lunedì 23 marzo 2015 0 commenti

#18:L'uomo che voleva fermare il Tempo

Io ho un problema con due tipi di libri, anzi con tre:

  1. I libri scritti da autori che mi piacciono (Ray Bradbury, Neil Gaiman e John Green, per ora sono i miei tre preferiti)
  2. I libri che parlano di libri o di biblioteche o di paraletteratura.
  3. I libri che parlano del tempo.
Questi ultimi li leggo sempre un po' a rischio, un po' per colpa del mio puritanesimo un po' perchè essendo una whovian mi sono ben informata su ogni varia interpolazione e variante del concetto "Tempo". Questa grandiosa introduzione serve semplicemente per dire che questo libro è stato scelto senza esitazione: 

Dor acquisisce la capacità di diventare il tempo stesso dopo aver speso buona parte della sua vita a calcolarlo. E' una punizione, un'espiazione per la sua colpa fatale - un hamartia- come direbbe la nostra buona Hazel Grace Lancaster. E da uomo preistorico si ritrova nella grotta che in realtà non è un posto ad ascoltare le conseguenze della sua invenzione-scoperta? intuizione?- del tempo, finchè il vero Padre Tempo (ma su questa interpretazione sono un po' incerta) non decide di mandarlo a salvare alcune anime sulla terra, una ragazza che vuole suicidarsi per amore e un vecchio che vuole criogenarsi per non morire. 
La storia non è male. Manca un po' di struttura narrativa e lascia al lettore il compito di tappare buchi con la propria fantasia lì dove il libro si ferma o risolve la questione con risposte insoddisfacenti. Non è un libro pessimo, ma è un pot pourri un po' troppo vario per poter in un qualche modo accontentare la voglia di leggere un libro di un genere specificato. Per carità, io sono per la libertà dei generi letterari (tragedy, comedy, history, pastoral, pastoral-comical, historical-pastoral... Hamlet, II, 2, 1477), ma mettere troppa carne al fuoco lascia insoddisfatti. La storia però è originale, l'ho dovuto leggere tutto d'un fiato per non scervellarmi troppo! Spero di rileggerlo presto. 


sabato 21 marzo 2015 0 commenti

# 17: L'eleganza del riccio

 Pochi libri mi commuovono. Colpa delle stelle l'ha fatto, ma ero nei miei giorni della luna e quindi i miei ormoni avevano creato nella mia mente lo stato indipendente di Lacrimolandia. In pratica, non conta come precedente. Inoltre, pochi libri influenzano preponderantemente il mio modo di agire nei confronti del mondo esterno. Memorie di una geisha ha soltanto portato davanti ai miei occhi un modello culturalmente irraggiungibile, almeno per me.
 L'eleganza del riccio di Muriel Barbery mi ha commossa e ispirata.


 Le due protagoniste, Paloma Josse, dodici anni-quasi tredici, e Renée Michel, vedova e portinaia, sono entrambe creature fuori dal comune per la loro intelligenza. Quando parlo di intelligenza, intendo ciò che dice il famosissimo abate benedettino Lupo di Ferrières (su cui ho scritto la tesi di laurea, ecco perchè lo conosco!) sul modo di ricevere la propria saggezza: uno può ricercare e trovare la saggezza nei libri, per ispirazione divina o per predisposizione naturale. E chi parla è vissuto nel IX secolo (ai tempi di Carlo Magno, per intendersi). Paloma è intelligente per predisposizione naturale. Renée è intelligente perchè ha ricevuto un'illuminazione e perchè ha assecondato questo movimento del suo spirito, alimentando la fiamma tramite le letture. Inutile dire che Mme Michel è il mio personaggio preferito, non tanto per la questione giglio-nel-fango o tengo-nascosta-la-mia-intelligenza-perchè-ho avuto-traumi-infantili. Renée persevera nella sua crescita personale, non calpesta gli altri, non vive solo per se stessa -come invece, ahimè, Paloma dall'alto dei suoi quasi tredici anni fa- ma cerca inconsapevolmente un termine di paragone continuo perchè la sua intelligenza è a tutto tondo, fine e delicata. Doveva sposare Monsieur Ozu. Doveva continuare a conversare con Paloma e con Manuela. Ma non lo fa (SCINTILLIO!: perchè lei muore e io ci rimango molto male quando succede, perchè succede nel bel mezzo di un atto gratuito di bontà).

