La saggezza fondamentale di uno scrittore è soprattutto raccontare bene la storia. Sembrerà inutile rimarcare il concetto, ma è così. Una storia può essere splendida e interessante, ma se non la sai raccontare bene, è la fine. Mettiamo un ragazzo prodigio di nome Colin con un forte senso di inferiorità e abbandono, condito con ben diciotto fidanzate di nome Catherine che l'hanno piantato. Aggiungiamo l'amico oriundo libanese, osservante, ciccetto. Mescoliamo con un viaggio in auto relativamente breve. Aggiungiamo ancora un paesino sperduto che produce i cordini interni per assorbenti, una Lindsey e un secondo Colin. E agitiamo. Insomma, giungiamo in un mondo pieno di sitzpinkler, dove un arabo e il suo amico kafir sparano a maiali selvatici e leggono 400 pagine di libro al giorno, ciccialculandosi a vicenda per superare i loro problemi. E il problema fondamentale alla fine è imparare a raccontare bene una storia.
John Green è uno di quegli autori per Giovani Adulti che, se letto ad alta voce, può produrre svariati sintomi di emotività: smorfie, ridarella, simpatia, compassione, rabbia, senso di giustizia e altro. La lettura ad alta voce di Teorema Catherine a mia sorella e a mio fratello minore rischia di rovinare i nostri pomeriggi per colpa di fastidiose risatine improvvise e di commenti inopportuni. Questo. E'. Fantastico.
Ho cominciato a leggere Rino Cammilleri un po' di tempo fa. Nel senso che ho letto L'inquisitore, Il crocifisso del Samurai e ora anche Immortale Odium. Niente male. A me piacciono i romanzi storici e quando poi sono in grado di trovare dei riscontri nella mia (pressochè assente) preparazione storica, sono in brodo di giuggiole. Insomma, un conto è leggere qualcosa che parli di draghi, fate, hobbit e quant'altro, un conto è invece leggere qualcosa sì di completamente inventato ma anche didattico. Facilmente didattico. Insomma, la faccenda del miele e della medicina per Lucrezio. O per quell'altro famoso, della Gerusalemme Liberata. Stesso concetto. Se ti diverti, impari di più e meglio.
La storia riguarda una serie di assassinii in un tempo volutamente imprecisato dopo la caduta dello Stato Vaticano. Due preti napoletani sono incaricati dell'indagine, ad essi si aggrega un commissario di polizia. La trama è avvincente (se non hai già letto L'inquisitore, però). Gli interventi a capitoli alternati di un misterioso vecchio, in grado di vedere i fili dei burattinai mentre racconta a ignoto interlocutore (ignoto fino alla fine, quando infine viene rivelata l'identità di entrambi questi personaggi), sono forse noiosi se non si è interessati ai misteri sulla carboneria o sulle sette massoniche e le loro attività in Europa. Il libro però vale la sua lettura. Non appena ho i soldi potrei addirittura comprarlo.
Questo romanzo di Jenny Wingfield è stato puramente accidentale. E' tutto cominciato perchè mi sono messa in testa di cominciare a frequentare la Scuola di Archivistica e per arrivarci passerei SEMPRE davanti alla Mondadori. Ma sempre sempre. Fuori c'erano i promoter, così ho fatto la tessera alla Mondadori e ho comprato due libri. Tra cui Una mano piena di nuvole. Era il libro migliore nello scaffale di quelli a prezzo più basso (avevo dietro solo otto euro) e il promoter, carinissimo, mi ha fatto scegliere per tutto il tempo che avrei dovuto impiegarci. Così, nascosto dietro ad altri libri meno appetibili di argomento melenso o erotico o saggistico, ho trovato il faccino simpatico della bimba della copertina.
