lunedì 22 settembre 2014 0 commenti

# 8: tecniche per la memoria

Tecniche per la memoria:

  1. Memoria a Breve Termine: 1) tabelle omogenee e poi eterogenee (rispetto alla qualità del contenuto)                   
                                                       2) parole di velcro (le filastrocche ad hoc, rime assonanze; il buffo e l'assurdo aiutano un sacco!)
                                                       3) acronimi: prendere le iniziali e riorganizzarle in parole guida.


      2. Memoria a Medio Termine: 1) ripetere ad alta voce e gesticolare (concetti; mimare)
                                                        2) "immersione nella natura" (essere a proprio agio, associare ricordi piacevoli)


      3. Memoria a Lungo Termine: 1) muovere quotidianamente gli occhi a destra e a sinistra per almeno 30 secondi
                                                        2) tenere un diario personale


      4. La memoria Visiva: a) associazione di immagini (pensare a qualcosa focalizzando sull'immagine restituita)
                                           b) associazioni a colonna
                                           c) osservare oggetti/persone per qualche secondo e poi tentare di ricordare i particolari (anche immagini stampate, cartoline e giornali)


Le aggiunte di Est:
1) limitare alcool e caffè; fare pause frequenti; richiamare spesso alla memoria anche durante la giornata quel che si vuole ricordare; mangiare quadratini di cioccolato; DORMIRE ALMENO SETTE ORE PER NOTTE; mangiare leggero.
2) in erboristeria si possono prendere anche il ginseng, che agisce a livello neurologico, e il ginkgo biloba, che aiuta la circolazione cerebrale.
3) esiste anche la ginnastica mentale, tipo fare le riviste di enigmistica con tutti i giochi e non solo i cruciverba, ma anche leggere un testo senza spaziatura in modo corretto e rovesciare frasi ad alta voce senza il supporto del testo scritto.

Spero che sia utile!
martedì 16 settembre 2014 0 commenti

# 7: Divergent

Let's talk about Divergent.

Seriamente. Io ho commesso molti sbagli nella mia bidecennale vita, tra cui mangiare il sapone e mandare inavvertitamente mia sorella piccola all'ospedale per colpa di una leggera commozione cerebrale (è caduta, io non l'ho nemmeno sfiorata! E non sono sulla difensiva!). Oso inserire nel mio grande Libro Nero degli Incidenti Idioti anche la lettura della trilogia di Divergent. Devo confessare che io leggo opere da fanfiction: vado su EFP, mi scelgo una serie o un film e mi leggo tutti i parti di menti più o meno geniali. Dato però il livello dei lettori, il livello degli scriventi manca un po' di quella verve letteraria dei più grandi attori. Per carità, io mi limito ai rating verde e, proprio se mi sento trasgressiva, giallo. Forse i veri Pirandello, Buzzati e Manzoni scrivono porno, ma io non lo saprò mai e non sono così curiosa di scoprirlo. Tutto questo per dire che Divergent è scritto come una fanfiction. Non è scritto così perchè è diretto ad un pubblico di giovani adulti (ehi, io ho letto John Green e SO di che cosa parlo!), ma è scritto così perchè sembra scritto con i piedi da una ragazzina con appena una licenza superiore senza molte conoscenze letterarie. Insomma, può darsi che il/la traduttore/trice abbia fatto un lavoro da schifo, come peraltro succede, ma la storia è effettivamente buona. Peccato lo stile. E il finale.


venerdì 12 settembre 2014 0 commenti

# 6: Memorie di una Geisha

Non.
Sono.
Morta.

Ancora.

Ho appena finito di leggere "Memorie di una Geisha" di Arthur Golden.



