"Kweku muore scalzo, una domenica all’alba,le pantofole all’uscio della camera, come cani. In questo istante è fermo, tra la veranda e il giardino, indeciso se tornare a prenderle. Non lo farà. In quella camera dorme Ama, la sua seconda moglie: le labbra dischiuse, la fronte leggermente aggrottata, la guancia che cerca calda uno scampolo di fresco sul cuscino, e Kweku non vuole svegliarla. Non potrebbe neanche se volesse."
Questo è l'incipit del libro di Taiye Selasi, scrittrice di padre ghanese e di madre nigeriana con origini scozzesi. Alla faccia dello spoiler, direi, ma procediamo con ordine.
Non avevo mai letto un libro di letteratura non occidentale, lo confesso. Ovviamente, il taglio del libro è anche in parte occidentale, perchè ormai siamo dappertutto, ma soprattutto il libro viaggia fino agli Usa pur di ricordarsi della vita di quel Kweku che ne è il protagonista morto e silenzioso fin dalle prime righe. Inoltre, ogni personaggio viene seguito in funzione del ricordo, nulla viene lasciato indietro, riscoprendo se stesso alla luce del confronto. So che sembra un po' melensa detta così, ma effettivamente non c'è altro che un'incessante narrazione intorno a quello che viene percepito di primo acchito e poi si procede, come in quelle chiese che hanno sul pavimento un labirinto, come in una spirale che si avviluppa sempre di più, strato di cipolla sotto strato di cipolla, fino a raggiungere il centro che- surprise!- come per tutti gli altri esseri umani, è irrimediabilmente vuoto. Credo che alla fine io abbia concluso il libro solo per vedere se la tristezza senza speranza della famiglia protagonista portasse da qualche parte, ma evidentemente così non è stato e quindi la morte non è la cosa peggiore che succede in questo libro, ma è anzi la degna conclusione di una storia, molto sul genere "beato lui!".
"Cacciatori di stelle cadenti " di Gin Phillips è un libro strano. Oserei chiamarlo un romanzo di crescita, ma è qualcosa di così tanto scontato che grazie, ma no, grazie. La protagonista, Ren, fa l'archeologa e cerca coccini e vasetti appartenuti alle popolazioni VERAMENTE antiche del Nord America, prima dei pellerossa. Più o meno dell'epoca dei mammut di Neil Gaiman in American Gods, per rendere l'idea. Comunque, Ren ha subito Il Trauma, dal quale non si è più ripresa. Inoltre, ha delle visioni su una donna che viveva ai tempi che lei ora studia e ciò la turba alquanto. Non per dire, ma effettivamente la storia senza questi lampi da un'altra epoca risulterebbe un po' piatta e neanche troppo interessante. Comunque Ren trova Silas che lei vuole disperatamente che creda al suo magico potere delle visioni. La storia è lunga, lei affronta il suo trauma e quello dell'intera popolazione che sta studiando e che le disturba la vita con sogni più o meno potenti.
A parte il solito cliché del "se il mio ragazzo non mi crede, le mie visioni sono di probabile origine psichiatrica e sarò disagiata per sempre". Pazienza. La storia è una storia di trauma, quindi questo può essere perdonato. [NdE: sul genere: ragazza mia, mollalo e fatti una vita a spolverare argilla sulle montagne piuttosto che roderti sul grande amore che, beninteso, non esiste]. Confesso di essermi aspettata una versione all'Indiana Jones ma ambientata in Nord America perchè le popolazioni più antiche che si conoscono di qui sono veramente Antiche. E invece no. Però la storia è leggibile e se si prendono per buone le ricostruzioni della vita di 250.000 anni fa, sono anche più interessanti le visioni piuttosto che la storia di Ren.
Buona lettura!
A parte il solito cliché del "se il mio ragazzo non mi crede, le mie visioni sono di probabile origine psichiatrica e sarò disagiata per sempre". Pazienza. La storia è una storia di trauma, quindi questo può essere perdonato. [NdE: sul genere: ragazza mia, mollalo e fatti una vita a spolverare argilla sulle montagne piuttosto che roderti sul grande amore che, beninteso, non esiste]. Confesso di essermi aspettata una versione all'Indiana Jones ma ambientata in Nord America perchè le popolazioni più antiche che si conoscono di qui sono veramente Antiche. E invece no. Però la storia è leggibile e se si prendono per buone le ricostruzioni della vita di 250.000 anni fa, sono anche più interessanti le visioni piuttosto che la storia di Ren.
Buona lettura!