Questo libro mi ha ispirata:
  • a comportarmi in modo più fine, conscia di ogni atto che compio a questo mondo;
  • a parlare con attenzione per esprimere al meglio il mio pensiero;
  • a incrementare le mie letture di autori russi (LO SO!), in particolare Tolstoij nonchè Lev;
  • a leggere per cercare la bellezza nei libri;
  • a guardarmi sempre intorno con occhi nuovi per cercare la bellezza anche dove sembra non essercene granché;
  • a rileggere questo libro con una cadenza mensile per non dimenticare mai quanto sia stato importante per me leggerlo adesso e in particolare per come abbia fatto quadrare il cerchio in una situazione un po' particolare;
  • infine, ad amare le camelie.



mercoledì 18 marzo 2015 0 commenti

#16: Il Popolo dell'Autunno

Io adoro questo libro. Io adoro Ray Bradbury. Il Popolo dell'Autunno è uno dei miei libri preferiti, l'avrò letto e riletto una decina di volte e conto di leggerlo ancora fino alla fine della mia vita.


  1. Partiamo dal titolo: Il Popolo dell'Autunno.In realtà il titolo in inglese, cioè Something Wicked This Way Comes, proviene dall'atto I scena IV (4, per le povere persone che non sanno leggere i numeri romani :-P) del Macbeth di Shakespeare. Il distico fa: By the pricking of my thumbs/Something Wicked this way comes. Il che include anche la citazione del prurito ai pollici, ben presente all'interno del libro (se non sbaglio quando Charles Halloway è in biblioteca e tiene quella lezione magistrale sulla malvagità e sul bene a Will e a Jim), così come il titolo del libro è citato, a qualche riga di distanza.
  2. Il popolo dell'autunno. Parliamone. A parte il Mangiatore di Lava, lo Scheletro, il Nano, come si fa a non rimanere piacevolmente incantati dall'UOMO ILLUSTRATO, o dalla STREGA DELLA POLVERE o dall'UOMO ELETTRICO? Le immagini sono talmente evocative e così piene di immaginazione, che basterebbero da sole a fornire materiale per mille storie a sè stanti!
  3. Le attrazioni del Luna Park! La giostra degli anni, o le statue di cera o gli specchi, fatti di inverno in cui ci si può affogare, vedendo se stessi invecchiati di uno tre dieci cento anni!
Quindi, bisogna leggere questo libro assolutamente almeno una volta nella vita, se non due, tre o mille altre. Il potere evocativo delle parole di Bradbury ha raggiunto il suo apice in questo libro e nulla al mondo mi farà mai pensare il contrario.
PS. Non toccatemi Bradbury. Potrei infervorarmi e uccidervi involontariamente.
PPS. E non toccatemi neppure Il Popolo dell'Autunno. E' un capolavoro. per questo potrei uccidervi con piena cognizione di colpa, invece.
mercoledì 11 marzo 2015 0 commenti

#15: Th1rteen R3asons Why (in italiano: Tredici)

A parte il fatto che io adoro il titolo in inglese piuttosto che quello italiano (sono quei piccoli numeri invisibili che fanno la differenza, ah!), Tredici è quello che io definisco, almeno per me stessa, un libro veramente triggering, cioè un innesca-micce per tutti coloro che i casini ce li hanno e se li tengono stretti finché non ce la fanno più.
La storia è triste: Hannah Baker viene bollata dal primo mese di scuola come quella che fa "cose", anche se non è vero. Lei ci soffre e sopporta, almeno finché non riesce più a sopportare tutte le cattiverie, vere e gratuite, che subisce in continuazione. Ne passa veramente di ogni. Comunque, prima di suicidarsi, registra delle audiocassette su cui spiega i motivi principali che l'hanno spinta al Grande Atto e comincia a farle girare presso ogni persona citata su queste cassette dopo essere morta. Cioè, non lei, ma incarica qualcuno. Quando le cassette capitano al suo grande amore-non grande amore, comincia la storia del libro. Un racconto di Jay Asher giusto per far capire quanto sia pesante il bullismo nelle scuole, specialmente verso le ragazze (quest'ultima è una Piccola Aggiunta di Est...). Nessuno è innocente. Tutti hanno fatto qualcosa per spingere Hannah alla disperazione, compresa Hannah stessa.
Ho scoperto che faranno (o hanno già fatto? Non ne sono molto informata) il film sul libro con Selena Gomez nel ruolo di Hannah. Semplicemente, come per altri film un po' triggering, da una parte non vedo l'ora, dall'altra so che mi sentirò un po' una merda a guardarlo e certamente sarà una gara dura spiegare perchè ho riletto questo libro per la quarta-quinta volta, senza il minimo bisogno. E perchè io abbia subito il suo fascinoso effetto. Oh, io odio la depressione gratuita. 