Ovviamente sono in un periodo un po' così, in cerca di calma, tranquillità e controllo (soprattutto controllo!) su una lunga serie di circostanze della mia vita. Il libro è stato una rivelazione. La vita inventata di una geisha di Kyoto ha esercitato su di me la stessa ispirazione di un riflesso sull'acqua e del respiro su uno specchio. Sto parlando di

ISPIRAZIONE
 Nulla di particolare, effettivamente, ma un po' di mania su come si prepara una cerimonia del té o su come effettivamente si svolge una danza dei ventagli non cinematografica mi ha colto nei momenti più impensati. Ora ho superato abbastanza la crisi dopo aver scaricato illegalmente da internet immagini di:

  • Aironi
  • Acconciature
  • Kimono
e altre amenità simili. l'idea però di una vita completamente dedicata al controllo elegante di ogni minimo gesto mi ha portato a pensare a una delle icone femminili del Ventesimo secolo in fatto (ovviamente secondo il modesto e rilevante parere della sottoscritta). Audrey Hepburn. E questo mi ha condotta a cercare le caratteristiche che avessero portato una simile attrice a grande eleganza. Ho trovato questo sito, completamente in inglese, che dà alcune dritte su come comportarsi per essere una vera signora. Oltre a ricordarmi My Fair Lady, ho osato cercare di capire che cosa potessi trarre da una simile caterva di frasi alla Jane Austen. Risposta: questo è diventato uno dei siti che più assiduamente frequenterò nei prossimi giorni.

Tornando al libro che ho letto, è inutile dire che Memorie di una Geisha è da leggere. Resta comunque straordinario la facilità con cui si capisce che è un libro scritto da un uomo pur essendo narrato in prima persona dalla protagonista. Finale scontato, molto americano, lieto al punto giusto ma senza scordarsi che stiamo parlando del Giappone dove la felicità non è ammessa se non al di fuori di quella cultura...Sono conscia che dopo tutto si parla di una storia d'amore, mescolata alla storicità dell'epoca e quindi se non sono i miei gusti perchè l'ho letto? In realtà è un po' come quando ho letto la trilogia di Divergent (post # 7?), in cui andavo avanti nella lettura solo spinta dalla forza della disperazione, in attesa che succedesse quella cosa, ciò che gli esperti chiamano spannung, cioè, in soldoni, l'evento clou intorno a cui gira l'intera trama, che dà l'abbrivio per la conclusione. Ho letto le Memorie tutto d'un fiato, ho apprezzato però più il romanzo storico all'interno della storia d'amore. Alla fine, c'era una certa prevedibilità di fondo, cioè che le cose (scintillio!) dopo un brutto periodo non potevano fare altro che migliorare drasticamente fino al perfetto finale, almeno secondo le aspettative infantili della protagonista. Resta il fascino della cultura giapponese, nel periodo in cui era appena entrata in contatto, o mancavano pochi anni perché lo facesse, con la cultura occidentale in maniera cruenta. Tutto qua. Mi sa che se mi annoio di nuovo non leggero più romanzi giapponesi scritti da americani, ma mi do alla cucina. Magari viene fuori qualcosa di nuovo.
lunedì 3 giugno 2013 0 commenti

# 5: Una bella giornata

Stamattina è stato bellissimo. Mi sono svegliata con l'idea di indossare la gonna - idea che poi ho cambiato nonostante fuori facesse veramente caldo, così, senza motivo - e intorno a mezzogiorno ha piovuto, con tanto di lampi e tuoni. Il genere di cose che io amo.

Comunque, è stato emozionante, anche se ero al chiuso.



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# 4: Why so serious?

Uscire dagli schemi è diventato di moda. Ora uno non può nemmeno laccarsi le unghie di blu cobalto e non può nemmeno girare per strada con abiti più o meno bizzarri e anacronistici che nella mente altrui si è già catalogati come "normali". Sì, normali mia nonna! Nella mente umana avviene un processo che tende ad assorbire all'ambiente normale ciò che invece stona, affrettandosi a ricorrere alla normalizzazione. E così è normale cantare per strada o avere un improbabile taglio di capelli. Puoi dire le cose più strambe e la gente starebbe a sentire come se stessi declamando il Vangelo. Puoi avere strani scatti o compiere le più infinite scelleratezze e dopo il primo istante di sorpresa e magari anche di indignazione finiresti in cronaca in men che non si dica.

giovedì 23 maggio 2013 0 commenti

# 3: Reckless

E...ta-daaaaaaaa! Ieri ho comprato ben due libri, uno per l'università sulla tattica e la strategia di guerra romane e poi uno di Cornelia Funke, quel genio in terra in cui si sono reincarnati un 60% di Andersen e un irresistibile 40% dei fratelli Grimm (più Jacob che Wilhelm, ma pazienza...): Reckless.