La copertina non era male, il titolo neppure, e così mi sono trovata in mano questo libro. La storia è soprattutto su Swan Lake, figlia di un pastore metodista momentaneamente disoccupato. Per questo si sono trasferiti dai genitori della sua mamma, che ospitano anche uno zio con la moglie. So che alla fine la storia è incentrata su Swan che prende in simpatia Blade, il figlio di un addomesticatore di cavalli senza scrupoli verso uomini o animali, salvandolo ripetutamente dal padre. So che buona parte del libro è fantastico solo per i nomi dei personaggi: Swan (=cigno), Blade (=lama). Winnadee (di etimo incerto), Ras Ealtri. Ma la parte migliore è lo zio Toy che occupa la pole position per la figolandia alè alè di tutto il libro. Chi non ama zio Toy non ama me.
La copertina non era male, il titolo neppure, e così mi sono trovata in mano questo libro. La storia è soprattutto su Swan Lake, figlia di un pastore metodista momentaneamente disoccupato. Per questo si sono trasferiti dai genitori della sua mamma, che ospitano anche uno zio con la moglie. So che alla fine la storia è incentrata su Swan che prende in simpatia Blade, il figlio di un addomesticatore di cavalli senza scrupoli verso uomini o animali, salvandolo ripetutamente dal padre. So che buona parte del libro è fantastico solo per i nomi dei personaggi: Swan (=cigno), Blade (=lama). Winnadee (di etimo incerto), Ras Ealtri. Ma la parte migliore è lo zio Toy che occupa la pole position per la figolandia alè alè di tutto il libro. Chi non ama zio Toy non ama me.
Questa storia, scritta da Ozeki Ruth (prima il cognome e poi il nome, mi raccomando!) è l'intreccio fra la vita di Nao e la vita di Ruth. Ruth trova in spiaggia un contenitore di Hello Kitty con all'interno una serie di documenti. Il contenitore è stato sicuramente portato lì dall'oceano in seguito allo tsunami del 2011. I documenti sono in parte scritti da Nao, ovvero un diario all'interno della copertina di Alla ricerca del tempo perduto di Proust. Altri sono invece scritti di pugno dal prozio di Nao, un giovane studente costretto dalla guerra a diventare kamikaze contro la sua volontà. E' un libro soprattutto per chi ama tutto ciò che è mistico ed è collegato alla filosofia buddista come ricerca dell'illuminazione divina verso l'amore universale.
Will ti presento Will (Will Grayson, Will Grayson), scritto da John Green e da David Levithan (il cui nome ha sangue nero e vive nel purgatorio dei mostri...), è una cosiddetta storia LGBTQ per YA. Io adoro gli acronimi e mi sembra abbastanza semplice sciogliere questo: Lesbian Gay Bisexual Transexual Queer per Young Adults. Non sono effettivamente un'avida lettrice di lacrimevoli storie d'amore e perversioni di vario genere (da De Sade a fumetti di vario genere), ma il nome di John Green è stato una lampada acchiappamoschine e quindi non appena ho trovato il pdf per ebook ho pensato: "E che diamine! Prendiamo la scatola chiusa e vediamo se il gatto è vivo!".
A parte la citazione Schrodingeriana che ho appena fatto del libro, il gatto si è rivelato un pupazzo di pezza, morbido e con gli occhietti di biglia (perchè sono due, altrimenti sarebbero triglia...). Nè vivo nè morto. Una volta capito cosa avevo in mano, ho deciso di andare fino in fondo, perchè nessun libro merita di essere lasciato a se stesso.
A parte la citazione Schrodingeriana che ho appena fatto del libro, il gatto si è rivelato un pupazzo di pezza, morbido e con gli occhietti di biglia (perchè sono due, altrimenti sarebbero triglia...). Nè vivo nè morto. Una volta capito cosa avevo in mano, ho deciso di andare fino in fondo, perchè nessun libro merita di essere lasciato a se stesso.
In pratica è la storia di due persone con lo stesso nome le cui vite si intrecciano, fra amici, delusioni amorose e fidanzati/e. La parte migliore è stata sapere che all'inizio Will Grayson è stato scritto da John Green e will grayson da Levithan. E le differenze fra maiuscole e punteggiatura a seconda della persona che narrava la vicenda. Questo è stato molto interessante.