venerdì 6 marzo 2015 0 commenti

#14: Il Caso Jane Eyre

Il caso Jane Eyre è uno dei libri che ho letto ultimamente che mi è piaciuto di più.  Integra il viaggio nel tempo con l'entrata nei libri di persone vere e l'uscita di personaggi e rocambolesche avventure tra cui un paio di inseguimenti in auto e l'uso di dirigibili invece di aeroplani e settori di polizia interamente dedicati alla letteratura e alla controversa questione di chi abbia realmente scritto le opere di Shakespeare...
Le note dolenti: innanzitutto la fine del cattivo. Davvero? SCINTILLIO! Semplice argento? Per favore! I veri cacciatori di soprannaturale (e sì, mi sto riferendo a Supernatural! E non me ne vergogno!) hanno una specie di prove standard per identificare esseri anormali stile Hades Acheron: acqua santa, taglio con lama d'argento, detersivo. E zanne. Ma di solito basta l'argento.  Insomma 99 volte su 100  l'argento fa reazione allergica ai mostri. Comunque. E il fatto che muoia veramente un sacco di gente fin dall' inizio. Uno non fa in tempo ad affezionarsi a un personaggio che BAM! muore. E Bowden doveva sposarsi Thursday, dimostrando che nella vita normale robe alla Jane Eyre non funzionano. Il più delle volte. E poi,  il nome Thursday Next. Avanti, chiami tua figlia Mercoledì Prossimo. Vabbè. E adoro la citazione di Mycroft Holmes. E zia Polly di Tom Sawyer. E i dodo clonati. Odio Landen. Ho già detto che Bowden mi piace? E' un bel libro e l'unica cosa che mi è veramente scocciata è che quando ne ho parlato a tavola con la mia famiglia, mia mamma si è subito offerta di leggerlo. Giusto per tornare il giorno dopo dicendomi che potevo anche riportarlo in biblioteca perchè per lei era troppo mentale e troppo difficile.
Non cercherò una spiegazione a tutto questo. Mia mamma non alleva dodo. 



mercoledì 4 marzo 2015 0 commenti

#13: Musica Giapponese

E va bene, lo ammetto. Ho. Dato. Forfait. Per carità, la musica giapponese È interessante. Ma solo fino a un certo punto, cioè finché si tratta di una specie di medioevo musicale, influenzato dal continente (cioè dalla Cina) e basta. Chi fa da sé fa per tre e nel caso del Giappone è stato verissimo. Il teatro e la musica insieme sono stati le caratteristiche principali che mi hanno attirato verso questo libro, ma io non devo preparare nessun esame sulla teoria della musica dell'estremo oriente e questo manuale è troppo scolastico e didattico per essere letto così e basta. Ci sono evidentemente dei limiti per ogni lettore e questo è il mio. In una specie di equazione potrei schematizzarlo così: tesi+manuale specializzato+altri libri da leggere dall'aspetto più dilettevole= addio teoria della musica giapponese.  Magari recupereró la lettura più avanti nella vita, perché non nego che sia un argomento interessante, ma non è questo il giorno. Sorry.




venerdì 27 febbraio 2015 0 commenti

#12: Orlando

E ora parliamo di Orlando di Virginia Woolf. Non che me ne importi un granchè del fatto che Orlando prima sia un uomo e poi una donna, il che purtroppo è la parte più interessante dell'intera storia. Avevo già provato a leggere Mrs Dalloway di V.W., non l'avevo trovato nè troppo nè troppo poco noioso. Qualcosa di estremamente simile all'Ulysses. Ma vabbé. Ho troppo rispetto della sacra carta stampata per poter saltare le pagine. Orlando è universalmente riconosciuto come un'opera satirica. Prende in giro qualcosa come tre secoli. Amen. Purtroppo mi sono spoilerata tutto il libro leggendo l'introduzione e alla fine la cosa non mi ha preso più di tanto.