Reckless, anglofono per "temerario" (versione riduttiva della parola, che viene dal verbo reck che significa tenere in considerazione  e quidi equivale più che altro, abbastanza letteralmente, al nostro sconsiderato NdC), è una storia dei fratelli Grimm (stessi nomi) ambientato in un presente un po' passato che comunica con "Faerie" tramite uno specchio. In realtà io lo chiamo Faerie, ma è un fritto misto tra Shakespeare, il mondo dei jinn orientali e i nani. LO SO che un simile commento potrebbe ridurre la grandiosa bellezza del libriccino, ma voglio solo parlare dell'inizio.

Jake, fratello più grande, protegge Will, più piccolo, dalla realtà oltre lo specchio. Will, di conseguenza, rimane solo in questa parte della realtà e vede morire la madre, oltre a vivere da solo. Quando Will segue Jacob oltre lo specchio, viene ferito e rischia di mutare in un essere di pietra chiamato Goyl.

Quanto è lecito non parlare di una cosa importante ad una persona amata pensando così di proteggerla? Un figlio vorrebbe sapere quando suo padre o madre o fratello o sorella è morto? Non dipende dall'età, questo è un ragionamento ingiusto. La consapevolezza limita i danni.

martedì 21 maggio 2013 0 commenti

# 2: Testimonianze di uno zing

Innamorarsi di un completo sconosciuto nel giro di pochi secondi prima di un esame?

Io l'ho fatto.

Certe persone credono che avere un atteggiamento carino e gentile e molto affascinante sia più che innocente. Il tipo in questione ha gli occhi grandi e marroni, quel giorno indossava un maglione con le maniche a righe (stile college americano) e molta, moltissima simpatia. Io credo nei colpi di fulmine, così come credo nella castità prima del matrimonio e nei litigi dopo il matrimonio. Sono cose inevitabili, tappe obbligate del percorso. Non credo che lui se ne sia accorto - intendo del fatto che io mi sentissi veramente attratta da lui, anche se non fisicamente. Ma questo è un mio vecchio problema -, ma io sì, anche perchè mi sono accorta con mio grande orrore di stare rispondendo ad un atteggiamento flirtatorio con un atteggiamento flirtatorio.

Ritengo la cosa un fatto naturale: se a un uomo, nell'accezione "essere maschile", piace una donna, accezionata femmina, ci prova per un istinto naturale. Come quel babbione di autista per colpa del quale io mi sto realmente dannando l'anima, con la differenza che lui, l'autista, ha fatto il carino per un'intera settimana prima di dirmi che era fidanzato, mentre l'altro, il carino dell'esame, non lo vedrò mai più. 


Non ci posso fare granché. Resta comunque certo che ho avuto ancora una volta la certezza che il bello è negli occhi di chi guarda.

Ad esempio. L'autista, A., non è oggettivamente bello.  Mia sorella, che ha veramente buon gusto - beata lei! - in fatto di uomini, ha confermato che non è bello. Eppure io ho ancora una notevole secchezza delle fauci ogni volta che lo incontro.


Stupida zebra. Gli ormoni, chimicamente attratti da ciò che simile non è, fanno di testa loro. La Natura è ingiusta nei confronti del nostro cuore ed è assolutamente tiranna per la nostra testa.
mercoledì 15 maggio 2013 0 commenti