Uomini che odiano le donne è stato pubblicato nel 2005, scritto da Stieg Larsson, giornalista svedese antifascista e antinazista (addirittura minacciato di morte più di una volta). In teoria, Uomini che odiano le donne doveva essere il primo di dieci libri. In pratica, non è altro che il primo di una serie (attualmente) quadrilogica, perchè il povero Larsson morì nel 2004. Di infarto. Comunque. Larsson ha scritto su ciò che conosceva: il protagonista è un giornalista svedese e indaga in ambienti impensabili sulla scomparsa di una giovane donna. L'indagine, che dovrà portare a un libro, avrà dei risvolti assolutamente da fiato trattenuto e batticuore, perchè NON INDOVINERETE MAI COME VA A FINIRE! Anche perchè la storia non gira solo attorno al giornalista e alle sue vicende politicamente più o meno scorrette ed interessanti, ma anche intorno a Lisbeth Salander aka la goth più scarnificata e bisessuale e io la amo come personaggio perchè è anche una grande hacker ed è una specie di Robin Hood disturbata dalla vita. Quindi in pratica, l'idea sarebbe osannare la grande Salander e seguire le vicende del tomo da 676 pagine per inerzia.
Sto scherzando. Uomini che odiano le donne è stato il primo thriller che mi sia mai veramente piaciuto e che alla fine non mi ha mai deluso. Aspetto le prossime puntate.
Alice è tutto quello che vorrei essere io al cinquant'anni: una brillante professoressa di linguistica, affermata sul lavoro, con una famiglia che mi ama. Il problema è che però io non vorrei mai essere Alice, perchè come la sua famosa omonima Alice cade nella tana del Bianconiglio e fa sempre più fatica a tornare indietro. In pratica il libro è una descrizione del progressivo peggioramento del morbo di Alzheimer nella testa di Alice. Prima qualche parola, poi lentamente le cose perdono il loro nome e poi il significato e poi tocca alle persone...E' l'incubo della mia vita.
Vuoi che io abbia letto Still Alice mentre le vicende della vita portavano mio padre a non essere più se stesso mentalmente e fisicamente, all'improvviso. Vuoi che ci sia stato un periodo in cui ci avevano chiesto - in qualità di figli - di fare un esame genetico per controllare che non avessimo ereditato il male del padre. Insomma, ho amato questo libro perchè l'ho letto in un momento della mia vita in cui ha parlato letteralmente al mio cuore.
So che certe persone hanno pianto, una volta finito il libro, in seguito all'annientamento totale dell'identità di una persona, e non posso dare loro torto. I fatti vengono esposti, come in un quadro delicato. Sul genere che però la prima cosa che ho chiesto a mia mamma (perchè è una malattia geneticamente trasmissibile) è se ci fosse mai stato un qualche caso di Alzheimer in famiglia.
Il libro è impegnativo e quando l'ho regalato alla mia mamma, sperando che le vicissitudini narrate le suonassero familiari e catartiche, sono stata praticamente insultata da lei perchè forse era stato anche troppo familiare. Dicono che però il film sia splendido e Julianne Moore meravigliosa.
Visto che mi voglio male, mi cimenterò anche con le altre storie di Lisa Genova.
Avvertenze: piangere con discrezione e preparare i kleenex.
Vuoi che io abbia letto Still Alice mentre le vicende della vita portavano mio padre a non essere più se stesso mentalmente e fisicamente, all'improvviso. Vuoi che ci sia stato un periodo in cui ci avevano chiesto - in qualità di figli - di fare un esame genetico per controllare che non avessimo ereditato il male del padre. Insomma, ho amato questo libro perchè l'ho letto in un momento della mia vita in cui ha parlato letteralmente al mio cuore.
So che certe persone hanno pianto, una volta finito il libro, in seguito all'annientamento totale dell'identità di una persona, e non posso dare loro torto. I fatti vengono esposti, come in un quadro delicato. Sul genere che però la prima cosa che ho chiesto a mia mamma (perchè è una malattia geneticamente trasmissibile) è se ci fosse mai stato un qualche caso di Alzheimer in famiglia.
Il libro è impegnativo e quando l'ho regalato alla mia mamma, sperando che le vicissitudini narrate le suonassero familiari e catartiche, sono stata praticamente insultata da lei perchè forse era stato anche troppo familiare. Dicono che però il film sia splendido e Julianne Moore meravigliosa.
Visto che mi voglio male, mi cimenterò anche con le altre storie di Lisa Genova.
Avvertenze: piangere con discrezione e preparare i kleenex.
Giusto perchè sarebbe un tiro facile a indovinare, ho letto questo libro perchè parlava di libri. Oh, dei, che fissazione. Comunque, la protagonista, Esme, è una dottoranda inglese ma vive a New York. nell'arco di poche settimane, senza nemmeno appurarlo tramite una mancanza di ciclo mestruale ma basandosi su un insolito appetito, lei sente di essere incinta e BAM! Il mondo le crolla addosso perchè:
a) il fidanzato Mitchell, docente di economia e fedifrago, non accetterebbe mai che la loro relazione salga di livello (in pratica è il bastardo della storia, contro cui la scrittrice si incaponisce veramente tanto. Sul genere che oltre a tradire e ignorare la povera gravida, probabilmente uccide anche gli agnellini, causa la fame nel mondo, l'inquinamento e il buco nell'ozono) e
b) Lei. E'. Confusa. Ma i libri saranno la sua salvezza e il suo rifugio, letteralmente. Trova miracolosamente lavoro in una piccola libreria.