mercoledì 25 febbraio 2015 0 commenti

#11: Cercando Alaska

Ho fatto le ore piccine picciò per poter finire questo libro entro ieri pomeriggio. L'ho finito ieri sera tardi, tipo stamattina molto presto. Non. Ne. E'. Valsa. La. Pena. Mi dispiace. John Green è uno di quegli scrittori per giovani adulti che mi piacciono, e anche abbastanza. Insomma, su Colpa delle Stelle ho pianto. D'accordo, i giorni della luna e tutto il resto, però John Green è uno di noi. Ha cominciato dalla radio e da un vlog. Teorema Catherine mi è piaciuto. Anche Città di Carta (che dovrebbe essere una lettura obbligatoria nel periodo fra adolescenza e giovinezza e maturità. Sul genere Ravensburger, dagli 0 ai 99 anni.). Ma Cercando Alaska mi ha deluso. Troppo mentale e troppe risposte semplici a quesiti troppo grandi. Avanti, scrivere un romanzo per giovani adolescenti non è scrivere il primo pompino di un sedicenne o le ubriachezze semi-moleste di un gruppo di giovani al college. Non è descrivere una scopata da vestiti o la visione di un porno con intenti femministi. Non è un accidenti di niente tutto questo.
Allora, con (poco) ordine: 
  1. E' il primo libro mai scritto da John Green (o mai pubblicato, per amor di precisione). 
  2. La protagonista ha problemi seri ma non ne parla con nessuno per tirarsela (secondo il mio modesto parere, perchè ognuno in casa sua ha le sue rogne, ma se non hai il coraggio almeno di fingere che non esistano oppure non vuoi affrontarle con i tuoi amici -perchè tu, almeno, gli amici ce li hai- allora benvenuta nel grande gruppo delle vergini suicide. Il che non si applica molto ad Alaska per ovvie ragioni. Meglio: il gruppo delle ragazze-che-hanno-un-ragazzo-che-amano-ma-flirtano-con-l'-intero-genere-maschile.)
  3. I suoi amici reagiscono alla grande, specialmente il Colonnello, ma sono tutti delle persone egocentriche che se la tirano anche loro. Insomma, una va in un certo gruppo di amici perchè il simile scioglie il simile etc.
  4. Il punto 4 non esiste, semplicemente perchè mi aspettavo una cosa, avendo letto gli altri libri di John Green, ma ieri è stata una brutta giornata, la mia autostima ha subito dei cali paurosi e le mie letture ne risentono.
Resta comunque il fatto che questo è il primo libro di JG e francamente questo lo giustifica. Le cose migliorano man mano che si ha sempre maggiore esperienza, ma io non credo che rileggerò Cercando Alaska. Non ne vale la pena.


martedì 24 febbraio 2015 0 commenti

#10: L'oceano in fondo al sentiero

Una delle mie maggiori pecche durante questo periodo di Quaresima è che non posso guardare serie televisive al portatile. Niente fino a Pasqua con l'eccezione del sabato pomeriggio e della domenica (e il fine settimana scorso ho letteralmente divorato la prima stagione di Broadchurch!). E allora, visto che devo riempire i buchi, devo trovarmi qualcos'altro da fare. Suono il pianoforte. Scrivo e leggo per la tesi (che, per intendersi, è quasi finita, grazie alle stelle!). E faccio razzie in biblioteca. La bibliotecaria, la Cristina, mi conosce e penso che abbia un atteggiamento ambivalente nei miei confronti: io sono quella che dà ripetizioni in biblioteca nella sala studio, che quindi fa rumore anche se sta attenta a non disturbare nessun altro utente. Però sono anche quella che prende quasi una decina di libri al mese, se li legge e li riporta indietro.
Ieri è stato uno di quei giorni: ho preso qualcosa come quattro libri in prestito, con due già a casa, e grazie al cielo il massimo è 10! Uno di questi è 'L'oceano in fondo al sentiero', di Neil Gaiman.

Io adoro Gaiman. Gaiman dei romanzi, Gaiman dei fumetti, Gaiman della tv. Mi piace come scrive e mi piacciono le storie che racconta. 'L'oceano in fondo al sentiero' è la storia di un tipo che torna al villaggio d'origine dopo anni per un funerale. Ha del tempo da perdere e si fa un giro panoramico per i luoghi della sua infanzia e arriva allo stagno, che in realtà è un oceano. E ricorda. Questa è un accidenti di storia coi controfiocchi sulle Morrigan o cosa cavolo pensate che siano le tipe di casa Hampstock e una cattiva affamata di sesso che è quasi giustificata in quello che fa perchè vuole rendere felici le persone e bistratta solo la 'porta' tramite cui è arrivata, cioè il protagonista. Ci sono cattivi più cattivi della cattiva, ma neanche loro sono veramente cattivi, perchè fanno ciò che è nella loro natura fare. E il protagonista uccide una delle Hampstock e non se lo ricorderà mai per colpa di un incantesimo. Insomma, è come mangiare qualcosa di gustosissimo e sapere che ti lascerà un po' di amaro in bocca. E la storia somiglia in parte a Coraline, ma dopotutto Gaiman è Gaiman e in qualche anno non cambi.
PS. Prossima lettura gaimaniana: Cose Fragili (se lo trovo e se il prestito è disponibile!).
giovedì 12 febbraio 2015 0 commenti