In Estasi Culinarie Muriel Barbery si cimenta ancora nella scrittura variabile di un romanzo corale, a più voci narranti. Stavolta l'occasione non è, come nell'Eleganza del riccio, l'intreccio di due vite così lontane eppure così simili, quella di Paloma e quella di Renée, ma la morte di un personaggio già presente nella precedente opera della stessa autrice, Monsieur Arthens, il grande critico di gastronomia (il titolo originale del libro è Une gourmandise, che pressapoco significa "Una golosità", un po' come se noi italiani intitolassimo un libro come "Una leccornia", che come termine mi piace maggiormente). Questa golosità è provata da Monsieur Arthens, che in punto di morte, tradito da un cuore malato, cerca un'ultimo cibo da gustare, anche se non riesce a sviscerare precisamente questo suo desiderio. Tutto il libro fa perno su questa ricerca, all'indietro nel tempo e nella memoria, e viene accompagnato dai commenti di coloro che assistono alla sua morte, tra cui la portinaia, o una famosa chef o i figli e la moglie. Sembra quasi ridicola la richiesta finale di Monsieur, che aveva tanto disprezzato le madeleines di Proust all'inizio del suo viaggio nei ricordi di come era diventato un famoso poeta culinario, a discapito della famiglia e dei veri affetti. Questo libro è una vera opera di poesia.
Il film della Leggenda del Pianista sull'Oceano mi commuove sempre. Non tanto fino alle lacrime, perchè alla fine è una buona storia, ma ci arriva vicino. Il libro di Alessandro Baricco non è altro che l'origine della storia. Identica. Senza Morricone, ma con le indicazioni di scena per questo monologo meravigliosamente corto e intenso. La sensazione è stata quella di affondare la faccia in una pentola di ricordi, stare lì un'oretta - il tempo giusto giusto per gustarsi al meglio le venti pagine raccontate con maestria e sentimento - e poi rimuginare sul significato della vita e su tutto il resto.
Douglas Adams, signore e signori. L'abilità di quest'uomo di spararti nel cervello una serie di immagini e storielle senza senso, in una carambola impazzita di miti e di disillusioni, mi lascia ogni. Singola. Volta. Senza fiato mentale. Chissà se i cervelli respirano. Devo dire che quando mi scappa da ridere leggendo le righe finali dei libri di Adams, così assurdamente aperte per un nuovo capitolo, non rido mai ad alta voce. E' questione di etica professionale, e anche di grande imbarazzo nel caso stia leggendo in pubblico. In corriera faccio già abbastanza la strana mentre leggo dall'ebook, non mi aiuterebbe certo ridacchiare fra me e me. Ho una nomea da mantenere.
Quando mio fratello mi ha chiesto di che cosa trattasse Addio, e grazie per tutto il pesce, gli ho detto che parlava dei delfini che cantano all'inizio del film di Guida galattica per autostoppisti. Effettivamente, non potevo dirgli altro, dato che alla fin fine non c'è veramente scritto altro. Potevo parlargli delle acrobazie erotiche di Arthur Dent, o di Wonko l'Equilibrato. Non avrebbe però reso giustizia all'intero libro, quindi gli ho rovinato il finale dicendogli come sarebbe andata a finire. Comunque, non è successa nessuna tragedia, perchè non gliene è importato granchè - aveva già visto il film - e mi ha solo ricordato che sono indietro sulla tabella di marcia e che devo finire la serie di Percy Jackson. Mio fratello tende a essere minacciosamente tirannico quando si tratta del suo amato Peter Johnson.
Quando ho cominciato a leggere Io sono il Messaggero di Markus Zusak (ho mai detto quanto mi piace scrivere il nome di questo scrittore?), avevo ancora dietro le pupille le vivide immagini della Storia di una ladra di libri. Come ho già scritto, lo stile di Zusak è inconfondibile. Sono stata, ancora una volta, guidata attraverso una storia preziosa e incantata.