Tutto lo staff della libreria la sostiene, a prescindere da Herr Mitchell, che presto o tardi scopre la cosa. Il finale è aperto, l'ossessione per Mitchell ha un che di freudiano, i personaggi e la vicenda non sono delineati un granché. Possibile che si ricada sempre nel cliché che l'amore abusivo è romantico ma non lo è e c'è l'ennesima Bella Swan di turno che non sa salvarsi da sola? Il mondo ha bisogno di eroine alla Diana Prince, più spesso, specialmente nei libri. Dateci un'altra Hermione.
a) il fidanzato Mitchell, docente di economia e fedifrago, non accetterebbe mai che la loro relazione salga di livello (in pratica è il bastardo della storia, contro cui la scrittrice si incaponisce veramente tanto. Sul genere che oltre a tradire e ignorare la povera gravida, probabilmente uccide anche gli agnellini, causa la fame nel mondo, l'inquinamento e il buco nell'ozono) e
b) Lei. E'. Confusa. Ma i libri saranno la sua salvezza e il suo rifugio, letteralmente. Trova miracolosamente lavoro in una piccola libreria.
Tutto lo staff della libreria la sostiene, a prescindere da Herr Mitchell, che presto o tardi scopre la cosa. Il finale è aperto, l'ossessione per Mitchell ha un che di freudiano, i personaggi e la vicenda non sono delineati un granché. Possibile che si ricada sempre nel cliché che l'amore abusivo è romantico ma non lo è e c'è l'ennesima Bella Swan di turno che non sa salvarsi da sola? Il mondo ha bisogno di eroine alla Diana Prince, più spesso, specialmente nei libri. Dateci un'altra Hermione.
Quante possibilità ci potevano essere che due persone con lo stesso nome potessero intrecciare così formidabilmente le loro vite? Come è stato possibile che John Green e David Levithan abbiano prodotto a quattro mani un'opera a due voci allo stesso tempo familiare ed estraniante? Mi è piaciuto. Non mi è piaciuto. L'amico omossessuale di Will Grayson 1 è vistoso, rumoroso, più sgargiante sicuramente rispetto alla media di omosessuali che conosco io. Più simili al Will Grayson 2, effettivamente, la cui vicenda di vita è abbastanza traumatica da far compatire pesantemente il personaggio. Non ho capito se è un romanzo solo di crescita (gli opposti, oltre ad attrarsi, tendono anche a smussarsi a vicenda per incastrarsi meglio l'uno con l'altro) o anche e soprattutto di omosessualità. Le due cose purtroppo tendono ad escludersi, perchè l'identità fluida ma negata di Will 2 diventa meno fluida e aperta, scontrandosi con il monolite di Tiny aka l'amico esuberante. John Green è uno dei miei autori per Giovani Adulti, di quelli che consiglierei a occhi chiusi, mentre non avevo mai letto niente di David Levithan. Mi è piaciuta molto l'idea dei capitoli alternati (mi ricorda Strane Creature di T. Chevalier, di cui parlerò fra un centinaio di post probabilmente). Qualche commento? A voi è piaciuto?
Ps Sul mio giudizio influisce moltissimo il fatto che questo è stato il primo o il secondo libro che io abbia mai letto sul Kindle ed è stato molto scomodo, perchè era stato trascritto in corpo 20 e ci ho messo un'eternità e mezzo a finirlo. (seconda rilettura, vedi post #50)
Ps Sul mio giudizio influisce moltissimo il fatto che questo è stato il primo o il secondo libro che io abbia mai letto sul Kindle ed è stato molto scomodo, perchè era stato trascritto in corpo 20 e ci ho messo un'eternità e mezzo a finirlo. (seconda rilettura, vedi post #50)
Le persone come Vani Sarca, la Scrittrice del titolo, non piacciono a nessuno. Cioè, quasi a nessuno. Io la amo. Credo che sia il personaggio che ho maggiormente amato negli ultimi anni di letture, a parte i miei soliti classici (cioè Luthien Non-giudicatemi Tinuviel, Shadow Moon e Jacob Reckless, aka l'amore della mia vita). Avete presente Sherlock? Sì, quello della BBC, Bumblebee Pumpkinpatch in persona. Bene, fatelo donna. E abbassatelo, ma non di tanto perchè deve indossare delle Doc Martens nere con le borchie. Ed è una femmina. Con un terribile ma adorabile carattere tra l'emo e il geniale e il punk e cita i Creedence Clearwater Revival e fa le magie alla Sherlock di mestiere. Insomma, deve anche somigliare a Lisbeth Salander, ma lei odia che glielo si faccia notare, perchè lei esisteva da ben prima. Tutta la prima parte del libro è terribilmente melensa, tanto che Vani, che racconta in prima persona, lo nota e si schifa da sola. Cioè, accetta tutto il diabete dalla vita e se la ride sotto i baffi. Poi, dopo 👀, le cose vanno in peggio fino all'apoteosi. Ah, e amo il commissario Berganza e anche se è tanto più vecchio di Vani, ma non credo più di tanto, voglio che lui e Vani abitino insieme per sempre e torturino le persone semplicemente a suon di sberle, sarcasmo e cultura. Grazie, alice Basso, per i tuoi doni all'umanità. Continua così.