Recensione esistenzialmente pregna: Colpa delle Stelle

Domani ho un esame, ma non me ne importa più di tanto. Ho letto "Colpa delle stelle" di John Green. E' strano leggere il libro di uno scrittore che ha appena 15 anni più di te e che riesce a farti piangere. La storia è patetica: Hazel (cancro alla tiroide con notevoli metastasi ai polmoni) conosce Augustus (scampato al cancro e con una gamba in meno; in teoria fuori pericolo).Spoiler. Augustus muore per colpa del cancro e Hazel gli sopravvive.
Comunque la questione interna al libro è: tu che sai che morirai prima degli altri (... non ne sei sicuro al 100% perché esistono sempre gli incidenti, gli infarti, gli emboli etc.) e hai appena sedici anni. Quanto sopporti la pietà degli altri? La pietà degli altri è vera, sincera, perché ti compatiscono (cum - patior, soffrire insieme)... o semplicemente loro non fanno altro che ricorrere egoisticamente alla pietà per sentirsi meglio e migliori?

Insomma, ho discusso sull'argomento con mia sorella, durante le nostre discussioni filosofiche a letto, stese dalle nostre lunghe giornate, prima di addormentarci. Secondo lei, una persona malata fa bene ad arrabbiarsi se si accorge di essere compatita. E' quasi umiliante. Mia sorella poi non spara le cose così, a caso, perché è stata bocciata a scuola, sopporta pazientemente questo mondo come se fosse di sua responsabilità e ne subisce lo stress anche fisicamente. Lei si sente veramente partecipe nei confronti di color che soffrono. E così un po' mi ha convinto, perché è inutile degradare moralmente una persona solo perché è degradata fisicamente, e l'unica forma di pietà che puoi mostrare è trattare la persona malata con tutta la dignità possibile. Amen.
giovedì 2 maggio 2013 0 commenti

# 1: ta-daaaa!

Qualche giorno fa, per strada, in via Irnerio mentre cerco di raggiungere un posto dove studiare mentre aspetto la corriera. L'uomo è un maschio, sui 50 abbondanti, abbigliamento tipico del maschio romagnolo (un misto di cafoneria, fascino ed ego gigantesco): camicia sbottonata sul petto, jeans, scarpe da ginnastica firmate. Sul genere "sono-un-gran-faigo-siete-voi-villici-che-non-lo-potete-capire". E' difficile non notare un individuo del genere, specialmente se la moglie gli cammina un paio di passi indietro e sta rimirando qualcosa nella vetrina di un negozio. Comunque, al marito scoccia rimanere lì e comincia a fare quattro passi nella mia direzione e una ragazza (canottiera, minigonna vergognosamente corta e stivali!) lo supera, scutrettolando come una passeggiatrice della tangenziale. In quel mentre la moglie si volta, appena in tempo per vedere l'uomo dare una lunga occchiata di apprezzamento ai quarti posteriori della suddetta ragazza. Poi, lui si accorge che io lo sto guardando. Divertita. La scena era realmente troppo ridicola per rimanere senza spettatori. Mentre lo supero cercando di non ridere, la moglie mi vede e aggrotta le sopracciglia. Suona qualche campanellino, signora?

Di chi è la colpa? Della ragazza, vestita provocatoriamente per essere guardata? Dell'uomo, che in rispetto di un giuramento (quello coniugale) avrebbe dovuto ignorare la ragazza invece di  mancarle di rispetto fissandole le terga? Della moglie, che poi non ha reagito? Esiste veramente una colpa in questi casi? Come ragazza, vorrei dire che la colpa è dell'uomo: se ti hanno detto di non guardare, non guardi. E' una questione di principio. Tuttavia, se sei vestita come una sgualdrinella, sei tu che ti metti in certe situazioni. Ci sto pensando da giorni e non riesco a venirne a capo.
 Ad esempio, le vittime di stupro o comunque di sgradite avances, come al lavoro a scuola o per strada, sono scelte dagli uomini a prescindere dal loro abbigliamento. Ho sentito storie di ragazze violentate anche se indossavano maglie troppo larghe e jeans sformati che non sottolineavano le forme. Eppure il mondo è pieno di ragazze vestite come se si guadagnassero da vivere in un solo modo - le stesse femministe che si lamentano di essere discriminate a causa della loro femminilità-.



Quando mi verrà qualche idea proverò a ragionarci un altro po'.
 
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