo che avrei dovuto impiegarci. Così, nascosto dietro ad altri libri meno appetibili di argomento melenso o erotico o saggistico, ho trovato il faccino simpatico della bimba della copertina.

  La copertina non era male, il titolo neppure, e così mi sono trovata in mano questo libro. La storia è soprattutto su Swan Lake, figlia di un pastore metodista momentaneamente disoccupato. Per questo si sono trasferiti dai genitori della sua mamma, che ospitano anche uno zio con la moglie. So che alla fine la storia è incentrata su Swan che prende in simpatia Blade, il figlio di un addomesticatore di cavalli senza scrupoli verso uomini o animali, salvandolo ripetutamente dal padre. So che buona parte del libro è fantastico solo per i nomi dei personaggi: Swan (=cigno), Blade (=lama). Winnadee (di etimo incerto), Ras Ealtri. Ma la parte migliore è lo zio Toy che occupa la pole position per la figolandia alè alè di tutto il libro. Chi non ama zio Toy non ama me.
 
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