Ci sono libri veramente strani, la cui trama è un continuo susseguirsi di anticipazioni e flash-forward e richiami al presente. Il ritmo è esasperato, la storia ha un suo perchè e il finale lascia in bocca un sapore di "non so se lo avrei mai capito!". Queste sono le sensazioni che mi ha lasciato il libro di Brunonia Barry. Effettivamente, è noioso per circa quattro quinti di tomo. Si parla di abusi ricevuti dalla protagonista, e dalla sorella suicida. Così tanti avvertimenti di sensibilità che a saperlo prima forse non lo avrei letto a cuor leggero. Ho scoperto solo recentemente che il libro aveva avuto una gran pubblicità, che però non so se sia stata meritata o meno. Insomma, un libro ambientato a Salem che parla di gente che fissa le trame del pizzo per leggerci il futuro. Effettivamente, avevo delle aspettative più alte. Il libro è dispersivo, sul genere che alcuni episodi non avevano granchè attinenza con la storia principale, ma la carta è stampata e l'inchiostro è asciutto, cioè se puoi pubblicare un libro, puoi permetterti di scrivere qualsiasi cosa.
Viola ha 14 anni. Ha una malattia, che è la Xeroderma Pigmentosum (XP), che le impedisce di uscire e quindi vivere una normale vita dai normali ritmi circadiani (giorno=veglia, notte=nanna). Per colpa di una sua uscita notturna, assiste all'imboscamento di un cadavere e soldi annessi. Ovviamente, tutto il resto è spoiler.
Allora.
Pro:
- ha l'aspetto di un romanzo per Giovani Adulti (neanche 200 pagine) e una protagonista teenager, ma nonostante ciò io e altre persone che hanno letto il libro ammettono che forse si riferisce a un pubblico più ampio
- è scritto in una bella traduzione in prima persona al presente (c'è a chi piacciono determinate tecniche narrative, sospendiamo ogni giudizio!)
- parla di musica (la protagonista, omen nomen, suona una viola)
Contro:
- sono 180 pagine in cui nel primo centinaio circa non succede assolutamente niente e non si capisce proprio come faccia la scrittrice a concludere in modo soddisfacente
- infatti, la conclusione sembra affrettata e quasi tirata via (colpa della traduzione? Non ci giurerei al 100%...)
- La. Traduzione. Del. Titolo. Non ha senso tradurre - letteralmente - Visione notturna (il quale titolo sarebbe più che legittimo dato che la protagonista usa un visore e quindi avrebbe senso) con un roboante L'arte ingannevole del gufo, anche considerando che il succitato gufo compare sì e no una mezza dozzina di volte.
Allora.
Pro:
- ha l'aspetto di un romanzo per Giovani Adulti (neanche 200 pagine) e una protagonista teenager, ma nonostante ciò io e altre persone che hanno letto il libro ammettono che forse si riferisce a un pubblico più ampio
- è scritto in una bella traduzione in prima persona al presente (c'è a chi piacciono determinate tecniche narrative, sospendiamo ogni giudizio!)
- parla di musica (la protagonista, omen nomen, suona una viola)
Contro:
- sono 180 pagine in cui nel primo centinaio circa non succede assolutamente niente e non si capisce proprio come faccia la scrittrice a concludere in modo soddisfacente
- infatti, la conclusione sembra affrettata e quasi tirata via (colpa della traduzione? Non ci giurerei al 100%...)
- La. Traduzione. Del. Titolo. Non ha senso tradurre - letteralmente - Visione notturna (il quale titolo sarebbe più che legittimo dato che la protagonista usa un visore e quindi avrebbe senso) con un roboante L'arte ingannevole del gufo, anche considerando che il succitato gufo compare sì e no una mezza dozzina di volte.