Ed Kennedy, l'esempio di ragazzo qualunque, con tre amici, una madre che lo insulta e il lavoro di tassista, viene scelto. Da chi? Perchè? In che modo potrebbe tutto cominciare con una stupidissima rapina in banca finita male? E alla fine, che senso ha avuto far diventare Ed un eroe agli occhi del suo quartiere, se alla fine il tutto si limita a questo? (Domande segnate sul mio taccuino all'una di notte).
Mi è piaciuta una sacco la parastoria intorno alla vera storia. Ed si è rivolto al lettore, ha tirato in ballo lo scrittore, ha accettato il suo destino di personaggio, di marionetta mossa da altri. Il tempo, sapientemente distribuito dall'autore, è stato dalla sua parte perchè risolvesse le beghe dei suoi amici, sviscerandole con un'attivita voyeuristica di primo livello, giustificata da un fine superiore. E alla fine, realizzazione delle realizzazioni, ha la ragazza che vuole, che si innamora di lui perchè è finalmente diventato qualcuno. Ho un rapporto di odio e amore nei confronti di questa storia. Peerò so per certo di aver accarezzato l'idea - non tanto segreta se ne sto parlando sul blog - di diventare tassista.
Ed Kennedy, l'esempio di ragazzo qualunque, con tre amici, una madre che lo insulta e il lavoro di tassista, viene scelto. Da chi? Perchè? In che modo potrebbe tutto cominciare con una stupidissima rapina in banca finita male? E alla fine, che senso ha avuto far diventare Ed un eroe agli occhi del suo quartiere, se alla fine il tutto si limita a questo? (Domande segnate sul mio taccuino all'una di notte).
Mi è piaciuta una sacco la parastoria intorno alla vera storia. Ed si è rivolto al lettore, ha tirato in ballo lo scrittore, ha accettato il suo destino di personaggio, di marionetta mossa da altri. Il tempo, sapientemente distribuito dall'autore, è stato dalla sua parte perchè risolvesse le beghe dei suoi amici, sviscerandole con un'attivita voyeuristica di primo livello, giustificata da un fine superiore. E alla fine, realizzazione delle realizzazioni, ha la ragazza che vuole, che si innamora di lui perchè è finalmente diventato qualcuno. Ho un rapporto di odio e amore nei confronti di questa storia. Peerò so per certo di aver accarezzato l'idea - non tanto segreta se ne sto parlando sul blog - di diventare tassista.
Il film ricavato da questo libro è quello con Ewan McGregor nei panni del protagonista, Mr Bloom. Effettivamente, questo è tutto ciò che so riguardo al film. Il libro invece è qualcosa di assurdamente affascinante.
Mi piace sentire le persone raccontare se stesse. Ciò che faccio più spesso è interrogare più persone sullo stesso evento, fingendo di non saperne nulla, solo per conoscere il loro punto di vista. Quello che ognuno racconta, ha in sé la persona che lo racconta. Ogni libro è fatto così, in particolare i libri autobiografici o, come nel caso di Big Fish di Daniel Wallace, di figli che raccontano i padri. C'è una certa amarezza di fondo, che percorre tutto il libro. Il figlio di Mr Bloom sente la mancanza di un padre vero e normale, cosa che invece Mr Bloom non è. Le interpretazioni fantasiose di Mr Bloom sugli avvenimenti della sua vita, dalla nascita alla morte, non sono altro che le fondamenta della leggenda, e alla fine diventa LA LEGGENDA, pura e semplice, anche davanti a occhi pietosamente scettici. Le sue assenze dalla vita della sua famiglia, i suoi viaggi...Tutto questo insieme di lontananze non fanno altro che alimentare la fiamma delle sue storie, il suo alone epico e leggendario. Persino la sua morte, la livella, non è capace di renderlo normale. Persino la malattia, che ci rende nudi e fragili davanti a coloro che pietosamente assistono. Mr Bloom, una battuta spiritosa dietro l'altra, con la sua incapacità di rimanere serio, se ne esce con questa specie di balletto alla Fred Astaire, e infine, come Macbeth, esce di scena. Muore.
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