#9: La Trilogia della Fondazione

Ok, lo so che devo scrivere la tesi e leggere i libri di autori interessanti come Alberto Ricciardi o comunque navigare fra editori improbabili su Google Libri in cerca di libri inesistenti (addirittura ho trovato, di un numero di una rivista, la Mediaeval Academy of America, una versione anteriore di due secoli circa alla reale pubblicazione...). Evidentemente, non lo sto facendo. Però ho letto tutta la Trilogia della Fondazione di Asimov, senza tuttavia i due prequel e i due sequel. Credevo che fosse una palla pazzesca, mi aspettavo una noia mortale a causa dell'arco di tempo che la narrazione avrebbe dovuto riempire. Mille anni, sul serio? E tutto sulla storia di una parascienza, la psicostoriografia, e sul grande progetto di Hari Seldon. Palloso fin dall'inizio
 E. Invece. No.

Ho letto Cronache della Galassia. Ho letto Il Crollo della Galassia Centrale. Ho letto L'Altra Faccia della Spirale.
                        
E sono completamente convinta che chiunque mi abbia tenuta incollata a qualche centinaio di pagine che parlano solo di avvenimenti cronologici che coprono lo spazio di 400 anni (solo 400, ma forse è meglio così. Devo leggere quelli dopo...) sia UN GRAN GENIO. E la cosa assurda è che ho scelto la Trilogia come lettura da corriera e quindi ci ho messo veramente tanto tempo rispetto ai miei standard di lettura, perchè un po' leggevo in corriera, un po' a casa prima di dormire, un po' mentre stavo dietro a mio fratello mentre faceva i compiti. Ho avuto addirittura un momento di ateismo blasfemo, l'idea malsana, più o meno a metà del Crollo della Galassia Centrale di chiudere il libro e mollare tutto, perchè non riuscivo effettivamente a starci indietro. Ho resistito solo per principio, e mi è andata bene. Ovvio che ci sono dei punti più interessanti, meno interessanti, noiosi, estremamente noiosi, ma è la storia in sè che ti fa pensare che da qualche parte le cose devono finire, bene o male. Nessuno dei personaggi è simpatico, nessuno è antipatico. La storia stessa ti costringe a leggerla, ad affezionarti in un qualche modo perchè vuoi sapere come andrà a finire! E poi, vogliamo parlare delle idee in nuce all'interno della Trilogia? La Psicostoriografia? Volete parlare di psicostoriografia? Be', io ho fatto delle wikiricerche e quest'uomo ha scritto questi libri dal 1951 al 1953. Ne ha sfornato uno per anno, il che è encomiabile, ma lui ha parlato di Psicostoriografia, di Mule, di Seconda Fondazione all'inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso. Scusate se ve lo faccio notare. Lo so, il Novecento ha sempre avuto il pallino, un po' come l'Ottocento, di cercare di analizzare le masse, il loro modo di pensare e di descriverne filosoficamente e scientificamente l'andamento, ma Asimov dimostra, oltre ad aver capito bene come funzionia la massa, quali sono invece le pecche. Branchi di pecore guidati da Individui. E poi, a parte tutte quelle robe alla Dune come l'utilizzo microscopico dell'energia atomica, le armature fatto di campo di forza, il controllo mentale che può essere appreso e il Grande Impero, la Fine-Non Fine. Queste sono tutte cose che io apprezzo, quindi inutile dilungarmi oltre: la Trilogia mi è piaciuta, non ho dovuto prenderla in prestito in biblioteca (anche perchè sembra che mio nonno fosse un accanito lettore di fantascienza in ogni sua forma e anche discreto inventore! E noi abbiamo in mansarda un paio di scaffali pieni dei suoi libri! Stelle Cadenti! L'ultima volta che sono andata su in mansarda da sola mi sono portata dietro coperta e scaldino, perchè fa discretamente freddo, e ci sono rimasta per più di un paio d'ore soltanto a leggere...), la rileggerò a breve. Ah, e io non credo nel Progetto Seldon. Amen.


 
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