Certi libri, come Il mio inverno a Zerolandia o Diario di una schiappa si rivolgono a un certo tipo di pubblico, o, almeno, questa è l'intenzione. Nel momento in cui un libro parla di adolescenti, per forza deve essere letto da adolescenti. In questo modo risulta un po' come un manuale di "cosa fare prima dei 20 anni". Nella mia umile e modesta opinione, non a tutti i gruppi sociali piace sentir parlare di se stessi. Mi spiego. Attualmente sto leggendo per l'università un libro di Laura Ricci sulla cosiddetta paraletteratura e i suoi sottogeneri. Tralasciando alcuni concetti sui quali, come lettrice, non sono d'accordo, Ricci dice che alle classi sociali umili (mi sembra parli di contadini, ma non ne sono così sicura) non piace sentir parlare di azioni umili che compirebbe quotidianamente, inerenti alla povertà o a qualcosa del genere, suppongo. Forse, piace di più ai "ricchi" leggere e piangere sulle miserie del genere umano. Comunque. D'Avenia. Mi sono chiesta: agli adolescenti piace sentir parlare di adolescenza, moti adolescenziali e quant'altro? A me, sarebbe piaciuto leggere i succitati romanzi, ora che li ho letti in qualità di tweenager? Probabilmente, no. Non che siano libri brutti, per carità. Bianca come il latte, rossa come il sangue è addirittura una bella storia strappalacrime, narrata in prima persona a una giovane anima innocente e fresca. Cioè, tradotto, è il libro scritto da un uomo che rimembra la propria gioventù, fingendo di scrivere con la voce di un giovane d'oggi (mentre se avesse dato voce al proprio giovane e adolescente Sè, il signor D'Avenia, classe 1977, fonte Wikipedia, avrebbe dovuto usare linguaggio e atteggiamento di un giovane di ieri...). Io ammiro quello che D'Avenia ha fatto: ha sfruttato la sua esperienza di insegnante per comporre libri (al plurale) dal contenuto toccante e poetico. Chapeau. Comunque, a me il libro non è sembrato tutta questa grande mimesi della realtà come invece si vuole presentare. Curiosità spicciole:
Alessandro D'Avenia ha un sito
Ha una vera vocazione da insegnante
Poteva fare il modello
Alessandro D'Avenia ha un sito
Ha una vera vocazione da insegnante
Poteva fare il modello
Prossimamente, aggiornamenti sugli altri libri della serie.
Non. Sono. Morta. E in più ho letto veramente un sacco nell'ultimo anno trascorso da quando non mi sono scordata del mio piccolo diario letterario. Se non mi segnassi su Goodreads tutti quegli accidenti di libri che leggo, starei fresca. In più, sono anche abbastanza certa che a nessuno interessi sapere qualche mio commento o giudizio sui saggi di storia bizantina che mi sono letta per scrivere un saggio sui fabbricanti di sapone del X secolo a Costantinopoli. O qualcosa su Eforo di Cuma, che ha gentilmente infestato i miei incubi a lungo. Comunque. Troppa università e poca voglia.
Ho letto E l'Eco rispose di Khaled Hosseini. Questo è quel tipo di storia umanamente angosciosa da non leggere quando ci si sente emotivamente fragili. Io certamente non ero pronta. Dal punto di vista della trama di per sè,il risultato finale è straordinario: la storia comincia come una grande corda fatta di tanti piccoli fili. Uno pensa che questi fili non si separeranno mai, che la corda rimarrà sempre integra e che niente potrà spezzarla. Invece, l'impensabile. Due anime gemelle si separano, forse per sempre. In realtà, il livello di critica culturale verso la possibilità che qualcosa del genere succeda - è quasi normale e accettato da tutti che Pari venga venduta, e Abdullah non può farci niente - viene affogato nell'immane tristezza della storia. Non c'è soltanto la Grande Tragedia che fa da filo conduttore a tutto il libro, ma le piccole storie meschine di tutti quanti. Un personaggio cattivo diventa tale perchè non gli hanno voluto bene, per esempio. E allora non puoi fare a meno di provare pena, per tutti, perchè sembra quasi che il destino crei tutte le difficoltà, in modo tale che succeda qualcosa anche di irreversibile e terribile, come la morte di un personaggio o come un equivoco durato decenni. E poi, sempre Monsieur Destino decide che è tempo di riannodare le storie, dopo averle distrutte. Quando l'ho letto, praticamente un anno fa, l'ho trovato praticamente consolante. Le angosce degli altri sono un'ottima distrazione.
Ho letto E l'Eco rispose di Khaled Hosseini. Questo è quel tipo di storia umanamente angosciosa da non leggere quando ci si sente emotivamente fragili. Io certamente non ero pronta. Dal punto di vista della trama di per sè,il risultato finale è straordinario: la storia comincia come una grande corda fatta di tanti piccoli fili. Uno pensa che questi fili non si separeranno mai, che la corda rimarrà sempre integra e che niente potrà spezzarla. Invece, l'impensabile. Due anime gemelle si separano, forse per sempre. In realtà, il livello di critica culturale verso la possibilità che qualcosa del genere succeda - è quasi normale e accettato da tutti che Pari venga venduta, e Abdullah non può farci niente - viene affogato nell'immane tristezza della storia. Non c'è soltanto la Grande Tragedia che fa da filo conduttore a tutto il libro, ma le piccole storie meschine di tutti quanti. Un personaggio cattivo diventa tale perchè non gli hanno voluto bene, per esempio. E allora non puoi fare a meno di provare pena, per tutti, perchè sembra quasi che il destino crei tutte le difficoltà, in modo tale che succeda qualcosa anche di irreversibile e terribile, come la morte di un personaggio o come un equivoco durato decenni. E poi, sempre Monsieur Destino decide che è tempo di riannodare le storie, dopo averle distrutte. Quando l'ho letto, praticamente un anno fa, l'ho trovato praticamente consolante. Le angosce degli altri sono un'ottima distrazione.
Mi sono resa conto da poco che Il club delle Lettrici di Jennifer Scott è molto recente. Talmente recente che la buona vecchia Wiki (ormai ci chiamiamo così) non ha nessuna voce al proposito. Meglio così, non farò influenzare i miei ricordi del libro da un riassuntino internautico. Con (poco) ordine: ci sono tre modi di approcciarsi ai libri nella propria vita.
- i libri distruggono la tua vita. La protagonista, Jean, fa parte di un club di lettura che la sta aiutando (ma neanche così tanto) a uscire dal suo lutto. Le è morto il marito ed è una signora di una certa età con dei sentimenti. Lei era ed è molto attaccata al marito, che rivive attraverso oggetti o esperienze non più condivise. Ad esempio, lei e lui leggevano insieme e ora non possono più. I libri sono la fonte di un dolore profondo e di un piacere sottile, come diceva quello.
- i libri ti sono indifferenti. La figlia di Jean è alcolista, il genero non sa cosa fare e sbologna la propria figlia a Jean. Loro non sono dei lettori.
- il più delle volte, infine, i libri ti salvano la vita a prescindere dalla tua posizione nei loro confronti. Jean, sua nipote, sua figlia, sono tutte salvate da un club letterario fatto di persone che comunque, come tutti, hanno le proprie difficoltà (e nel caso del libro, anche di un certo spessore).
Conclusione: leggete. Fondate club del libro, condividete quello che pensate sui libri che leggete, fate spargere l'amore per la lettura nel mondo, a prescindere dal fatto che leggiate su un e-book o su cartaceo. Tutto va bene, purchè sia lettura. Leggete qualsiasi cosa, fino ai libri per bambini, quelli di stoffa, fino ai saggi sulla rifrazione delle particelle (che hanno delle immagini bellissime)!
Come non mi stancherò mai di ripetere, a me Neil Gaiman piace. E se non mi piace ciò che scrive, mi piace lo stile. Se non mi piace lo stile, mi piace ciò che scrive. E se nè stile nè storia hanno attirato i miei favori, quel libro non è stato scritto da Neil Gaiman. I ragazzi di Anansi mescola parecchi generi. Da una parte, l'attualizzazione del mito africano delle divinità africane: Ragno, la Donna Uccello, Tigre e tutti gli altri. E poi, dopo la mitologia, c'è la storia d'amore e di crescita personale. C'è persino un po' di storia poliziesca e di fantasmi. Insomma, sembra quasi di vedere un accattivante cartellone fuori da una minuscola tenda da circo in cui promettono spettacoli incredibili e talmente dissonanti fra loro da stare praticamente bene insieme e si è sicuri che sarà il miglior spettacolo mai visto di sempre. In realtà, quello che alla fine c'è in un libro- quello che rimane, quello che ci ricordiamo - è ciò che è piaciuto. E a me è piaciuto un sacco che fosse una storia di storie sulle storie, un continuo mescolarsi di magia vera e impossibile (tipo Ragno che fa credere a tutti, compresa alla fidanzata del fratello, di essere Ciccio Charlie), talmente impossibile da essere l'unica spiegazione probabile. E anche se sai che certe cose non esistono, ti viene un po' da guardarti intorno e chiederti se non stia succedendo veramente qualcosa sotto i tuoi occhi che tu stai registrando come normale o che non stai registrando affatto, tipo elefanti in tutù o dei africani seduttori. Resta il fatto che viene anche della compassione all'inizio nei confronti di Ciccio Charlie (be' a me è venuta una gran tristezza blu per almeno tre quinti di libro!) e poi dopo non lo sopporti più perchè e cresciuto. E Ragno invece le ha prese. E Anansi torna. Hallelujah. PS lo stesso Anansi di American Gods!!!
E poi mi piace molto di più la copertina inglese che quella italiana, ma vabbè. Il convento passa questo.
E poi mi piace molto di più la copertina inglese che quella italiana, ma vabbè. Il convento passa questo.
E giunsi infine al termine di un lungo e periglioso viaggio costellato di tradimenti e lealtà, fraintendimenti ed equivoci, patti e alleanze. Insomma, sono arrivata a questo quinto libro e accidenti!, certe cose erano scontate, ma altre proprio no. Innanzitutto, scrivere che i migliori fra i personaggi debbano morire, è veramente un colpo basso. Percy diventa il nuovo Achille, con tanto di senso di invincibilità (in un certo senso, da dopo l'immersione nello Stige, il racconto si fa più impersonale, meno umano. Percy ha perso una buona fetta della sua moltezza.) . Tanto per cambiare, la città di New York, cuore del mondo e sede dell'Olimpo, è in pericolo. Tutti-ma proprio tutti- vi si stanno dirigendo stile grafite verso un magnete. Ho intuito il tradimento di lei (insomma, non voglio rovinare la sorpresa in maniera così evidente. Non sto affatto parlando di Silena.) molto prima di scoprirlo nelle pagine, così come Rachel. Lo sapevamo tutti. E l'ovvia redenzione di Luke è stata la ciliegina sulla torta di un finale veramente debole. Per carità, io non appartengo alla fascia di età che la copertina mi propone, ma anch'io so leggere e un buon libro è un buon libro se lo leggi a 5 anni come a 99 (come i puzzle della Ravensburger!). Ora devo solo aspettare che mio fratello mi proponga altre novità sul destino di PJ & Company, quindi non vorrei suonare troppo sarcastica, ma non ne vedo l'ora.
mercoledì 14 ottobre 2015
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#63: Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo. La Battaglia del Labirinto.
Sono finalmente arrivata al quarto libro della serie di Percy Jackson. Ho intenzione di fare la tirata almeno fino al quinto, dove le cose si assestano un po' VERSO L'INEVITABILE TRAGEDIA! Comunque. Lo sappiamo tutti che SPOILER Luke fa una fine di merda. C'era da aspettarselo. Allora, con ordine: qualcuno mi sa spiegare perchè cavolo Percy si fa trovare con Rachel, che se lo sbaciucchia un po', all'inizio del libro? Effettivamente il loro grande legame viene raccontato un po' più avanti nel libro, ma mi lascia ugualmente perplessa. E poi la figaggine del Labirinto, con tutti i paralleli che Percy sogna con il passato, e il fatto che sia vivo e che alla fine anche Pan - l'introvabile e impensabile Pan- faccia la sua brava comparsa, per poi morire. Confesso che desideravo ardentemente che non facesse il passaggio di consegne che ha fatto, ma che Grover diventasse il nuovo Pan. Lo desideravo veramente tanto. Però immagino che sia lo stesso problema di chiamare il grandissimo Dedalo con un nome molto romano. A prescindere dai viaggi che si è fatto, ma non potevate chiamarlo David o Michael o anche un nome che comunque avesse a che fare con l'abilità e l'ingegno del più grande architetto mai non-esistito (come gli alieni delle piramidi...)? E poi muore.
E' stato uno dei libri della serie di PJ che per adesso mi è piaciuto di più. Alla prossima puntata.
E' stato uno dei libri della serie di PJ che per adesso mi è piaciuto di più. Alla prossima puntata.
martedì 29 settembre 2015
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#62: Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo. La Maledizione del Titano
La storia di Percy Jackson ha un che di birichino. Ti smonta i miti sotto il naso e te li rimonta, ridendo sotto i baffi e ammiccando, come dei prestigiatori che ti facciano capire il trucco durante la magia.
Finalmente gli orizzonti si sono aperti e le pedine cominciano a disporsi sulla scacchiera. Entrano in gioco personaggi come Bianca e Nico D'Angelo, Zoe (IO L'AMO!) e finalmente si capisce un po' di più il carattere di Talia e il suo legame con Luke e Annabeth. Io ho visto dei disegni raffiguranti Talia come una dark non punk. Effettivamente, i suoi problemi col papà (=Zeus) la deprimono un po'. La sua figura di ragazza vissuta viene tuttavia annientata dallo splendore di Zoe. No, sul serio: capo delle Cacciatrici di Artemide, in vita da centinaia di anni, forte e severa, figlia di Voi-Sapete-Chi e scappata per colpa di Voi-Sapete-Cosa. E le succede l'Innominabile. Alla fine persino la stupida fine di Bianca viene accettata e giustificata in virtù del personaggio di Zoe. E le origini di Bianca e Nico allora??? E la nuova immagine di buono crudele che Luke vuole dare mentre Annabeth gli sbava dietro? E poi, l'adorabilità di Bessie, l'Ofiotauro (ammetto di averne sentito parlare per la prima volta in PJ...vergogna su di me!)...Insomma, un altro capitolo di questa storia che potrebbe protrarsi all'infinito. Il primo incontro con Rachel è memorabile.
Finalmente gli orizzonti si sono aperti e le pedine cominciano a disporsi sulla scacchiera. Entrano in gioco personaggi come Bianca e Nico D'Angelo, Zoe (IO L'AMO!) e finalmente si capisce un po' di più il carattere di Talia e il suo legame con Luke e Annabeth. Io ho visto dei disegni raffiguranti Talia come una dark non punk. Effettivamente, i suoi problemi col papà (=Zeus) la deprimono un po'. La sua figura di ragazza vissuta viene tuttavia annientata dallo splendore di Zoe. No, sul serio: capo delle Cacciatrici di Artemide, in vita da centinaia di anni, forte e severa, figlia di Voi-Sapete-Chi e scappata per colpa di Voi-Sapete-Cosa. E le succede l'Innominabile. Alla fine persino la stupida fine di Bianca viene accettata e giustificata in virtù del personaggio di Zoe. E le origini di Bianca e Nico allora??? E la nuova immagine di buono crudele che Luke vuole dare mentre Annabeth gli sbava dietro? E poi, l'adorabilità di Bessie, l'Ofiotauro (ammetto di averne sentito parlare per la prima volta in PJ...vergogna su di me!)...Insomma, un altro capitolo di questa storia che potrebbe protrarsi all'infinito. Il primo incontro con Rachel è memorabile.
Io non sono una Potterhead. So che questa non è una colpa, perchè i gusti sono gusti, ma Harry Potter (il film, non il libro) non. Mi. E'. Mai. Piaciuto. Mai. Ho avuto una specie di rifiuto fin dall'inizio, senza aver mai letto i libri se non il terzo della serie (semplicemente perchè me l'ha regalato una zia nonostante il divieto dei miei genitori. Diciamo che troppa magia è proibita nella mia famiglia). E anche quello non è che mi facesse impazzire. La cosa divertente è che non ho mai capito perchè Harry Potter - come libro, film o personaggio - piacesse così tanto. Per me non ha mai avuto senso. File e file di persone davanti alle librerie, manco fosse Tolkien (Tolkien prima dei film, ovviamente! Tom Bombadil rocks!!!). Comunque, i gusti sono gusti. Ho subito critiche da una sacco di persone per la mia fissa con il Silmarillion, quindi Harry Potter poteva piacere a chiunque. Ultimamente ho avuto la fortuna di incappare in un sito di libri. Tra gli scaricati ho deciso di infilare anche HP, ovviamente tutti, per cercare finalmente, in un'età un po' più critica, cosa abbia di speciale quest'opera. Be', per adesso, è un libro per bambini che parla di una scuola di magia. Semplicemente questo. Mi secca un po' la faccenda dei Babbani (in italiano "babbano" è sinonimo di babbeo :-( ), di questa specie di rifiuto tecnologico dei maghi. Ci sono alcune imprecisioni sulla pietra filosofale e sull'alchimia, ma le versioni sono tante, come per la mitologia greca. Effettivamente, mi è piaciuta la scena degli scacchi...ma per il resto è una storiella, che rientra perfettamente nel suo genere per bambini. Mi aspettavo, da brava secchiona, di trovare un po' di fascino nella figura di Hermione, ma per adesso non sento alcuna ispirazione. Mi verrà con i prossimi libri, suppongo. Alla prossima puntata con HP allora!
Certi romanzi richiedono impegno per essere letti. In certi punti sono pesanti, quasi come passi nel fango profondo (eh, sì, esiste il fango profondo così come esiste quello di superficie. La differenza consiste nella quantità di pianeta che poi uno si ritrova nelle scarpe...). The Help di Kathryn Stockett non appartiene a questo genere di romanzi. Ho vissuto di questo libro per un giorno e mezzo, mettendo a dura prova la mia vescica, tenendo persino conto che questo è il mio primo libro completamente letto nell'e-book. La storia è narrata coralmente: ci sono alcune domestiche negre, ognuna con il suo carattere e il suo modo di approcciarsi alla propria condizione; ci sono le donne bianche, ognuna con i propri pregiudizi razziali e classisti. La storia si fa praticamente da sè, se non fosse che per la sua intensità e per il suo fattore di non so neanch'io cosa, perchè si tratta di quello che ci tiene col naso attaccato alle parole per non perderci nemmeno un istante della storia. A me The Help è piaciuto. Molto più di 12 anni schiavo, nonostante parlino più o meno degli stessi argomenti. Ormai ho passato il pdf a tutti quelli che conosco, anzi, avendone la possibilità, se qualcuno me ne fa richiesta sulla mail (estcaprifoglio@gmail.com) glielo passo volentieri. Spargiamo l'amore! Continuate a leggere!
Juliet Montague (quanto è parlante questo nome?!?!) non può muoversi. Nella sua vita è immobilizzata a causa di una spiacevole condizione. ha due figli, ma nessun marito. Cioè, il marito c'era, poi è scomparso e l'ha abbandonata. Il romanzo di Natasha Solomons (cfr post #19, praticamente secoli fa!) si snoda in un ambiente ebraico molto conservatore. Juliet è una specie di outsider, non mangiando kasher tutti i giorni che deve o non compiendo tutti i rituali della brava ebrea. Però è brava a capire l'arte. E mette su una galleria di artisti - di talento e non, amici e non, di ogni genere e religione - solo con il suo fiuto per le cose belle. Non è una cosa molto da ebrea e i suoi glielo fanno notare. Però il suo essere così com'è, con i piedi in due staffe - il mondo della sua famiglia e della tradizione e il mondo brillante ed effervescente dagli Anni Sessanta in poi - la confondono. Lei è un' agunah, ma quando si trova l'amante lo fa persino a discapito dei figli. Quando scopre che il marito che l'ha abbandonata in realtà è fuggito in America dalla sua famiglia precedente, che lui credeva sterminata, lei va avanti.
Questo libro mi ha lasciata leggermente perplessa. E' scritto bene, per carità, e ci sono parecchie sensazioni "artistiche" che evocano mondi non destinati a noi comuni mortali. Però nessun personaggio ha catturato il mio cuore e il finale, aperto e chiuso e inconcludente ma misteriosamente conclusivo, non mi ha emozionata.
Questo libro mi ha lasciata leggermente perplessa. E' scritto bene, per carità, e ci sono parecchie sensazioni "artistiche" che evocano mondi non destinati a noi comuni mortali. Però nessun personaggio ha catturato il mio cuore e il finale, aperto e chiuso e inconcludente ma misteriosamente conclusivo, non mi ha emozionata.
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